Baciamani e leccapiedi

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Referendum (definizione della Treccani): rientra, insieme all’iniziativa legislativa popolare  e alla petizione, tra gli istituti di partecipazione diretta dei cittadini alla democrazia.

Referendum (definizione aggiornata secondo lo spirito del tempo): istituto arcaico, populista e infine molesto, lanciato, fino a prossima, auspicabile estinzione, come una bistecca per placare gli ultimi appetiti di partecipazione, prima di necessari aggiustamenti di carta costituzionale e legge elettorale che finalmente ridurranno il Parlamento a figura accessoria ed il voto ad atto notarile di conferma delle imposizioni dell’Esecutivo.

Perciò quando qualche rigurgito plebeo ne richiede l’esecuzione, giustamente e con finalità educative e pedagogiche, si raccomanda  alla marmaglia di andare a rumoreggiare altrove, di dedicarsi a più gustosi diversivi, gite al mare, picnic, calcetto, lasciando ad altri, più indicati per saggezza e competenza, il compito di decidere nell’interesse di tutti.

A volte però anche quell’attrezzo primitivo, può essere esibito ed ostentato come tabernacolo, quando lo si può condizionare grazie all’appoggio incondizionato di un padronato locale o estero – sia pure con qualche rischio, e al favore, quello indiscusso della stampa e dei cosiddetti opinionisti un tanto al chilo, in modo che possa felicemente trasformarsi in plebiscito a vantaggio di figurette neobonapartiste e di dittatorelli neo fascisti, che sfogliando il Bignamino hanno sottolineato con l’evidenziatore il paragrafo su  Napoleone e i due pronunciamenti che lo fecero console a vota prima e imperatore poi, o quello del ’29 a ratifica della “riforma” (già allora la parola era soggetta a osceni abusi) della rappresentanza politica.

Così non c’è da stupire che adesso i costituzionalisti del Pd, quelli che guardano alla sciacquetta istituzionale come a un faro, sempre in caccia di adepti per il Si, tra trombati, desaparecidos della politica, accademici assatanati di comparsate in tv e, potendo, di un partigiano, almeno uno, vogliono togliere un po’ della naftalina salvifica che avevano cosparso dopo il quiz che non erano riusciti a truccare sulle trivelle e prima di una temibile batosta, con un si o un no, purtroppo solo locale, in favore o contro le Olimpiadi. Per carità, mica lo vogliono davvero. Lo stesso ducetto ha raccomandato sobrietà, anzi ha fatto finta di ritirarsi in buon ordine, che nemmeno Milano le vuole, gli stessi marpioni del Coni hanno assunto un atteggiamento di signorile e sportiva prudenza. Ma gli vien bene agitare il drappo rosso davanti agli intemperante torelli di Roma, perché fa parte della gamma di ricatti, intimidazioni, avvertimenti trasversali da cani che non vogliono mollare l’osso, delle richieste minatorie di risarcimenti e danni.

Il racket dei giochi non ci sta. Indifferente al fatto che la Raggi è stata votata, perfino da gente come me, proprio in ragione della sua conclamata opposizione alle Olimpiadi, in contrasto con il favore entusiastico e dissennato espresso dal suo competitor. Indifferenti al fatto che se volevano un sindaco che si battesse per la candidatura romana, beh, ce l’avevano eccome, quel Marino che le aveva imposte con un voto del Consiglio comunale, con il no dei 5Stelle e di Pomarici, in qualità di “strenna per i romani”. Indifferenti al fatto che allora era sembrato sufficiente anzi legittimo che la decisione riguardasse solo un’amministrazione locale, mentre ora ha assunto la rilevanza di scelta epocale che pesa sul Paese, compromette la sua credibilità internazionale, che saggiamo ogni giorno come è noto, quando ci viene ricordato che siamo a livello di una espressione geografica, una nazione secondaria, indisciplinata e inaffidabile, governata da camerieri ai quali da un momento all’altro potrebbero essere dati gli otto giorni.

Ma alla sacra alleanza di ludi e cemento interessa poco. C’è da sospettare che non li interessasse nemmeno che Roma vincesse la gara, proprio come a De Coubertin a loro premeva partecipare, imbandire la tavola, iniziare il commercio delle promesse, degli incarichi di studi, smuovere il mercato delle cordate e degli appalti “in vista di….”  e dare occasione al governo per dare vita a altre “riforme”, di quelle che semplificano rendendo più liscia la via delle rendite e delle speculazioni, preparando il terreno per leggine speciali, commissari straordinari e eccezionali deroghe e licenze. Tanto che l’aristocratico distacco ostentato dai manichini fa prevedere che un risarcimento lo esigeranno dai loro attachés del governo.

Però quello è business, è il Mercato, la divinità cui quella pletora di gentlemen impagliati e ingessati ha giurato fedeltà: la loro cieca ubbidienza e i profitti che ne ricavano sono spiegabili.

Lo è meno il coro mesto che si leva a causa della rinuncia. O invece è spiegabile, come lo è stata per anni  la contemplazione ammirata delle gesta dell’unico re d’Italia riconosciuto, dei suoi orologi sopra il polsino e della sua fama di sciupafemmine. Come lo è stata l’indulgenza sorridente per le imprese losche fino al crimine del puttaniere, cui tanti hanno guardato come a un simpatico corsaro. Troppi tra i testimoni del nostro tempo, che però vengono remunerati, ma anche tra le vittime, sono estasiati da bricconi che fanno il baciamano, da carnefici in doppiopetto o maglioncino, da golpisti che cantano ‘o sole mio e fanno i complimenti alle signore, che siano nati signori o lo siano diventati per intrallazzo, ruberia, fidelizzazione al potere. Così si fanno incantare dalle loro buone maniere mentre si scandalizzano per la screanzata del Campidoglio che per una volta ne ha fatta una di giusta.

Per quello al referendum, quello vero, mi auguro che sapremo essere maleducati, molto maleducati.

 

 

 

 

 

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11 responses to “Baciamani e leccapiedi

  • Daniela

    Manunzio. Ho l’ impressione che nella sua fregola esibizionistica lei non si sia neppure dato la pena di leggere il nome di chi le stava scrivendo, scambiandomi per Lombroso.
    Nel caso invece (?) abbia risposto a me mi corre l’ obbligo di informarla che non ha azzeccato pressoché nulla e consiglio una bella revisione alla sua sfera di cristallo . Saluti. Daniela

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    • ilsimplicissimus

      Gentile Daniela, La imploro, non gli dia corda, come faccio io. E speriamo la vena del molesto e torrenziale commentatore si esaurisca. Grazie Anna Lombroso

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      • Manunzio

        Vana speranza: atteniamoci a fatti e non dati “caratteriali”.

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      • Daniela

        Ha ragione, l’ avevo già lasciato cadere dopo il primo mio commento ma ho dovuto replicare per via dell’ evidente scambio di persona nella sua replica. Seguo sempre il vostro blog e purtroppo spesso mi casca l’ occhio sui commenti del M. Li ignoro e neppure riesco a finirli per l’ irritazione che mi provocano. Oggi ho avuto un momento di debolezza, lo ammetto…
        Un caro saluto a lei e Capece, voci che dicono quello che piuttosto solitariamente penso.

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    • Manunzio

      Fregola è il “riscaldamento” degli animali che poco ci azzecca, se il post è stato dirottato del tutto involontariamente ne chiedo scusa, sebbene la sostanza non muti. Ad majora.

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  • Anonimo

    “Però quello è business, è il Mercato…”

    falso!
    questi il mercato e la concorrenza li rifuggono, fosse anche a suon di tangenti.

    Questo è il CAPITALISMO, bellezza con i suoi spiriti animali e la sua AVIDITÀ, la sua ricerca di rendite.

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    • ilsimplicissimus

      @anonimo, lei non è certo obbligato a leggermi con continuità, ma quasi in ogni post ripeto che Mercato altro non è che l’equilibrismo semantico, l’eufemismo garbato per designare il capitalismo e renderlo più accettabile alle sue vittime… Anna Lombroso

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  • Manunzio

    “Votata pure da me” certe immagini e si sa come le donne abboccano, certo pure gli omuncoli ma li è scambio politico!
    Casomai la Raggi, che viene dallo studio Previti se info esatta via Rete, mette la pietra tombale su non solo e tanto Giunta, quanto e soprattutto M5S di dilettanti delittuosi allo sbaraglio, con voti ‘ndo cojo cojo. Il Vietnam è servito e quello dell’uscita vs. Olimpiadi l’ultimo disperato contrattacco, ma le truppe sono a due passi dalla cancelleria…oops Saigon o Stalingrado sul biondo Tevere presa è: su Von Paulus-Raggi scolaretta ridens alzi le braccine e con la mano un salutino: ciao ciao v’avemo preso per er culo a voialtri romani. Io so’ io voi nun siete un…del sardonico Sordi-Del Grillo de Roma mica geno + ano!
    Quanto al resto è sin troppo conclamato l’inutilità non solo delle “istituzioni” ma dei partiti mafiopilitici, ultima implementazione M5S: non partito con no statuto costruito in Amerika, ultima cartuccia del Potere vero venerabile Rothschild & Co in salsa sionista Soros?
    Benvenuta Eurogendfor e quattro Juncker a far e soprattutto disfare il Vecchio Continente. Lombroso lei continui pure a votare da stacanovista e ultima, oh avessi visto mai. Le rivoluzioni, diceva qualcuno che ne capiva, non sono un gala, certi giovanottelli tutti Facebook e fonzinate la democrazia in Rete: e come li friggiamo ‘sti purpetiell’?

    Ps. Richiesta danno erariale??? Cioè già si erano pappati tutto tutto tra compari e cumparizzi? Ah la demoniocrazia: vero Giovanni Malagoverno?

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    • Daniela

      Manunzio: gente come lei non la capisco, e tanto meno l’apprezzo. Lei sempre così lesto in virtuosismi semantici pressoché oscuri ma pomposamente sempre “contro”, a prescindere e comunque. Mi piacerebbe sapere per cosa o chi lei reputi valga la pena sporcarsi le mani e lottare. Temo che il suo ego ipertrofico le impedisca qualsiasi azione o proficuo confronto.
      Glielo dico perché la trovo sempre qui, sempre presente e del tutto inutile.

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      • Manunzio

        Bontà sua: lei fa e disfa, niente più? Sporcarsi le mani? Sporcarsi ma che ben “sostantivo” foriero di belle cose. Strano che il suo (s)ragionamento è distillato sapienziale, e non altrimenti, di argumentum ad hominem cui sono terribilmente abituato, “fatto” è.
        Non ho referenti e ce ne po fregà de meno, né tessere di Massonerie e non mi “sporco” mai dal Sessantotto in qua, anche se questo non significa nulla, anzi, sono sempre stato nei Movimento inteso come lievito, eccezione per quello Sociale di Almirante & Co. o la variante virale odierno M5Stelle, cui lei “milita”. Bontà sua, felice per lei che ha votato la Raggi. Caelo tonantem credidimus Iovem regnare, no?
        Padronissima di credere come le pare e dare pagelle, si diverta. Intanto qualcosa come duemiliotrecentomila buontemponi che ti vengono, quanto meno, a cliccare su manunzio.it, sono un puro divertimento: semo noantri e con du bicchieri, ma che ce frega e che ce importa se l’oste ar vino ci ha messo l’acqua, noi nun te pagamo…
        E su manunzio.it parliamo d’Immagine del Grande Inganno (prima ci arriva e prima buttiamo giù la grande Dea Madre Gran Meretrice di Babilonia!) cui lei e suoi pari si prostra, inclinandosi secondo bisogna, quotidianamente.
        E non si comprende, infine, in cosa consiste il “fare” poi: Ammuina? Scendere pe’ e strade e ‘ndo annamo? Ma siam mica matti direbbe la “ditta” Bersani. Qui è venuto già tutto peggio di A-matrice, bellissimo calembour esoterico di terremoti artificiali by Usa, e lei nun se dà pace. E non sono di quelli che han creato l’Immagine. Sbaglia bersaglio: non siamo come tanti o pochi, er problema. Diventi adulta. Il suo Occidente giudaico-cristiano-greco-romano e frammasone (!) nun ce sta più co ‘a testa. E ce lo dice, guarda caso quando si dice il caso, proprio l’Immagine di cui lei ha scarsissima ed inesistente padronanza e dimestichezza, tant’è che vanta come rosa (!) spampanata: “ho votato la Raggi”. Peccato si vede che il diavolo fa i “raggi” ma non i cerchioni: come se sta nella Stalingrado de li romani? O ner Vietenamme?
        Si diverta come crede e le consiglio, se le avanza tempo, di leggersi per sollazzo chessò mettemo un Dezzani Blog, tanto pe’ fa la vita meno amara. Casomai se compri ‘na chitara, poi basta a salute un par’ de scarpe nove e s’accompagna da sé. Forza Roma forza Lupi so finiti li tempi cupi.
        Dat veniam corvis vexata censura columbas.

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