“Quando Lazzaro lasciò il sepolcro, dove era stato per tre giorni e tre notti sotto l’enigmatico dominio della morte e tornò vivo fra i suoi simili, per molto tempo nessuno notò in lui quei tratti sinistri che resero il suo nome un terrore man mano che il tempo passava. Felici di rivedere che era risorto alla vita, coloro che gli erano più vicini si diedero molto da fare per lui e soddisfacendo il loro ardente desiderio di essergli utili, furono solleciti nel procurargli cibo, bevande e indumenti.” Così comincia un celebre racconto di Leonid Andreev che cerca di immaginare la vita del resuscitato dopo il miracolo, descrivendola come un incubo: Lazzaro ha lo sguardo assente, vuoto come un deserto che impaurisce e fa fuggire tutti, perché chi è passato per la morte non può più davvero vivere.

E pare che la stessa cosa si possa dire de L’Unità tornata in edicola tra un plauso obbligatorio anche se il miracolo della resurrezione è stato difficile e paradossale: prima affidata a tale Veneziani, un editore di giornaletti che definire da parrucchiera è un complimento, poi dopo che questo Manuzio del terzo millennio è stato messo sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta, la maggioranza azionaria è passata al braccio destro del costruttore Massimo Pessina, uomo molto attivo nella creazione di cordate per la scalata dell’Expo come testimoniano le intercettazioni. Tutto il resto è Renzi nel senso che il direttore è un suo fiduciario  e immagino che tra i 25 redattori recuperati dalla cassa integrazione (unica cosa buona dell’operazione) non ci siano propriamente  campioni di spirito critico nei confronti del governo. Insomma Lazzarone che resuscita Lazzaro per farsi il giornalino dedicato ai fedelissimi, con un parterre editoriale che non ha proprio nulla a che vedere con lo spirito che fu del giornale e che approfitta solo del “marchio”.

E infatti da quel poco online che  è dato di vedere, l’incipit della nuova Unità non riparte certo da Gramsci, quel personaggino che nemmeno è passato per la ruota della fortuna, ma da questi tre figuri della foto sotto che “spiegano” da par loro la crisi greca e fanno da cornice ideologica, da annuncio programmatico alla linea del giornale.

Cattura

Ha proprio ragione Andreev: la resurrezione non riporta alla vita nella sua pienezza, ma a uno stato larvale, a una finzione, a una deformazione. E come sempre è meglio restare morti con dignità che rivivere con un po’ di vergogna.