La narrazione possiede una sua integrità: si occupa del mondo reale, ma non ha alcun contatto con esso, non può averlo altrimenti non sarebbe narrazione, ma cronaca. Così ha una sua propria logica che non può essere cambiata altrimenti cadrebbe come un sipario, mostrando le macchine di scena e dunque tutto l’inganno. A volte queste narrazioni sembrano abbastanza innocue, pura e semplice propaganda, eppure sono in grado di impedire una corretta lettura della realtà. Per esempio sia in Ucraina che adesso in Iran si dice e si continua a dire che missili intercettori come il Patriot e il Thaad abbiano  percentuali di abbattimento che arrivano al 90 o al 95 per cento. Se questo fosse vero  l’Ucraina non sarebbe in fiamme e gli Usa avrebbero avuto facilmente facilmente ragione dell’Iran, visto che Teheran non sarebbe stata in grado di operare distruzioni così vaste nelle basi americane, annientare radar da miliardi di dollari e danneggiare in maniera irreparabile molte installazioni gasiere o petrolifere.

Ovviamente si tratta di mere fantasie: il Patriot non è mai stato un buon intercettore e le meraviglie che fece in Iraq furono semplicemente un’opera di marketing per quei fessi del Washington consensus  che dovevano sentirsi al sicuro e allo stesso tempo sborsare somme enormi per acquisire quest’ arma magica. In pratica abbatterono solo due dei cento vecchissimi scud che Saddam possedeva, che i suoi uomini non riuscivano a gestire e che finivano regolarmente fuori rotta. Si abbattevano da soli insomma, ma fu fatto credere che la loro impotenza fosse dovuta alle wunderwaffen americane. La stessa storia ci viene raccontata ora, anche se da arrogante affermazione di superiorità si è trasformata in pietosa bugia. La versione ufficiale è che il programma missilistico iraniano sia “funzionalmente distrutto”, che i missili Patriot e Thaad abbiano un tasso di successo superiore al 90% e che i restanti attacchi siano espressione della disperazione iraniana. Ma un’analisi un minimo attenta  rivela un quadro diverso. Due fonti, diametralmente opposte, delineano un quadro coerente che i principali media occidentali ignorano: la rinomata rivista Military Watch riporta tattiche iraniane innovative che sopraffanno sistematicamente le difese aeree americane. E il fisico del MIT, il professor Ted Postol , da tempo consulente tecnico del Pentagono, afferma senza mezzi termini in un’ampia intervista che i sistemi di difesa su cui Washington ha investito miliardi sono semplicemente inutili contro le moderne armi iraniane. E figurarsi contro quelle russe.

Postol, professore di scienza, tecnologia e sicurezza nazionale al MIT, discute a lungo del missile iraniano Fatah: la testata di questo ordigno d’attacco  contiene un motore a razzo che in prossimità dell’obiettivo ne aumenta drasticamente la velocità d’impatto e di conseguenza la potenza complessiva fino all’equivalente di 2 tonnellate e mezzo di esplosivo. Inoltre, durante l’avvicinamento, Fatah si frammenta in submunizioni, come si può osservare nella foto di apertura ripresa da un pilota israeliano.  Questo e la deviazione casuale e  improvvisa dalla traiettoria rende di fatto impossibile ai Thaad  e ai Patriot più evoluti, i cosiddetti Pac3, di colpire il bersaglio: immaginando di intercettare il missile avversario a un’altitudine compresa tra i 60 e gli 80 chilometri implica che l’intercettore necessiti di circa 50 secondi per raggiungere il punto di impatto. Durante questo lasso di tempo, un bersaglio in manovra, come appunto Fatah,  si sarà già discostato significativamente dalla sua traiettoria prevista. Postol lo riassume perfettamente: “Se mi muovo anche solo di poco a una distanza di 100 chilometri, sono talmente lontano dall’intercettore  che questo non ha la possibilità di manovrare e colpirmi. Semplicemente mancherà il bersaglio.”

Così occorre ribaltare la narrazione delle intercettazioni al 90 per cento e aggiungerci anche qualcosa: più dell’ 1 o dell 2 per cento non si riesce a fare. E oltretutto l‘aspetto economico rende la situazione insostenibile per Washington. Postol spiega: “Puoi permetterti di usare un intercettore da 4 milioni di dollari per colpire un drone da 30.000 dollari? In questo modo non puoi vincere.” Mentre gli Stati Uniti devono accontentarsi di poche migliaia di missili intercettori PAC-3 rimasti, gli iraniani a quanto pare stanno producendo droni in quantità praticamente illimitate. Lo scambio è rovinoso e completamente a senso unico.

Ecco una delle ragioni evidenti per cui gli Usa devono cercare a tutti i costi un accordo anche se le lobby israeliane premono per la distruzione dell’Iran,  ma la narrazione trionfalistica va salvata ad ogni costo.