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Finché il barchino va: i misteri delle isole Farsi

12177528154_fa8c5d348d_bQuando si legge, a media unificati, che due navi americane sono state fermate dagli iraniani perché beccate nelle loro acque territoriali, si ha sottomano la prova provata della mala informazione. A cominciare dal fatto che non si tratta affatto di navi, come da titolazione, ma di barchini da sbarco, come dimostra il fatto che a bordo dei due battelli non c’erano complessivamente più di una decina di marinai. Ora capite bene che la stampa e le televisioni istituzionali non potevano esibire nei titoli l’espressione, battelli da sbarco, senza gettare un’ombra sull’immacolata coscienza dell’amico americano, magari insinuando l’idea che dopotutto i barchini iraniani (in questo caso, quando si dice il caso linguistico,  tutti i giornali hanno usato il termine esatto) non avevano tutti i torti a fermare i due motoscafi con la bandiera a stelle e strisce.

Fin qui siamo nel campo della pessima comunicazione Usa oriented, dopodiché comincia il grande territorio dell’assenza di informazione che rende impossibile un qualunque ragionamento plausibile sull’accaduto. Benché qualche testata riporti il modello dei battelli americani “Combat Boat 90”, è sfuggito a tutti che non si tratta affatto di mezzi di costruzione Usa, ma svedese e sono utilizzati nei paesi scandinavi, Norvegia in testa, per il pattugliamento dei fiordi. Del resto sono pensati per questo: non hanno eliche che possano incagliarsi dei bassi fondali, ma due pompe ad idrogetto che per fornire una velocità massima di 40 nodi devono avere due mostruosi motori di da 640 cavalli ciascuno ( qualche quotidiano altamente professionale li ha scambiati per hovercraft).  Questo fatto unito al basso pescaggio e al disegno della prua che deve aprirsi per permettere l’uscita degli uomini (una ventina in tutto), dunque non molto idrodinamica, rende scarsa l’autonomia: 220 miglia alla velocità di crociera di 20 nodi, 60 alla velocità massima, secondo i report ufficiali che come al solito sono parecchio ottimistici. E’ chiaro che si tratta di battelli pensati per tratti di mare brevi, non profondi e possibilmente non troppo tempestosi come appunto il Baltico o i fiordi.

Gli Usa non hanno fatto altro che comprarne due per valutarli (cioè per eventualmente copiarli visto che sono in prova da 8 anni) e questi due li ritroviamo in prossimità delle isole Farsi, appartenenti all’Iran, in pieno golfo Persico e per di più senza l’autonomia necessaria per tornare al più vicino porto saudita, anzi già col carburante quasi a zero. Questo in un mare che misura una profondità media di quasi 500 metri, che pesca parecchio anche in vicinanza della riva e che rappresenta l’ideale per lo spionaggio con i sommergibili o comunque con normali battelli a elica. Perciò chi li ha mandati quei barchini il cui scopo era proprio quello di essere scoperti e perché? Di certo è pazzesco pensare che si volesse far sbarcare qualcuno mettendo in piedi un’ operazione segreta che doveva addirittura prevedere un rifornimento in mare per far tornare i due battelli alla base. E sarebbe stupido provare proprio lì le prestazioni di due super motoscafi studiati per tutt’altro scenario, di fatto inutili nel Golfo Persico.

Al contrario viene quasi spontaneo pensare che l’Arabia Saudita e i suoi estemporanei alleati non cercassero altro che creare un pretesto per far saltare gli accordi con l’Iran proprio in prossimità della firma finale. Ma per ottenere  l’effetto era necessario che i barchini appartenessero al maggiore sponsor della pace con Teheran, ossia agli Usa per creare uno scontro con esisti imprevedibili. Ed è proprio qui che s’inserisce il cuore nero e inquieto della vicenda: esistono comandanti americani facilmente corruttibili o ancor peggio disponibili a sabotare la politica del loro Paese in vista di loro personali visioni? O esiste qualcuno all’interno dell’amministrazione stessa o dei suoi servizi segreti che fa una propria politica e che è in grado di muovere  agevolmente le leve militari? Le ipotesi che in questo caso non sono affatto complottistiche, ma semplicemente adeguate ai fatti, sono moltissime, ma tutte in un modo o nell’altro sembrano suggerire uno scollamento progressivo del potere Usa le cui “avventure” divengono perciò giorno per giorno più pericolose e ingestibili in queste condizioni.

 

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