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Da Chomsky a Bruxelles: rapsodia in Matrix

Orwell_1984Sta per uscire negli Stati Uniti un libro di Noam Chomsky che raccoglie mille articoli del grande intellettuale e grande critico del potere americano, una panoramica di nequizie che parte dall’ 11 settembre per snodarsi fino ad oggi fra creazioni di terrorismo, sabotaggi del Mercorsur in America Latina, sostegno a regimi criminali ,operato del Fondo monetario internazionale. Si intitolerà “Interventi”  e verrà pubblicato da una piccola casa editrice, City Lights Books, che si occupa principalmente di dare spazio alle voci emarginate del dibattito politico e culturale in Usa, quelle  che vengono costantemente censurate. Chomsky in prefazione spiega che tutto il dibattito negli States si svolge alla luce “di un presupposto così stravagante che se fosse adottato da un altro Paese moriremmo dal ridere, ossia che il mondo ci appartiene. E’ difficile trovare un commento o una discussione che non parta dalla tacita accettazione di questo”. E dunque anche se non ci si trova di fronte a una sorta di media monolitici e di sistema totalitario, il potere di orientamento è tale da imporre questo presupposto “non solo all’informazione, alle riviste specializzate, ma anche ai sondaggi e alla ricerca universitaria”.

In effetti la cosa più interessante per noi europei che qualcosa di Chomsky riusciamo a leggerla, non è forse il libro in sé, ma il contesto in cui nasce, ossia quella sorta di censura invisibile del mercato che non sembra tale, ma che forse è ancora più efficace di quella di una dittatura nella quale almeno la clandestinità fa da volano all’interesse. Ed ecco come funziona il controllo dell’informazione e del dibattito nel caso di Chomsky: nel 2002  il New York Times Syndicate ha comprato i diritti di distribuzione dei suoi articoli, dando l’impressione di voler assicurare loro una maggior eco, ma essi non sono mai comparsi, nemmeno una volta, sul New York Times e vengono concessi solo a pochissimi giornaletti locali, tipo Dayton Daily New o Knoxville Voice oppure oltre atlantico: gli americani non devono sapere che esistono voci così autorevoli, eppure così  critiche e soprattutto non devono essere esposti ai fatti e alla logica. La stessa cosa accade per altre dozzine di giornalisti e scrittori di attualità come Edward Herman, Alex Cockburn, Robert Fisk i cui reportage dall’America latina o dal Medio oriente spariscono grazie a questi tipi di operazioni contrattuali.

Vi domanderete la ragione di un simile post nel momento di massimo baillame  e allarme terrorismo che permette ad ogni cretino di alzare la voce e di avere ragione arrampicandosi sui morti. Bene la ragione è mostrare la trama del mondo in cui viviamo, che cosa siamo e come ci vedono dall’esterno, di cominciare ad uscire dalla favola che ci raccontiamo e che viene riproposta ad ogni occasione come il nostro matrix. Una catena di surreale idiozia che ha portato a trasmettere  le immagini dell’attentato all’aeroporto di Mosca spacciando come quello di Bruxelles, dimostrando da una parte  il cinismo e la facilità con cui viene costruita una narrazione e dall’altra una completa sottomissione e ciò che dice, fa e decide e depista grande fratello Cnn: altro che controllo delle notizie che i burbanzosi giornalisti del potere vengono a raccontarci. Così fra strane vittime recidive dei vari attentati di Parigi e della capitale belga, altrettanti illesi recidivi nelle due città (leggere qui  per farsi un’idea) stiamo assistendo a una rappresentazione del mondo dietro lo specchio scritta dal cappellaio matto. Per capirci qualcosa, per non avere solo paura e rabbia mal riposte, dovremmo invece cominciare a metterci davanti allo specchio e guardare il ritratto preciso di ciò che stiamo diventando. Prima che sia troppo tardi.

 

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9 responses to “Da Chomsky a Bruxelles: rapsodia in Matrix

  • voltaire1964

    oopps, “monatto” e non “bonatto”

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  • voltaire1964

    Da queste parti Chomsky e’ definito come un ‘gatekeeper’, vale a dire guardiano ufficiale della cosiddetta ‘sinistra’, la sinistra da salotto radical-chic, anzi tutto chic e niente radical.
    Chomsky fa il paio con l’unico programma (accessibile anche in rete), “Democracy Now”, di cui il titolo stesso – vista la decadenza e l’insignificato pratico del termine – ne denuncia gli obiettivi.
    Vale a dire la pretesa che le discussioni salottiere alla Chomsky diano al paese eccezionale il carisma della democrazia e abbiano un qualunque effetto sull’andazzo politico-militar-finanziario.
    Del resto anche Maria Antonietta, o suo marito Luigi XVI, se ben ricordo, partecipavano come attori nelle commedie ‘sovversive’ dei loro tempi, a Versailles, naturalmente.
    Il sinistrismo da salotto non è una brutta carriera. Permette, a chi la pratica, di ritenersi all’avanguardia sociale, correndo zero rischi personali o finanziari.
    Anzi, basta dire “l’ha detto Chomsky” e le parole diventano oro colato. Una forma di stalinismo al contrario, edulcorato e consumato con caffe’ e tiramisu.
    Peraltro, una volta entrati nel cosiddetto ‘giro’ salottiero, il ritorno finanziario è per nulla disprezzabile. Piu’ viaggi ‘di lavoro’, cioe’ gratuiti, per documentare quel che chiunque vuol sapere sa gia’. Mentre chi non vuol sapere, non verrà certo convinto dai ‘Chomskisti’. Considerato, vieppiù, il disinteresse genetico americano per ogni informazione che esuli, anche minimamente, dal solco mentale tracciato dai media di regime – leggi ‘nulla metafisico’.
    Il che non toglie alcun merito al genio semiotico o lessicologico di Chomsky. Per quel che vale, la mia povera opinione su Chomsky e i Chomskisti, non e’ di oggi ma si e’ formata nel tempo, osservandone la loro evoluzione.
    Diceva il bonatto a Renzo, “Non sarai tu a spopolare Milano.” A Chomski direbbe “Non sarai tu ad avere un minimo effetto su quel che si fa bere e credere al popolo.”
    Del resto Chomsky si è anche sempre rifiutato di discutere l’11 Settembre. E sul colpo di stato USA in Ukraina, Chomsky e Chomskisti non hanno espresso opinione. A buon intenditor…

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  • learco

    Credo che per capire la confusa situazione attuale, in cui i governi occidentali dichiarano di voler combattere l’ISIS, ma in realtà lo sostengono contro un regime laico e nazionalista come quello di Assad, bisogna risalire alle origini dell’alleanza tra Stati Uniti ed estremismo islamico, nel corso degli anni ’70, in Afghanistan, durante la Guerra Fredda:

    http://www.nexusedizioni.it/it/CT/le-origini-della-guerra-in-afghanistan-3497

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  • learco

    A sostegno di quanto affermato da Casiraghi, ho trovato un interessante articolo sulle misteriose riunioni dei manager bancari americani ed europei per decidere sui derivati e titoli del debito pubblico:

    http://www.italiaoggi.it/giornali/dettaglio_giornali.asp?preview=false&accessMode=FA&id=1979017&codiciTestate=&sez=giornali

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  • Roberto Casiraghi

    Ho letto l’articolo indicato da Learco che è interessante ma riflette una sorta di non comprensione di cosa da anni sta succedendo nel mondo. La questione se l’impero americano stia tramontando o meno è mal posta. Se la si ponesse, comunque, non si potrebbe fare a meno di notare che un impero che tramonta e che ha la forza di aggregare e incatenare a sé tutto il continente europeo, Russia esclusa, è casomai un impero che si rifiuta di tramontare e, anzi, raddoppia la posta mentre quella che realmente tramonta, anzi, è già completamente tramontata, è l’Europa e tutti i suoi un tempo così orgogliosi e rigogliosi stati. L’episodio delle migrazioni bibliche viste quest’anno è una prova di impotenza talmente colossale, talmente ridicola, che non può che farci concludere che l’Europa non esiste più, non è in grado né di difendere le proprie frontiere né i propri cittadini né i poveri emigranti sballottati di qua e di là ed usati come cavie umane al servizio di esperimenti di rimescolamento sociale di una spregiudicatezza che richiama alla mente le pratiche del nazismo.
    Certo, esiste anche l’ipotesi “muoia Sansone con tutti i filistei” ma in questo caso non è che ci consoli molto l’idea di accompagnare gli States in un eventuale olocausto bellico di cui saremmo le prime e principali vittime.
    Ma, come dicevo prima, la questione dell’ipotetica decadenza dell’impero americano è mal posta. La questione da porre è invece quella dell’inesistenza generale delle nazioni che va intesa però correttamente, ossia, è vero che le nazioni esistono ma esistono solo come apparenza, come pretesto, come guscio vuoto, come spettacolo che riflette quello che i cittadini si aspettano di trovare mentre la sostanza è che sono completamente svuotate di reale sovranità mentre chi le dirige e detiene la reale sovranità sul mondo, è un direttorio occulto (occulto ma non al punto che non si possa ricostruire il suo organigramma in tutte le sue diramazioni inferiori, quelle visibili che ci toccano più da vicino) un direttorio occulto, dicevo, formato da diverse componenti e sempre aperto anche a nuovi apporti nazionali e territoriali (quindi tutt’altro che focalizzato sugli Stati Uniti in quanto nazione leader, fatto che è puramente temporaneo e modificabile) purché accettino di aderire al programma generale.
    In linea di massima, le componenti sono le mega-aziende, gli individui super-ricchi, il mondo della finanza e della speculazione borsistica (non delle banche, che sono anch’esso a rischio di morte, sono anch’esse “guscio vuoto”), le industrie belliche e della ricostruzione post-bellica unitamente ai servizi segreti che vanno intesi però come un’unica organizzazione transnazionale suddivisa in altrettanti sub-sistemi locali intercomunicanti (uno per ogni nazione esistente) e che costituiscono la linfa vitale che fornisce alle altre componenti la possibilità di creare e disfare scenari a piacimento, eliminare leader scomodi, far sparire aerei, fomentare guerre e episodi di terrorismo in ogni porzione di globo terracqueo, mandare su e giiù le borse valori, decidere quali nazioni far emergere e quali fare annegare e che, forti di questo straordinario potere, non è detto che non si siano già parzialmente resi autonomi dai fornitori di progetti geopolitici a lungo termine che, tradizionalmente, sono le massonerie e, più modernamente, i think tanks. Credo anzi che, in questa fase storica, i servizi segreti stiano espandendo la loro funzione fino ad integrarsi nella parte think tank anziché esserne semplicemente il braccio operativo.
    Cosa significa tutto questo? Significa che se anche gli Stati Uniti “decadessero”, per il mondo e per noi non cambierebbe assolutamente nulla perché la struttura del nuovo secolo è già stata definita dal direttorio occulto con la globalizzazione e con la decisione di far sviluppare determinate nazioni e farne decadere altre. Se si dovesse aprire la successione agli Stati Uniti chiunque vincesse proseguirebbe nella stessa politica ma, ovviamente, con una narrativa diversa. Gli Stati Uniti verrebbero considerati alla stregua dei nazisti e, che so, i cinesi o i russi diventerebbero i nostri “liberatori”. Ma in realtà non faremmo altro che passare di mano da un impero decaduto a un nuovo impero nascente, entrambi sottoposti all’autorità suprema di un direttorio occulto.

    PS Chomsky non ha mai parlato di queste cose, secondo me il suo apporto è sempre stato più di tipo lenitivo (suscitare speranze nonostante tutto) che conoscitivo.

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    • Marzia

      Che devo dire, Sig. Roberto Casiraghi… La Sua analisi. oltre che tragicamente esatta e condivisibile, è quanto di più brillante e intelligente mi sia capitato di trovare in rete sull’argomento.
      E’ davvero tutta farina del Suo sacco?
      Se si, complimenti, ma non lasci i Suoi commenti solo in coda a questo pur pregevolissimo blog.
      Se no, per favore condivida con noialtri le Sue fonti ed i Suoi mentori…

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      • Roberto Casiraghi

        Buongiorno Marzia, La ringrazio per i complimenti. Chi dovesse leggere i miei primi commenti su questo blog, molto diversi da quelli di quest’anno o del precedente, vedrebbe chiaramente la mia evoluzione. Pur essendo tutta farina del mio sacco, mi piacerebbe che non lo fosse e che qualcun altro avesse già scritto di queste cose perché non sono certamente uno specialista della politica. Scrivere i miei commenti lunghi mi costa molta fatica e, quindi, libri non ne scriverò mai, purtroppo non ho la passione dello scrivere, ho quella del ragionare e mi trovo bene solo nel format del commento lungo. Se qualcuno, però, volesse scrivere un libro su questo, chiamiamolo, nuovo modo di indagare sia i fatti contemporanei che quelli storici sarei ben lieto di offire tutto il mio appoggio.

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    • learco

      Pienamente d’accordo sull’esistenza di una elite capitalistica transnazionale, che utilizza gli Stati, in particolare gli USA per via della sua forza militare, come gusci vuoti, sfruttando la loro organizzazione, pagata con i soldi dei contribuenti e nascondendo i profitti nei paradisi fiscali.
      Credo, però, che la situazione non sia così lineare; l’elite globale è compatta nello sfruttare le risorse a danno degli altri abitanti del pianeta e nel fare fronte comune contro i tentativi dei subordinati di difendere i loro diritti e libertà.
      Ma sicuramente, una volta ottenuti questi obiettivi, non possono non esserci delle fratture e delle rivalità al suo interno, proprio per la struttura stessa del sistema capitalistico, basato sulla competizione e sulla sopraffazione.
      Negli USA, ad esempio, attorno ai due partiti repubblicano e democratico, si coagulano gli interessi di due spezzoni dell’elite, quella liberal che fa capo ai Rockfeller e alla CIA e quella neocon, guidata in particolare dai fratelli Koch, dal miliardario Adelson e legata al Pentagono.
      Sono queste fratture interne che rendono quasi sicuramente ingestibile la situazione mondiale, sia dal punto di vista, diciamo così, dell’ordine pubblico, sia dal punto di vista dello sfruttamento incontrollato e suicida delle risorse.
      Perchè questi padroni del mondo sono, in fin dei conti, degli imprenditori, che non hanno una visione della situazione che va al di là del presente e del futuro immediato e non sono in grado di calcolare le conseguenze e le molteplici variabili delle loro azioni.

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