Il sito della Chil srl di Renzi che evidenzia i rapporti col mondo Berlusconiano. Meglio evidenziava fino a dieci mesi fa, Ora è scomparsa.
Il sito della Chil srl di Renzi che evidenzia i rapporti col mondo Berlusconiano. O meglio evidenziava fino a quattro anni fa sino alla sua scomparsa alla rete.

Ci ho pensato e ho esitato prima di scrivere queste righe: non volevo dare l’impressione di sfruttare  i guai giudiziari di Tiziano Renzi, padre di Matteo, da oggi ufficialmente sotto inchiesta, sospettato di bancarotta fraudolenta, per dare addosso al premier più di quanto non faccia quasi quotidianamente. Qualcuno -.mi sono detto – potrebbe scambiare per acrimonia personale o per squallida strumentalizzazione, per goloso boccone del partito preso parlare di una vicenda che a rigore non c’entra nulla con l’inquilino di Palazzo Chigi. Ma poi ho cambiato idea, perché vicende della Chil Post, l’ultimo nome assunto dalla polimorfa azienda di famiglia del rottamatore, sono tutt’uno con la storia di Matteo che dentro il coacervo di aziendine di famiglia ha recitato pro forma la commedia dell’imprenditore beccandosi tra l’altro una condanna in Cassazione per il tentativo di fregare i dipendenti, e che grazie a un’assunzione come manager alla Chil Srl 11 giorni prima della sua candidatura ufficiale a presidente della Provincia di Firenze, gli ha permesso di assicurarsi  anche meritati contributi, ancor più corposi di quella della madre, in quiescenza dall’età di 38 anni.

Questo blog in anni non sospetti, quando Renzi era ancora al primo scalino della sua ascesa, aveva messo in luce proprio questa filiera ereditaria che da una parte affonda le radici nell’ambiente democristiano di destra e massonico, dall’altro in attività nel campo della pubblicità e della distribuzione dei giornali, assai vicine all’entourage economico berlusconiano e soggette a continui e inspiegabili mutamenti di ragione sociale quasi ad imitazione casalinga delle scatole cinesi di Mediaset, Edilnord e compagnia. Non possiamo sapere che strada prenderà l’inchiesta ( i particolari della vicenda sono qui ) e sarebbe scorretto anticipare giudizi o stracciarsi le vesti, ma di certo non si può non vedere che l’humus nel quale si è formato l’uomo di Rignano  è proprio quello del mini capitalismo di relazione della provincia italiana, ben lontana dalla produzione di qualcosa che non sia un clan, dove caporalato evoluto, furbate e opacità sempre al limite, si intrecciano con arrivismo, arroganza e con la desolante mancanza di educazione politica, per non dire di cultura nel senso generale. Ecco, come direbbe Bersani, Renzi è questa cosa qua. E tale natura si vede benissimo nella vacuità da falena che vola attorno alle idee surgelate pronte in soli 5 minuti di microonde o ai luoghi comuni della destra padronale.

Così vedrete che nelle prossime ore, nei prossimi giorni i fan di  Renzi che ormai sarebbero capaci di trovare una giustificazione anche al cannibalismo, si trasformeranno in berlusconiani puri e diranno ecco vedete cosa capita a chi tocca il potere. Esattamente come milioni di imbecilli hanno creduto che l’uomo più potente e più ricco d’Italia fosse ostaggi di fantomatici comunisti. Perché ormai è questa la dinamica acefala del leaderismo. Senza nemmeno considerare che la vicenda giudiziaria va avanti dall’anno scorso, ma, misteriosamente non se ne era saputo assolutamente nulla al fine immagino di non turbare il giubilamento di Letta e le europee. Per non parlare della singolare coincidenza con le esternazioni renziane sulla giustizia e sulla politica con l’arrivo dell’avviso di garanzia.

Ma queste sono le solite baruffe chiozzotte. Ciò che rimane è  l’impressione sempre più marcata e orribile di non aver fatto un passo avanti verso un’Italia migliore rispetto a quella berlusconiana. Anzi di starci affondando definitivamente.