FlamanvilleIl nucleare, con tutti i suoi rischi e problemi, poteva almeno svolgere una funzione positiva, quella di  favorire da una parte l’abbandono dei combustibili fossili, responsabili del riscaldamento climatico e dell’ inquinamento atmosferico e dall’altro quella di sviluppare di sviluppare il settore delle rinnovabili, di cui da un puro punto di vista tecnico sarebbe il complemento ideale ( vedi nota). Ma non è stato possibile, più che per gli incidenti che hanno avuto un grande impatto sulle opinioni pubbliche di tutto il mondo, a causa di un fattore grottesco, ossia l’onnipotente mercatismo. Con l’ingresso dei soldi privati nel settore, qualsiasi ragionamento o programma razionale è stato spazzato via, portando al centro del discorso i rendimenti finanziari e i profitti.

Una situazione tutt’altro che ideale per favorire la sicurezza, l’evoluzione tecnologica e il costo finale dell’energia, per cui alla fine si è avuto una sorta di effetto paradosso: enormi investimenti sono stati sottratti alle rinnovabili e alla decarbonizzazione, in cambio di nulla. O meglio di cattedrali nel deserto che non si riesce a finire perché il continuo aggiornamento tecnologico, la complessità delle strutture, la necessità di controlli che evitino furbate sui materiali ( è accaduto in Finlandia dove non ci stanca di bacchettare i Piiigs e in Francia ) rendono la vita dura agli investimenti privati  e causano una continua, impressionante reazione a catena di cause legali e accuse reciproche per i ritardi e i costi che finora sono cresciuti di 4 volte rispetto a quelli iniziali.

Tre centrali di nuova generazione, espressione del famigerato Epr, reattore pressurizzato europeo, che era stato scelto anche per l’Italia al tempo del Berlusconi atomico, giacciono fra i lavori in corso mentre avrebbero già dovuto essere in funzione come minimo da tre anni. A Flammaville in Francia, nel Somerset e a Olkiluoto in Finlandia si monta, smonta e rimonta con la speranza di arrivare  nel 2018 a inaugurare questi falansteri dell’energia. Il fatto è che più il tempo passa più aumenta la garanzia che i governi devono fornire ai privati circa la remunerazione del capitale attesa che già oggi sfiora il 15% annuale. Semmai saranno in funzione queste tre centrali dovranno usufruire di sovvenzioni statali per poter vendere l’energia a prezzo di mercato: e che sovvenzioni, secondo gli ultimi calcoli del governo britannico, si tratta di oltre un miliardo di sterline l’anno, tutti soldi sottratti agli investimenti in rinnovabili o comunque per la sostituzione dei combustibili più sporchi per darli ad azionisti avidi e assolutamente inefficienti quando si tratta di sicurezza. Inoltre se il progetto dovesse fallire, come prevedono alcuni esperti dell’ Università di Cambridge, l’erario pubblico si troverà a garantire gli investimenti privati per circa 17 miliardi di sterline. Nel frattempo però sono maturate nuove idee anche in campo nucleare, come per esempio quella dei piccoli reattori modulari che non sarà possibile sperimentare e/ o attuare in mancanza di soldi letteralmente mangiati dal mostro Epr.

Ne ho parlato perché si tratta di un fallimento clamoroso dell’integralismo di mercato, della dimostrazione palese che nei settori di punta e quelli a maggior responsabilità aggiunta, se mi si passa l’espressione, il pubblico ha una funzione chiave e irrinunciabile da ogni punto di vista compreso quello di bilancio  Così come in quello della ricerca farmacologica, della scuola, della sanità, dell’ambiente, della previdenza sociale, lasciare che sia il profitto a dettare le regole non solo è pericoloso, ma spesso anche inefficiente e alla lunga foriero di disastri.

Nota. Le centrali nucleari hanno una produzione di energia costante e continua che  sarebbe -questione rischio a parte – l’ideale per supportare l’irregolarità prevedibile o meno di quella delle fonti rinnovabili. Nel panorama attuale questa energia o è sprecata o venduta sottocosto. D’altro canto la produzione di elettricità dal nucleare non è elastica e non può supportare picchi di domanda.