Archivi tag: Svezia

Vendita straordinaria virus

imagesLa commedia del coronavirus comincia ad essere fischiata dagli spettatori forzati, dal gregge che Bill Gates vuole vaccinare in massa per la felicità di Big Pharma e  dei famigerati filantropi dittatori. Già il 28 aprile il New York Times aveva pubblicato un editoriale in cui si presentava la Svezia, dove nulla è stato chiuso, nemmeno i cinema, i teatri, le scuole e i ristoranti, come un modello da seguire anche perché il numero di decessi è stato di parecchio inferiore a quella normale influenza, nonostante una mobilità quasi intatta e un’attenzione sanitaria rivolta solo alle fasce a rischio. Ma lo stesso giorno sono anche uscite le statistiche ufficiali Usa che decostruiscono completamente la narrazione apocalittica: i morti per Covid 19 o con coronavirus sono stati meno di 57 mila, una cifra vicina alla media dei decessi annuali per influenza e molto inferiore a quella della stagione 2017 – 2018 quando i morti furono più di 80 mila. E se lo stesso Anthony Fauci a capo della task force per il coronavirus, uno dei principali agitatori della paura e del ricatto del vaccino, dice che per fine agosto i decessi attribuibili al nuovo patogeno ( ma sempre in presenza di altre gravi patologie)  potrebbero essere 70 mila, significa che ormai si sta sbaraccando lo spettacolo pandemia.

Il fatto è che le cifre stridono in maniera assordante con le previsioni catastrofiche dei virologi che hanno indotto a chiudere molte attività e a provocare 26 milioni di disoccupati: i modelli computerizzati, costruiti su quello presentato in Event 201 la simulazione di pandemia per coronavirus voluta e finanziata da Bill Gates proprio a ridosso della vera epidemia,  avevano previsto la morte di 1,7 milioni di americani; nel giro di 30 giorni queste fosche previsioni sono state ritrattate riducendo il numero prima fra i 250 mila e i 400 mila decessi poi tra i 100.000 e i 240.000 morti mentre adesso siamo arrivati a 70 mila. Anche l’Oms ha presentato dati di previsione completamente sbagliati: uno studio della Stanford University, tanto per rimanere in Usa ha stimato che il tasso di mortalità del virus viaggia intorno allo 0,1% – 0,2% nella popolazione oltre i 70 anni, mentre  l’Organizzazione mondiale della sanità aveva stimato un tasso di mortalità superiore del 2 o 3 per cento un’incidenza da a 30 volte superiore.

Ora occorre mettere bene in chiaro una cosa: i modelli sono ovviamente imperfetti e non possono prevedere cifre assolutamente esatte, ma  passare da 1,7 milioni a 70 mila, implica o una totale incapacità dei cosiddetti esperti oppure una precisa volontà di gonfiare le cifre per qualche fine. E’ per questo che il Washington Times ha titolato un reportage sui numeri del Covid 19, parlando apertamente della truffa del secolo. Da parte sua il Journal of American Medical Association ha riferito che il 94% per cento dei pazienti deceduti in presenza di coronavirus aveva una media di oltre 70 anni e almeno una grave malattia pregressa. I medici americani affermano che la maggior parte dei contagi in Europa è avvenuta negli ospedali e in strutture di assistenza a lungo termine dove ovviamente si concentrano persone con patologie severe.

Del resto anche in Italia nonostante il tentativo di far sfociare l’emergenza in una situazione di incertezza costituzionale, cominciano le prime marce indietro: il virologo Fabrizio Pregliasco, uno dei vaticinatori di questa disgraziata stagione adesso dice: “I morti di Bergamo? Non si sa quanti sono dovuti al Coronavirus perché nei momenti di emergenza in una buona parte dei casi non è stato possibile determinarlo”. Il che è abbastanza grave perché getta un’ombra sinistra sulle bare trasportate sui camion militari per essere incenerite. Cosa è accaduto in Lombardia, a cosa è stata dovuta l’anomala mattanza che non ha riscontro in nessuna altra parte del mondo?  Sono domande che purtroppo rimarranno per sempre senza risposta perché vi saranno coperture incrociate insormontabili. E dire che c’è ancora gente che si preoccupa per le aperture parziali, che teme il dilagare del virus e spesso si tratta delle stesse persone che ancora sono convinte dell’esistenza di un’ Europa comunitaria. C’è solo da pensare che la paura e le diverse paure facciano alla lunga lo stesso effetto dei fungi allucinogeni. Altro che l’Olanda che proprio non ci vuole: da noi lo spaccio principale è alla Rai e nei giornaloni della reazione liberista, dove si vendono persino i virus. .


Da Stoccolma ignobel all’Italia

Persino l’adorato Oms di Fauci, di Bill Gates e della Gabi association, ossia un consorzio parallelo di Big Pharma per la diffusione dei vaccini che è il terzo contributore assoluto dell’Organizzazione mondiale della sanità, ha detto che il modello migliore di contrasto al coronavirus è stato quello svedese, ossia quello che immodestamente ( ma se si tratta dei Burioni, degli Arcuri e dei Colao, significa solo avere un’intelligenza normale),  avevo più volte indicato in questo blog come ideale già da due mesi: niente chiusure carcerarie e attenzione sanitaria verso le fasce a rischio. E fin qui non ci sarebbe nulla di speciale: solo che i media maistream italiani accanitamente bugiardi se si tratta di secondare il governo o per meglio dire le trame che vengono tessute approfittando del sua nullità, non potevano sopportare questo schiaffo morale, questo pericoloso esempio, soprattutto se si trattava di rendere plausibile la fase due che è quasi uguale alla fase uno, aggiungendovi mascherine e prese in giro. Così non soltanto hanno detto clamorose menzogne sulla ripresa dei contagi in Germania dopo la riapertura ( a fronte comunque di misure assai meno restrittive che da noi), ma hanno cominciato a dire peste e corna della Svezia dove ipotizzavano stragi.

Così il maggiore quotidiano svedese l’Expressen   è uscito con questo titolo:

Svezia

Se non sapete lo Svedese come immagino vuol dire “Segnalazione italiana sulla Svezia: oscura e falsa”. E a dimostrazione viene ripresa la pagina del quotidiano Fiat – Netanyahu  chiamato Repubblica per aggiungere nel corpo dell’articolo: “Viene descritto un paese in cui il numero di morti e infetti cresce incontrollato, governato da un governo in ritardo e con un primo ministro che confessa di aver sbagliato tutto. Nel frattempo, noi svedesi andiamo irresponsabilmente nel ristoranti neo bar e a fare sport  senza capire la serietà del momento”.

Sapete fanno proprio bene a considerarci degli idioti e non potrebbe essere diversamente se i media le provano tutte per dimostrare che la messa in mora delle libertà costituzionali  – su cui anche l’Onu ha lanciato l’allarme  – è dettato da un assoluto stato di necessità che invece non esiste affatto. Siamo di fronte a qualcosa che sempre di più rassomiglia a un falso collettivo specie che cominciano a sentirsi i catastrofici effetti di un fermo del Paese inutile, quasi metafisico  nelle sue dimensioni e protratto oltre ogni necessità, tanto più che diversamente dall’inizio di questa storia, fin da subito gonfiata all’inverosimile, disponiamo di almeno tre linee diverse strategie terapeutiche molto efficaci a seconda dello stadio della malattia e delle condizioni del paziente. Invece si vuole continuare ancora a dispetto di ogni evidenza a tenere gli italiani ai domiciliari, a riempirli di app e di mascherine  per evitare quanto più possibile la tempesta politica che si sta formando e che si abbatterà sui responsabili di questa follia. Nel frattempo i nostri giornaloni si incaricano di sputtanare il Paese con le loro narrazioni a cotè del potere. Ma se non ci credete fate una b ella cosa, rintracciate le web cam di Berlino, Tokio, Parigi, Amsterdam, Stoccolma: vi accorgerete della differenza, senza farvi menare per il naso.


La fattoria degli animali

zL4JDRzwIl buonismo del boia

C’è da non crederci, ma qualche quotidiano riporta il paradossale  “Rapporto sul traffico delle persone” uno dei tanti ballon d’essai americani che non valgono la carta sul quale  sono scritti, il quale  “declassa”  l’Italia in questo particolare campo. Ora, per quanto la battaglia sull’ immigrazione abbia acquisito un importanza centrale per l’impossibilità ideologica di trattare i problemi a monte dell’immigrazione stessa, non ha alcun senso dare la minima credibilità a questa proterva robaccia che viene da un’amministrazione impegnata nella costruzione del grande muro al confine del Messico, che affama per  la popolazione venezuelana al solo scopo di far cadere il governo chavista, che impone regimi reazionari e/o sanguinari ,che adotta sanzioni in ogni dove provocando povertà e disastri umanitari, che arma e poi abbandona mercenari per le proprie guerre le quali sono alla radice del traffico umano. Non a caso il rapporto è stato presentato da Mike Pompeo uno dei guerrafondai più illustri, quello che assolutamente vuole la guerra all’Iran. Anche solo citare queste orrende ipocrisie significa dal loro un qualche impossibile credibilità.

La terra dei Draghi

Al forum dei banchieri di Sintra, alle porte di Lisbona, si è assistito al silente psicodramma dell’Europa unita e reazionaria: il governatore della Bce, ormai in via di lasciare il posto, ha espresso in maniera contorta e anguillesca il vicolo cieco economico e politico del neo liberismo: “Se la crisi ci ha insegnato qualcosa è che noi useremo tutta la flessibilità disponibile entro il nostro mandato per rispettare il nostro mandato. Nelle  recenti deliberazioni, i membri del Consiglio direttivo hanno espresso la loro convinzione su come riportare inflazione vicino al 2%. Proprio come il nostro quadro politico si è evoluto nel passato verso nuove sfide, così può farlo di nuovo. Nelle prossime settimane, il Consiglio direttivo delibererà su come i nostri strumenti possano ridurre il rischio di danni alla stabilità dei prezzi”. Ciò che voleva dire è che si farà il possibile per superare la stagnazione e raggiungere un’inflazione del 2%, che sarebbe appunto l’obiettivo di base della Banca centrale, ma anche il possibile perché questa cifra non venga superata. Ora questa idea dell’economia e della società in funzione del monetarismo è già di per se patologica, ma ancora più patologiche sono le cifre: perché il 2% di inflazione e non il 5 o il 6, necessario per recuperare il tempo perduto, immettendo nell’economia e non solo nelle banche o nella speculazione economica tutte le risorse? Semplice: l’inflazione a livelli medio bassi consente alle banche e alle società finanziarie, come ad esempio i fondi pensione di guadagnare al massimo senza per questo suscitare allarme sociale. Un’inflazione più alta avrebbe invece tre effetti: smobilizzerebbe capitali aumentando il tasso di crescita, farebbe crescere gli investimenti pubblici, ridando centralità allo stato, ma farebbe anche calare rapidamente la capacità di acquisto di salari e stipendi mettendo in moto reazioni politiche non facilmente controllabili. Tutte e tre sono cose che non piacciono affatto all’oligarchia europea che preferisce rimanere immobile perché nulla cambi.

Passate le elezioni, gabbati i gretini

Al consiglio europeo è saltato l’accordo sul clima che prevedeva come obiettivo di massima l’assolutamente impossibile, ovvero un’ Europa a zero emissioni nette di CO2 entro il 2050. Ufficialmente l’accordo è saltato per l’opposizione di Polonia, Ungheria, Repubblica Ceca ed Estonia, ma questo lo si può credere solo se si è dei Candide affetti da cecità, perché l’obiettivo era talmente ambizioso da ridursi in effetti a poco più di un libro dei sogni visto che per raggiungerlo bisognerebbe vietare l’uso di qualsiasi veicolo o riscaldamento non elettrico e contemporaneamente non produrre più energia con petrolio, gas o carbone, ma affidarsi esclusivamente al nucleare e alle rinnovabili. Un simile cambiamento è del tutto impossibile in soli trent’anni non fosse altro che gli investimenti necessari, del tutto al di fuori della portata delle economie continentali e per i tempi di realizzazione degli impianti. Ma non è la prima volta nella storia che l’annuncio di obiettivi troppo ambiziosi per essere realizzati coincide con la volontà di non fare proprio nulla, nemmeno ciò che si potrebbe effettivamente fare. Del resto queste buone intenzioni erano abbastanza ipocrite poiché si scontravano con  gli straordinari aumenti dell’uso di carbone per la produzione di energia elettrica per compiacere la deliranti sanzioni di Washington nei confronti della Russia e del suo gas (vedi qui).    Così la politica verde divenuta cuore dell’europa per la breve stagione elettorale e la sua profetessa bambina vanno a farsi friggere.

Gli inganni del marketing

In questi giorni è stata presentata al pubblico una nuova Hasselblad medio formato, questa volta con mirino elettronico e nuove circuitazioni di bordo che si potrà possedere per appena una decina di migliaia di euro. Il prezzo è alto, ma va pagato perché la nuova macchina, come dice la brochure di presentazione.  “è fatta a mano in Svezia”, nulla a che vedere dunque con quelle prodotte in Asia. Sono le frasi ingannevoli del marketing perché chiunque abbia anche una vaga idea dei processi costruttivi nell’elettronica – e le fotocamere di oggi sono tutte elettronica a parte le lenti – sa che fatto a mano è sinonimo di pessima qualità visto che i componenti necessitano di assemblaggi  micrometrici che solo macchine evolute possono garantire. Quindi la frase è purissimo acchiappa citrullismo. E lo è ancora di più quando si scopre che la Hasselblad non è svedese manco per niente: nel 2004 è stata acquistata dalla giapponese Shiro, unico modo per poter accedere ai nuovi sistemi di elettronica e da due anni è passata alla cinese Dji: insomma al massimo mette inseme pezzi, dai sensori Sony, agli obiettivi zeiss agli otturatori Seiko e via dicendo. Del resto Hasselblad aveva cominciato la sua attività nel 1890 come distributrice dei prodotti fotografici di Kodak e dell’italiana Murer & Duroni, ma di svedese ha sempre avuto assai poco a cominciare dagli obiettivi Zeiss che ne sono stati il cuore, per finire alla sua fotocamera ancestrale, la 1600 F, nata nel dopoguerra la quale era una copia quasi perfetta della Kiev 88 prodotta in Urss dalla Arsenal come macchina per fotografia aerea (anche la Hasselblad  si occupava del campo durante il conflitto). Paradossalmente quando alla fine degli anni ’50 uscì la Salyut, primo prodotto civile dell’azienda sovietica, sembrò che fosse stata copiata dalla Hasselblad.  Insomma pare che le cose fatte a mano siano ben altre.

 


La Piazza e il quadrato: cronache dalla democrazia

The-Square-10Finalmente ho visto The square il film svedese di Ruben Östlund che ha vinto a Cannes e a cui il titolo inglese, nella sua ambiguità, non rende affatto giustizia. Il protagonista immateriale non è infatti una piazza, ma un quadrato luminoso posto davanti a un immaginario museo che il direttore dello stesso ha voluto come “istallazione” dominante per una mostra cui tiene molto. Il film parte come una divertente  satira  sul mondo mercificato e vacuo dell’arte contemporanea e in questo senso è godibilissimo, ma andando avanti ci si rende conto che tutto quanto gira attorno alla mostra evento in allestimento, compresi finanziatori, critici, impiegati del museo, creativi della comunicazione con le loro degenerazioni, artisti di tendenza, pubblico acculturato e il curatore stesso non sono che installazioni di un mondo “alto” e di potere che attraverso l’auto narrazione politicamente corretta cerca di nascondere la separazione assoluta dal mondo di chi sta più in basso.

Lo dimostra il quadrato stesso che nelle intenzioni dovrebbe essere “un santuario di fiducia e altruismo, al cui interno tutti condividiamo uguali diritti e doveri”, cioè dovrebbe esprimere il senso stesso se non la lettera delle Costituzioni democratiche, basate appunto sull’eguaglianza, ma diventa invece capriccio, invenzione artistica, artificio destinato a un ceto di privilegiati che giocano a fare i progressisti. Strano che nessuno abbia messo in rilievo questo elemento che è invece centrale e lo segnala anche il fatto che nella trama il museo non è altri che l’ex palazzo reale mentre il quadrato viene allestito dove sorgeva il piedistallo di una statua del re poi distrutta. Il protagonista vero, evidente ma evidentemente occulto ai chiosatori di cinema che fanno da grande schermo ai loro editori, è proprio il fantasma della democrazia che del resto vien evocato anche nelle successive disavventure del direttore. Ovvero un quadrato che sostituisce la piazza metaforica e dove l’uguaglianza non è che un momento ludico. Perché si sa il popolo, quello vero, viene poi rappresentato da una “performance” offerta agli incliti finanziatori in cui l’artista, se così vogliamo chiamarlo, fa la parte di un uomo primitivo imprevedibile e violento che dà fastidio agli astanti graziosamente assisi a tavoli imbanditi, i quali alla fine si gettano su di lui per pestarlo, nonostante sappiano che si tratta di “arte” o comunque di finzione che essi stessi finanziano con una generosità negata invece al lavoro.

Tutto questo naturalmente viene classificato come provocazione dai piccoli borghesi della critica reazionaria che oltretutto non riescono proprio a sfuggire ai più miserandi e abusati cliché, ma si tratta invece di qualcosa che vediamo all’opera quotidianamente, che può essere ravvisato nella sua completezza formale alla Commissione di Bruxelles, così come nella vicenda dell’Ilva: si può stare con il popolo solo fino a che non si spendono che parole e buoni propositi, ma quando quest’ultimo pretende di mettere bocca e infastidisce la plancia di comando con le sue richieste, allora sono botte da orbi. Di certo questo film costituisce un unicum inaspettato nel quadro di un cinema in stato preagonico dal punto di vista dell’intelligenza e del buon gusto, tutto preso a proporre trucchi infantili per distrarre il pubblico con la scusa che far pensare nuoce al botteghino, mentre The Square dimostra  che si può graffiare a sangue ed essere divertenti. Ma è anche un unicum perché la Svezia in qualche modo lo è rappresentando un sistema monstre, un compiuto modello di socialdemocrazia e al tempo stesso anche di individualismo ontologico e dunque essenzialmente neoliberista. Tutto il sistema è stato costruito non su una società solidale e tesa verso l’eguaglianza, ma sulla libertà degli individui in quanto tali, sui figli che non devono chiedere ai genitori, sui pensionati che non devono dipendere dai figli, sulle donne che non devono dipendere dai mariti o viceversa e via dicendo. Insomma è una società che fornisce un aiuto non a stare insieme con dignità, ma a liberarsi gli uni dagli altri. Ed è proprio questo tipo di modello che è entrato in crisi  dimostrando ancora una volta che non si può puntare tutta la posta sulle libertà individuali, nonostante questo appaia oggi come il massimo di modernità fasulla.

In tale cornice il film diventa chiarissimo: le sole libertà formali con tanto di cacciata della monarchia, non sono sufficienti a creare una società in rotta verso un futuro migliore se poi si deve ricorrere a un episodico quadrato di uguali diritti e doveri che non vengono espressi nella loro concretezza nella piazza, ovvero nella comunità, ma costituiscono un opportuno trompe l’oeil per il potere della razza padrona.


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: