Per oltre sessant’anni o addirittura dagli anni ’30 dello scorso secolo, dipende da come vogliamo leggere gli eventi, l’Arabia Saudita è stata la pietra angolare del Medio Oriente statunitense, il maggior produttore di petrolio dell’area, il più fedele convogliatore di petrodollari negli States, nonché – specie dopo gli accordi di Abramo – il Paese di spicco nel tentativo di isolare l’Iran. In cambio Washington garantiva o fingeva di poter garantire la difesa del Regno e soprattutto permetteva alla dinastia Saud, legata a doppio filo con il wahabismo, un movimento radicale,  di rimanere al potere. Cosa non facile in un’area dove un centinaio di tribù stanno facendo venir meno la loro acquiescenza nei confronti delle casa regnante. Tutto questo sta per essere spazzato via. Innanzitutto da qualche giorno l’Arabia Saudita non esporta più un grammo di petrolio a causa di Hormuz e del danneggiamento dell’oleodotto Est – Ovest  che bypassava gli stretti dell’oro nero. E questo è un colpo non da poco.

Il punto focale di tutto questo e il conflitto con gli Houti che da noi viene visto solo come un fattore in grado di influenzare in maniera negativa i flussi di energia, ma che in realtà affonda nella storia dell’area: il regno dei Saud è infatti in qualche modo legato al mondo wahabita che confligge direttamente con quello zaidita, dunque sciita, anche se in forma molto moderata, rappresentato dallo Yemen. Lo zaidismo viene considerato come un’espressione più autentica nel mondo mussulmano e non a caso molte delle tribù saudite vantano un’origine yemenita. Dunque non stiamo assistendo soltanto a uno rinnovato scontro militare tra gli Houti e Riad, ma a una vera e propria nuova frattura del mondo islamico. Inoltre il potere dei Saud che ovviamente fu sponsorizzato dall’Occidente, appare come una sorta di coda del colonialismo. Il progetto di Ansar Allah  è una lotta contro il potere imposto dall’era coloniale. L’Ayatollah Khomeini aveva previsto che la rivoluzione iraniana per la liberazione nazionale e la sovranità non sarebbe stata l’ultima nella regione; aveva immaginato che inevitabilmente ne sarebbero sorte altre. La nuova Guida Suprema, Mujtaba Khamenei, ha recentemente fatto riferimento a questo parlando dello Yemen e pare che  l’Iran e Hezbollah stiano  discutendo un nuovo assetto tribale con i capi tribali nella penisola.

Insomma comincia a prendere forma una sorta di vibrazione rivoluzionaria: “Ansar Allah è riuscita a conquistare il favore di una significativa maggioranza delle tribù sostenendo che non è nell’interesse dello Yemen lasciare il paese nelle mani di stati, governi e potenze che lo hanno privato delle sue ricchezze per decenni, ne hanno rubato le risorse, lo hanno impoverito… e poi hanno tentato di imporre una prospettiva ideologica contraria a tutto ciò che è stato radicato tra le popolazioni della parte meridionale della penisola per oltre duemila anni. Ciò che Ansar Allah ha realizzato a Bab al-Mandeb rappresenta un salto di qualità nel progresso di questo movimento. È un evento che non può essere separato da ciò che sta accadendo in tutta la regione… Il popolo del Libano e della Palestina comprenderà il significato di ciò che Ansar Allah’ha fatto… una manciata di uomini liberi è riuscita a frantumare i castelli di sabbia con un solo colpo…”.  Così scrive Ibrahim al-Amine, direttore di Al-Akhbar. 

Dunque per la casa Saud e per i suoi referenti occidentali le cose cominciano a farsi difficili. L’Arabia Saudita si trova di fronte a un bivio: cedere alle richieste di Ansar Allah o cadere in una trappola di credibilità. La trappola consiste nel fatto che Mohammed bin Salman oggi il maggior rappresentate della casa reale, potrebbe cercare di preservare la credibilità del Regno come custode dei Luoghi Santi e come “polo” dell’Islam sunnita, rifiutandosi di cedere alle richieste degli Houti. Ma il  dilemma è che, da un lato, qualsiasi concessione rischia di dare ulteriore slancio ad Ansar Allah, che sta galvanizzando le persone in tutto il Medio Oriente. Dall’altro lato, insistendo sul mantenimento dello status monarchico saudita e sui privilegi inerenti al suo sistema,  potrebbe alimentare l’opposizione interna  delle diverse tribù saudite, molte delle quali nutrono ancora risentimento per l’emarginazione, la posizione sminuita e lo status imposti dalla monarchia della Famiglia Unica. 

Tutto questo è però la spia del fatto che il potere occidentale sta rapidamente declinando e non riesce più a sorreggere la sua vecchia costruzione del Medio Oriente: quando l’impalcatura è debole i muri cominciano a crollare.