PodemosLa notizia di questi giorni è che in Spagna il partito Podemos, nato meno di un anno fa dalla costola sinistra degli indignados, dopo avere avuto un exploit inatteso alle europee con l’8% , ora risulta primo partito spagnolo nei sondaggi, superando le due formazione maggiori,  PP e Psoe, un dato che sia pure nei suoi limiti sta portando il terremoto nell’ abborracciato e servile bipartitismo spagnolo formato da una destra di orientamento franchista e dal centrodestra reale degli ex socialisti, qualcosa di molto simile, mutatis mutandis, a ciò che sta avvenendo in Italia. Ma al contrario di quanto avviene da noi, in Spagna una parte della sinistra ha abbandonato le sostanze oppiacee dell’entrismo, si è messa sulle tracce già percorse da Syriza in Grecia ( da non confondere assolutamente con quella cosa oscura e informe che è stata la lista Tsipras) e dimostrando che quando la sinistra fa la sinistra non deve accontentarsi delle briciole del bacino elettorale, ma può persino vincere.

Certo non bisogna rimanere nel vago e nell’ambiguità o farsi invischiare in e frenare da spezzoni ideologici validi in tutt’altra situazione che finiscono per dare origine a programmi poco incisivi, talvolta persino reticenti. Così Podemos oltre  alla nazionalizzazione di gran parte dei servizi pubblici, al controllo delle banche, al reddito di cittadinanza, agli incentivi per le piccole imprese, propone posizioni decise contro la Ue ormai chiaramente orientata verso un disegno oligarchico e auspica la fine dell’euro come strumento di elezione dei massacri sociali, senza tentare l’impossibile impresa di avere la moglie ubriaca e la botte piena, ossia di sopportare tutto in vista di una improbabile “altra Europa”. La quale del resto non potrà mai nascere se non si rigetta alla radice quella che abbiamo.

Non è certo un caso che dove la sinistra si è completamente arresa al liberismo o ha mostrato troppe esitazioni nei confronti dello stesso e dei suoi strumenti, è stata praticamente messa al tappeto o dall’interno come nel caso dell’Italia o dall’esterno come è accaduto in Francia: dovunque ha comunque lasciato che le proprie rivendicazioni fossero in qualche modo surrogate dalla destra che ovviamente ne farà tutt’altro uso o da movimenti magmatici di varia e composita natura. Nella stessa Germania il declino della Spd è sotto gli occhi di tutti. Tanto che in Turingia i socialdemocratici per non sparire sono stati costretti ad abbandonate la conventio ad excludendum nei confronti della Linke (il cui leader storico Oskar Lafontaine, si è pubblicamente espresso contro la moneta unica). Proprio quella conventio che segnò a suo tempo la sconfitta dei socialdemocratici.

Del resto la cosa sembra venire a puntino in un momento nel quale la Germania, anche su input americano, sta seriamente pensando di abbandonare l’eurozona vista l’insostenibilità economica della moneta unica per la periferia, la necessità per la Germania di colossali esborsi  per mantenere in piedi il gioco (200 miliardi all’anno, secondo alcuni calcoli) ormai non più tanto conveniente e l’insostenibilità politica di tutto questo non solo per la Merkel, ma per l’intero sistema politico. Tuttavia i “consigli” di Washington si riferiscono anche ad altro e cioè alla necessità di mettere fine al massacro prima che esso provochi nei Paesi della periferia europea una decisa sterzata contro i governi della troika, con il pericolo che oltre ai dogmi liberisti finiscano per saltare anche le fedeltà atlantiche.

Così l’indeterminazione delle sinistre con relativa scarsa incisività sul piano elettorale, l’incapacità di uscire dagli schemi fossili (governabilità -rappresentanza) non solo ha lasciato campo libero alle euro oligarchie, ma di fatto rischia di vedere una gestione del dopo euro tutta a destra, perdendo così definitivamente decenni di lotte e di conquiste. Qui non Podemos, se non ricominciare una storia completamente daccapo.