Il giorno che Xi Jinping ha fatto a Trump il favore di andarlo ad incontrare a Washington, alla cena di gala non c’era solo l’allegra brigata trumpiana, ma era presente anche tutto il gotha globalista, finanziario e tecnologico, oltre che la vera governance americana. Lasciate che faccia il noioso elenco perché rende tangibile, palpabile ciò che voglio dire: David Ellison di Paramount Skydance, Sam Altman di OpenAI, Jensen Huang di Nvidia, Mark Zuckerberg di Meta, Elon Musk di SpaceX/Tesla, Sundar Pichai di Alphabet/Google, Satya Nadella di Microsoft, Michael Dell di Dell, Cristiano Amon di Qualcomm, Jane Fraser di Citigroup, Jamie Dimon di JPMorgan Chase, David Solomon di Goldman Sachs, Larry Fink di BlackRock, Steve Schwarzman di Blackstone, Mary Barra di GM, Darren Woods di Exxon, Albert Bourla di Pfizer, Larry Culp di GE Aerospace, Kelly Ortberg di Boeing, Jim Taiclet di Lockheed Martin, Michael Miebach di Mastercard e Ryan McInerney di Visa. Il patrimonio netto complessivo di questi 22 individui si aggira intorno ai 1.720 miliardi di dollari, mentre le cifre che essi gestiscono e amministrano è all’incirca almeno 100 volte superiore a voler rimanere bassi, vale a dire il Pil dell’Ue o degli stessi Stati Uniti moltiplicato per dieci.

In sostanza dovrebbero essere onnipotenti e in effetti lo sono per quanto riguarda i destini occidentali, eppure sono andati ad omaggiare il leader della grande potenza rivale, quella che le ha le terre rare senza le quali non si fanno né armi sofisticate né data center, quella che  sta facendo vedere i sorci verdi in campo tecnologico, proprio ai mammasantissima riuniti alla cena, quella che rappresenta il 60 per cento della produzione industriale mondiale . Non si trattava di affari, non c’erano da parte cinese i referenti. Ma se fossero andati a seguito di Xi sarebbero stati tutti ingegneri delle varie branche, mentre tra i 22 grandi capi attorno alla tavola della cena solo tre hanno una laurea stem, non avrebbero saputo che dire perché loro maneggiano solo soldi. Sono andati perché il paradigma sta cambiando, lo sentono nelle ossa e nell’artrosi dell’Occidente che loro stessi hanno potentemente contribuito ad innescare.  L’asse economico si sta spostando con l’inesorabilità dei moti dell’asse terrestre. Chi lo avverte di meno è invece il maître di sala, ovvero il signor Trump, un dilettante che sta lì come facente funzione, che ogni tanto va alla Casa Bianca e finge di sapere cosa succede lì dentro, anche se in modo poco convincente.

Per capire cosa sta davvero succedendo è forse bene comprendere cosa sia successo in Russia dopo che la Nato ha cercato di mettere l’Orso in trappola: sono state proprio le sanzioni alla Russia che hanno mostrato come ormai il mondo globalista abbia perso la presa e si sia fratturato in due blocchi come la Laurasia e il Gondwana: invece di essere soffocata dalla mancanza di investimenti occidentali, i russi se la sono cavata egregiamente sostituendo in breve tempo i prodotti che non potevano più comprare fuori compresi quelli di più alta tecnologia, mentre per altri hanno organizzato percorsi di “importazione parallela” che hanno abilmente aggirato le sanzioni perché c’erano molti paesi disposti ad aiutare. Un caso emblematico sono le turbine, necessarie in moltissimi campi, compresa l’aviazione e che richiedono procedimenti complessi di costruzione e controllo: dopo l’uscita della Siemens la Russia ha fatto da sola e oggi  delle uniche quattro nazioni in grado di produrre turbine sofisticate è l’unica che le produce interamente in casa, senza apporti esterni. Per non parlare dell’industria nucleare e della raffinazione dei materiali fissili di cui la Russia rappresenta il 60% planetario.

Insomma tutto questo ha dimostrato che il commercio con l’Occidente non è né vitale, né necessario, cosa che è calata come la spada di Brenno sulle illusioni e sugli illusionisti nostrani. Certo la Russia possiede enormi risorse sia di materiali che d’intelligenza, non tutti da soli potrebbero farcela, ma possono sempre  appoggiarsi a Russia e Cina con più fiducia, con meno costi, senza ricatti e senza le spiacevoli  sorprese. I capi di fatto del globalismo erano alla cena di gala per cominciare a scrivere il loro epitaffio.