Il signor Trump invece di fare tai chi sulla sedia come l’età consiglierebbe, ha scelto di passare alla storia come un’incarnazione della malvagità. Minaccia di cancellare dalla faccia della terra intere civiltà, crea problemi umanitari a Cuba in attesa di invaderla, rapisce presidenti per impadronirsi del petrolio di un Paese, minaccia pure il Canada di volerlo conquistare manu militari. Insomma non sembra avere alcun timore di sembrare ciò che è, anzi sembra quasi parossisticamente impegnato a dimostralo. Secondo Chris Hedges, uno dei più noti analisti di geopolitica, Trump non solo presenta ” i tratti classici degli psicopatici: fascino superficiale, megalomania e senso di superiorità, bisogno di stimoli costanti, propensione alla menzogna, all’inganno e alla manipolazione”, ma è anche incapace di provare rimorso  e senso di colpa che ne fa appunto un essere malvagio, in cui la moralità è roba da perdenti: tutta la vita è transazionale, l’interesse personale e l’arricchimento personale soppiantano ogni altra considerazione.

Hedges cita il libro di una tale Susan Nieman, filosofa allieva di John Rawls, noto per aver posto il concetto di equità al centro della politica e delle visioni sociali, cosa che per un americano è quasi una bestemmia, alludendo a una sorta di socialismo liberale. La Nieman sostiene che la malvagità è l’insieme di idee che permettono alla crudeltà di diventare ordinaria” e dunque di non essere percepita come tale, ma come normalità in vista di interessi inequivocabili. E il fatto che Trump e la sua accolita giochino con i venti di guerra o le offerte di pace in Iran per speculare in borsa e arricchirsi ne è una dimostrazione, così come il progetto di fare Gaza una sorta di parco giochi turistico, fornendo soldi e armi per un genocidio. Tuttavia io non posso fare a meno di cascare dalle nuvole perché questa malvagità è stata sdoganata da un bel pezzo. Classicamente nella filosofia occidentale, a cominciare da Platone, il male e la malvagità non sono interpretate come un principio contrario al bene, ma come una mancanza, un allontanamento da quest’ultimo. È pur vero che il cristianesimo, dopotutto una religione di origine medio orientale, mostra una tendenza verso il dualismo con la creazione di un essere in competizione con Dio, ovvero Satana, ma questi sarebbe un angelo decaduto, rientrando così nel solco del pensiero classico. Evito di affrontare il problema di come sia possibile che, stando nel bene, ce ne si possa allontanare che è il vero punto dolente di questa visione, ma senza perderci a filosofeggiare, viviamo in un sistema di pensiero e dentro un’ideologia che porta esattamente a questo e non c’è da stupirsi se “l’interesse personale diventa il fondamento della ragione, il male non ha più bisogno di giustificarsi. È già stato scambiato per razionalità”.

Semplicemente leggendo il capolavoro di Max Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo ci si rende conto che lo spirito di cui si parla consiste nel perseguire il profitto ad ogni costo ed è questo il fondamento dell’eticità. Dunque il capitalista costruisce la propria morale sulla ricerca del profitto che è il bene in sé e che, come tale, trascende i mezzi con cui lo si raggiunge, anche in presenza di una serie di regole ineludibili per il funzionamento dello Stato e della società. In questo senso Trump è un epifenomeno: il personaggio che affronta il declino di questo paradigma, strappando con violenza inaudita i vari sipari dove questo concetto fondamentale si nascondeva dietro una siepe di regole e di prescrizioni etiche, fatte apposta per nascondere l’orizzonte in cui ci si muove. Adesso il vaso di Pandora si è aperto semplicemente perché è impossibile conciliare questa etica di fondo con le regole e le avvertenze dietro le quali si mimetizzava e che ormai sono disfunzionali agli interessi concreti e immediati. Fateci caso: chi ancora scommette su Trump e sorprendentemente sono ancora parecchi in quello che dovrebbe essere il mondo antagonista, lo fanno in nome di un razionale coagulo di interessi che The Donald sembra perseguire, seguendo così l’etica delle illusioni.