1 maggio, l’esercito marciava per raggiungere l’Expo

Anna Lombroso per il Simplicissimus

Pare sia fisiologico che,  in una società nella quale il futuro è stato confiscato,  il dopo oggi si  preannunci come un tempo molto lungo,  dove la vulnerabilità di chi invecchia è esasperata da pericoli oscuri: povertà, isolamento, e la contemporaneità  e ancora di più il domani siano caratterizzati dalla paura, non più quella impalpabile, immateriale o “liquida”, che poteva provare chi aveva raggiunto un certo benessere e non sapeva se sarebbe durato nella vecchiaia, quella di chi avrebbe avuto maggior libertà e tempo ozioso senza saper bene che farne, ma invece quella fisica delle vite sempre più nude, più esposte alla malattia, alla solitudine e quindi alle minacce che ogni giorno vengono amplificate dalle trasmissioni degli impresari del terrore.

Paura di presenze ostili, paura dei rapinatori in banca, di matti in tribunale, di islamici che si fanno saltare dentro al supermercato, dell’uomo nero come quando eravamo bambini e di quello giallo che ci espropria di tutto, dei tifosi allo stadio, dei vicini che salutano sempre e sembrano delle bravissime persone, dello sconosciuto che si offre di aiutarti a portare la borsa della spesa, di guappi tatuati che prendono in giro il portatore di handicap, di signore che alla posta ti fermano vantando intimità con i tuoi parenti, della possibile badante imposta e di non avere nessuno che ti assista. E  degli esattori, degli ufficiali giudiziari, degli evasori e dell’idraulico che non fa la fattura di quelli che suonano al citofono per offrirti il nuovo vantaggioso contratto per la fornitura di energia, della ditta mandata dal comune assatanato di multe per controllare i fumi della caldaia, degli uffici che pretendono di comunicare tramite posta elettronica a sancire il neo analfabetismo, di andare in ospedale e di non trovar posto in ospedale, degli esiti delle analisi e di non avere i quattrini per farle. E della creditocrazia e di non avere un conto in banca altrimenti non ti accreditano la pensione. E del campanello che suona con le raccomandate e del campanello che non suona mai. E del silenzio della solitudine e del rumore della folla.  E quella di cedere ai ricatti e insieme quella di avere il coraggio di non assoggettarsi, perché è la merce che si paga più cara, di pensare altrimenti da chi ti sta intorno e al tempo stesso di essere soggiogati dalla stessa  confortante anestesia.

E pare che sia altrettanto naturale che gli stessi che il futuro ce lo tolgono, gli stessi che nutrono i nostri fantasmi velenosi, gli stessi che alimentano e diffondono il contagio della diffidenza e del timore, gli stessi che stanno oscurando le nostre vite con intimidazioni, estorsioni, limitazione di diritti e cancellazione di certezze e garanzie, ci diano in cambio quel tipo di rassicurazione che ci aspettiamo dai malavitosi che riscuotono il pizzo in cambio della “protezione” dei loro bravacci, che appiccano il fuoco davanti alle vetrine, per persuaderti a ricorrere all’aiuto dei loro scagnozzi, che ti costringono a fare un debito per pagarti la loro difesa per indirizzarti dai loro amici strozzini.

Così dovremmo combattere la paura pagandoci una sicurezza “aggiuntiva”, quella privata abilitata al potere sostitutivo delle forze dell’ordine, in modo che direttamente o indirettamente le risorse vadano a vigilantes, ronde, guardianie,   invece che a poliziotti che è preferibile siano avviliti, umiliati e ricattati, quindi frustrati, insoddisfatti e  risentiti. O quella dei militari continuamente evocati per sedare i rivoltosi di quella guerra civile mossa contro il lavoro, l’abitare dignitoso, l’istruzione pubblica, l’ambiente sano, ma ormai anche per quella strana prevenzione  in nome del contrasto a svariati terrorismi  e che si dovrebbe esercitare  ovunque vi sia socialità, in modo da normalizzare la minaccia e la diffidenza che genera,  così da farci sentire sempre in pericolo, tanto da consegnarci a sistemi di controllo, di sorveglianza e di repressione.

Ci tranquillizza anche il Commissario della grande festa dell’Expo:  una commissione speciale per un evento speciale ha appaltato la vigilanza del gran ballo Excelsior dell’abbuffata a un raggruppamento di otto organizzazioni private tra le quali spicca proprio l’All System, quella che si è distinta per i controlli al Tribunale di Milano, incaricata di proteggere neo iscritti al Pd e lardo di Colonnata, visitatori e pomodori Pachino, espositori e pistacchi di Bronte. I turni di vigilanza, ha specificato Sala, saranno composti da «750 persone, armate e non. Di notte diminuiranno ma ci saranno 600 militari». Oltre a questi, la sicurezza sarà garantita da una recinzione con filo leggero a 3,15 metri, 4mila telecamere e sistemi di controllo di tipo aeroportuale agli ingressi oltre che controlli sui camion con il braccio radiogeno.

Chissà quanto ci costerà l’ordine che regnerà all’Expo. Chissà quanto ci costerà vivere ogni giorno di più nella sicurezza della grande galera che ci aspetta, chiusi dentro a una gabbia di isolamento e di sospetto, in fortezze cinte da muri sempre più alti a protezione però di chi sta fuori o più in alto e che, ma non deve consolarci, ha una gran paura di noi e di quello che potremmo, o dovremmo, diventare.

 

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3 responses to “1 maggio, l’esercito marciava per raggiungere l’Expo

  • anna lombroso

    Nobel o almeno Pulitzer per Exflop ancora in corso ed Explosivo

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  • Angelo Kinder

    Il nipote di un mio conoscente, che lavora con turni massacranti in quella terra di nessuno ha bellamente riferito che la sua zona non verrà completata prima di quattro mesi (e sono molto avanti coi lavori). Gente che entra ed esce senza pass. Caos assoluto. L’eliporto per eventuale atterraggio di elisoccorso lo completeranno (‘Deus vult’) a manifestazione ampiamente finita (ergo, venti milioni – si fa molto per dire – di avventurieri che vi inzupperete le shoes nella fanghiglia sterrosa dei padiglioni in via di completamento, in alto mare, attenti a non aver bisogno di cure intensive, ché la tempestività dei soccorsi medici non sarà assicurata). Allacciamenti malfunzionanti, impiantistica impacchettata, collaudi fatti senza collaudatori e senza uno straccio di certificato che ne attesti l’autenticità (hai voglia quante tonnellate di fascicoli ci saranno da aprire, Procure della Repubblica di mezz’Italia, per questa maratona dell’illegalità da far apparire Al Capone, al confronto, come Santa Maria Goretti…). Poi i velinari di regime vi diranno che va tutto ben… Domani alla Fiera di Milano “collauderanno” – si fa molto, ma mooolto per dire – le telecomunicazioni, e si affretteranno a dirvi che sono perfette (‘cor ciufolo!’, direbbe la zia Berta…). Insomma sono con l’acqua alla gola, ‘nun gliela fanno’. Avrebbero fatto più figura a rimandare il tutto onestamente e modestamente di almeno un semestre, ma lo gnorri rignanese non vuol sfigurare davanti ad una platea di figuranti.

    Chiamatelo pure “EXFLOP” (e, voglio il copyright del calembour, quando tra pochi mesi tutti lo chiameranno così…).

    -Angelo Kinder-

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