Le antinomie del Brexit

Mobilizare-masiva-anti-Brexit--NATO-si-Washingtonul-ii-avertizeaza-pe-britaniciA sorpresa il Brexit guadagna terreno: si poteva pensare che gli umori degli inglesi decisamente favorevoli all’uscita dall’Europa si sarebbero stemperati col tempo e con l’avvicinarsi delle urne, complice anche il supremo sforzo mediatico messo in piedi dalle orligarchie locali, continentali ed extracontinentali. Invece l’area favorevole allo sganciamento di Bruxelles pare crescere, nonostante si sia già dato avvio ai giochi speculativi per spaventare l’elettore, esattamente come era accaduto per il referendum scozzese. Certo se la Gran Bretagna dovesse uscire sarebbe una campana a morto per la Ue o magari chissà anche la sua salvezza sotto altre spoglie permettendo al pensiero continentale di sottrarsi al mercantilismo integralista che trova nella pessima Albione uno dei protagonisti, sia pure come spalla degli Usa.

L’importanza del voto inglese è ovvia e non voglio soffermarmici, mi interessa piuttosto ricavare da tutto questo il quadro desolante del marasma contemporaneo, delle antinomie e contraddizioni che stridono, degli spezzoni di idee che percorrono i cieli bui come schegge di schrapnel, della confusione che regna. Si perché il Paese che pare più concretamente vicino all’uscita dalla Ue è quello che in realtà ci sta dentro solo con mezzo piede, avendo rifiutato i trattati attraverso i quali è stato conseguito lo scippo di sovranità nei confronti degli altri a favore di poteri dipendenti dai centri finanziari, non ha adottato l’euro ed è anche quello recentemente sollevato da molte obbligazioni sia nei confronti dei migranti che degli stessi cittadini europei, tanto da rendere la sua appartenenza all’unione continentale un fatto eminentemente formale.

Di contro la sua natura di guardia giurata della Nato, assunta con contratto a tempo indeterminato, rende  la sua eventuale uscita estremamente inquietante per Washington che ha fatto dell’alleanza militare lo zoccolo duro dell’Unione europea, il garante della sua fedeltà geopolitca, nonostante gli interessi divergenti, ma anche il laboratorio per eccellenza delle teorie liberiste che sono la bibbia  del vero e non sempre visibile potere Usa.

Così per estremo paradosso abbiamo cittadini britannici arrabbiati con  l’Ue nella quale tuttavia il Regno Unito è implicato molto meno pesantemente degli altri membri ed è semmai l’autore della stagione tatcheriana che ha aperto nell’isola il gioco al massacro, poi diffusosi sul continente. Per di più a maggioranza, almeno stando ai sondaggi non si sa quanto orientati, essi pensano che l’adesione all’Unione sia sostanzialmente un freno all’economia oltre che un colpo alla sovranità.  Invece è proprio la permanenza dentro l’Unione di enormi quanto illogiche e assurde incongruenze fiscali che ha permesso all’Inghilterra di tenersi a galla, attirando investimenti che sarebbero andati altrove, succhiando risorse sul continente e raccogliendo fondi al limite dell’opacità. Tutte cose che per loro stessa natura e grazie ad una legislazione ad hoc sono in gran parte rimaste nel circuito della ricchezza e non si sono tradotte in una tregua nell’incessante lotta al welfare. Non si fa fatica ad immaginare come sia stato possibile tutto questo nei confronti di un Paese che ha differenza dell’umbratile Irlanda non aveva o comunque diceva di non avere bisogno di eccezionali strumenti di sostegno: da una parte le pressioni d’oltreoceano, dall’altro la giocondità di chi ha permesso ogni cosa purché si mantenesse formalmente integro il feticcio europeo. In questo senso Cameron ha ragione quando dice  che  il no alla Ue significherebbe compiere un atto di autolesionismo economico, se non fosse che la sua permanenza a queste condizioni è autolesionismo per gli altri.

Ci troviamo di fronte insomma a un intrico contorto e confuso che è il risultato finale delle ambiguità e doppiezze mediatiche di questi anni quelle che inducono i cittadini a vedere altrove la causa dei loro guai e non nella logica del sistema che viene loro imposto. Non è un caso che lo stesso Cameron sia invischiato in questo dedalo e non riesca ad essere convincente, anzi fa spesso figure barbine come l’altro giorno in cui è apparso confuso e inefficace in un dibattito col pubblico. Per qualche verso la Ue prende psicologicamente il posto di migranti e i profughi, ovvero quello di parafulmine e di alibi. Ma tutto va bene quando si tratta di allestire qualche trompe l’oeil per nascondere i lavori in corso dell’ oligarchia. Così a maggior gloria del paradosso gli inglesi se vorranno il brexit faranno la cosa giusta per la ragione sbagliata, così come altrove si fanno cose sbagliate per le illusioni giuste.

Advertisements

Informazioni su ilsimplicissimus

Chi ha un perché per vivere, può sopportare tutti i come. Vedi tutti gli articoli di ilsimplicissimus

One response to “Le antinomie del Brexit

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: