Scandalo al sole dell’Irak: le polemiche mentecatte

images (3)La situazione disperante nella quale siamo caduti è rappresentata in maniera plastica dalla incredibile, sguaiata, volgare reazione della peggiore politica politicante, con relativo seguito mediatico, a un post che l’onorevole cinque stelle Alessandro Di Battista ha osato pubblicare sul blog di Grillo. I minus habens in servizio permanente effettivo hanno coraggiosamente levato la loro voce, magari la stessa con cui hanno difeso l’insigne nipotità di Ruby, contro Di Battista colpevole di aver detto ciò che tutti noi sappiamo e cioè che la situazione irachena è frutto della dissennata politica Usa e occidentale la quale non ha fatto altro che creare disperazione, alimentare le posizioni estreme e quel terrorismo che poi serve a giustificare altra politica di potenza.

Si tratta di cose che possono essere lette su giornali di tutto il mondo, che può capitare di trovare persino nella Washington Post, che sono all’origine del disgusto che molti britannici provano nei confronti di Blair, cose che fino a qualche mese fa pensavano anche i neo fan del renzismo, ma che risultano scandalose ai cazzi buffi meglio pagati del mondo che siedono immeritatamente nel nostro Parlamento come badanti dei poteri atlantici ed europei, ammesso che vi sia una differenza significativa tra i due. E per manifestare il loro scandalo prendono un solo passaggio del lunghissimo post di Di Battista, nel quale viene detto: “Nell’era dei droni e del totale squilibrio degli armamenti il terrorismo, purtroppo, è la sola arma violenta rimasta a chi si ribella. E’ triste ma è una realtà. Se a bombardare il mio villaggio è un aereo telecomandato a distanza io ho una sola strada per difendermi a parte le tecniche nonviolente che sono le migliori: caricarmi di esplosivo e farmi saltare in aria in una metropolitana. Non sto ne giustificando né approvando, lungi da me. Sto provando a capire.”

Ora quelli che gridano allo scandalo sono del tutto ignari che c’è una vasta pubblicistica europea sull’argomento: la tela di cazzatine, concettini, frase fatte e ordini di scuderia sulla quale vivono  è per loro l’infinito, come lo è la foglia di gelso per il bruco della seta. Ma anche se il tema delle nuove tecnologie e metotodologie di guerra, del loro influsso sui conflitti diseguali non fosse un argomento di discussione tra i più attuali nel mondo, non si vede cosa ci sarebbe di strano nelle parole del parlamentare grillino, visto che da un quindicennio spendiamo cifre enormi e paghiamo un tributo di sangue per una guerra al terrorismo considerato Però come un feticcio intoccabile e non una realtà che meriterebbe di essere esplorata. Ma per questa gentina,per questi ometti e donnette non c’è niente di peggio, non c’è delitto politico e umano più grave che tentare di capire. Il sottrarsi all’esercizio di comprendere è il paraocchi grazie al quale possono fare in automatico ciò che fanno.

E poi non vedono l’ora di mandare armi ai Curdi, prima che l’Isis arrivi a consolidare il califfato che senza le mene americane in Siria non sarebbe mai nato e evitano di parlare della conferenza di pace proposta da Di Battista: la scusa  umanitaria sono gli Yazidi che “sarebbero” in via di essere sterminati, che “avrebbero” subito 700 morti secondo quanto ” “affermerebbe” un’agenzia siriana di stretta osservanza americana. Vista la straordinaria faccia tosta del potere occidentale nel dire bugie e nel crearle, il solo uso di condizionali la dice lunga sulla consistenza di queste notizie. Ma ad ogni modo è fin troppo evidente che il dramma yazida non è che una delle disgraziate vicende seguite alla frammentazione dell’Irak. Ed è davvero strano che poi tanto accorato desiderio di soccorso non si eserciti sui palestinesi della striscia di Gaza che hanno già avuto 2000 morti, purtroppo accertati.

Ma in questo caso i Palestinesi sono i cattivi, mentre nell’altro gli Yazidi, vera pepita per la Casa Bianca, sono i buoni da salvare e così -immagini della Cnn – arriva in elicottero il prode corrispondente col ciuffo biondo della stessa centrale informativa a portare cioccolata e consolazione ai bambini, proprio come nei filmati al tempo della guerra del Vietnam. Con gente che nel pieno deserto non si sa se scappa, viene a prendere i pacchi di cibo o effettua la trasumanza e che talvolta espone striscioni chiaramente stampati da qualche tipografia del deserto. Ed è quest’orrida farsa che piace tanto ai responsabili rappresentanti  del nostro Parlamento, non che si parli o si discuta o si esprimano idee perché esse stesse sono ormai di per sé scandalose, la condizione inumana della libertà che essi si apprestano a far scomparire. Per spirito umanitario, s’intende.

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10 responses to “Scandalo al sole dell’Irak: le polemiche mentecatte

  • Roberto Casiraghi

    La situazione era disperante anche prima solo che non c’era internet a permetterci di smascherarla. La nostra autocritica, se abbiamo voglia di farla, deve investire tutto quello che pensiamo sia successo nel passato. Non è che mentre il presente è incerto e manipolato il passato fu meno incerto e manipolato! Questa sarebbe proprio una coperta di Linus che spero nessuno voglia utilizzare. Quello che vediamo accadere in questi mesi e anni ci deve spingere a riesaminare drasticamente e senza veli pietosi tutta la storia umana, a cominciare dagli ultimi 150-200 anni. Il terrorismo è un’invenzione americana mentre la carboneria era una realtà sorgiva? Non ci credo più. Lenin e Mao potevano con quattro gatti impadronirsi del potere nei due spazi geografici più vasti del mondo? Basta con le battute please. Lo stesso periodo delle dittature fra le due guerre è ormai molto sospetto tanto più che il concetto di dittatura si è prestato bene a rivestire in quel periodo storico la stessa funzione ricoperta oggi dal terrorismo ossia quella di fornire un’ottima scusa per preparare a fuoco lento delle nuove guerre destinate a divampare negli anni successivi con un dispiego di armamenti mai visto prima e distruzioni di proporzioni immani. Non dimentichiamo poi che l’attuale riemergere delle destre in tanti paesi europei a ridosso della crisi economica del 2009 sembra mimare da vicino la crisi del 1929 e la guerra scoppiata dieci anni dopo.
    Venendo alla posizione di Di Battista, che sarebbe stata anche la mia un paio di anni fa, devo dire che è comprensibilmente ingenua, ossia è la convinzione onesta di qualcuno che non ha ancora superato certi normali tabù mentali come l’idea che “non è possibile che ci abbiano mentito su tutto”. Purtroppo non solo è vero, ma la realtà, a conti fatti, si rivela come un’architettura gotica di menzogne che si lasciano sì scoprire per tali ma senza che sia mai possibile risalire alla verità univoca. A meno di non voler aspettare i rituali 50 anni dell’apertura degli archivi che non sono, comunque, a prova di manipolazioni visto che li si può manipolare prima, durante e anche dopo la loro apertura.
    Di Battista non sa ancora che il terrorismo non è mai esistito come fattore autonomo ma è un’invenzione e “coltivazione” americana, russa, cinese eccetera. Dal punto di vista geopolitico si tratta, per le grandi potenze, di inventarsi un nemico che sia vago, non molto ben definito, strutturalmente debole, facile da distruggere perché non ha alcuna forza o consistenza se non quella che le grandi potenze stesse gli hanno conferito, ma che possa comunque fare paura alle pubbliche opinioni. Un bombardamento condotto con aerei che faccia migliaia di morti non ci impressiona, perché è poco verosimile che capiti anche da noi, ma qualcuno che si trasformi in una bomba umana e si faccia esplodere sì perché subito pensiamo che potrebbe succedere anche a noi nelle vie delle nostre città o a ridosso delle nostre case.
    Il terrorismo, che non era mai esistito prima nella storia umana, nasce quando si sviluppano la psicologia comportamentale e il marketing della guerra e si comincia a studiare a tavolino come si fa a condizionare l’essere umano per indurlo ad accettare l’inevitabilità della guerra, cosa che, comprensibilmente, interessa molto ai fabbricanti d’armi. E’ a questo punto che i sentimenti umani di base, la paura ma anche lo slancio umanitario, emergono come fondamentali fattori capaci di condizionare la decisione popolare di dire di sì ad una guerra.
    Però sarebbe errato pensare che il terrorismo sia un’arma della geopolitica. E’ errato perché la geopolitica come scienza non esiste o, per meglio dire, è una copertura ideologica nelle mani di coloro che la usano con finalità di business. Lo scopo ultimativo delle guerre non è infatti conquistare spazi vitali e consentire alle nazioni forti di estendere le proprie zone di influenza perché questo presupporrebbe che le nazioni ancora “esistano”. Questo, se mai è stato vero, ora non lo è più. Su questo blog leggiamo tutti i giorni che tutto è pilotato da una élite che sta spingendo le nazioni verso l’autodistruzione per far emergere, come nuovo grande potere, quello sovranazionale del business. E il business più grande, più ricco, più appetibile è vendere armi, finanziare ad alti tassi di interesse le “nazioni” che dovranno armarsi per fare la guerra, gestire l’enorme business della ricostruzione e, nel frattempo, speculare sui mercati approfittando delle tensioni e ripercussioni borsistiche causate dagli eventi bellici. Tutto qui, ma per Di Battista forse è una cosa troppo grossa da digerire in un colpo solo. Lo capisco e gli auguro solo di avere il coraggio di non tornare indietro alle vecchie certezze di un tempo ma di proseguire il suo cammino non curandosi dei denigratori di oggi.

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  • jimmiepdx

    Ma chi ripete pappagallescamente la palla della guerra al terrorismo (gemella, almeno qui alla “guerra alle droghe) e’ furbo. O, perlomeno, non rischia di scendere in classifica nelle pagine gialle del conformismo, diligentemente redatte dall’ “addetto alle comunicazioni” delle ferratissime ambasciate USA, il quale, come la Provvidenza, tutto vede e tutto sa.
    A proposito di Iraq, chi scrive e’ stato per qualche anno responsabile delle vendite per il Medio Oriente per il proprio datore di lavoro. Di tutti gli stati visitati, quello che in senso assoluto mi e’ piaciuto di piu’ e’ stato l’Iraq (si, quello di Saddam). Spirava (ad usum dicendi) un’aria di caotica tranquillità, tipica della cultura araba. Ma la gente se ne andava e veniva in pace. Alla sera ricordo ancora il mio infrigolamento con la folla sulle rive dell’Eufrate per consumare il mashgoof, pesce cucinato sulla brace in loco, servito in un cartoccio, cosparso di sale grosso e consumato familiarmente seduto su un prato insieme a centinaia di altri. Nel paese l’istruzione era gratuita fino all’università – peraltro aperta alle donne. Degli studenti (e studentesse) di medicina mi spiegarono il sistema. Per non parlare della sanità, gratuita per tutti senza fare domande. Al venerdì la TV trasmetteva senza interruzione le tipiche lamentose litanie dei muezzins (o imams?), che si interrompono quando meno te l’aspetti, per cominciare pochi secondi dopo in cicli interminabili. Ma altrimenti era un paese chiaramente laico – e (cenere sui capelli per l’ignoranza) – non sapevo lontanamente cosa fossero i Sunni o gli Shia.
    Saddam era l’orco da assassinare perchè non si piegava alle domande USA. Non sono un esperto in sociologia o etnologia, ma la cultura araba in generale ritiene l’ospitalità come un piacere e dovere religioso. Di questo sono stato (come sono sicuro moltissimi altri) testimone oculare. Per quel che vale (basta rileggere un po’ di storia del fascismo), e’ relativamente facile aizzare certi gruppi di persone – meglio se giovani, poveri o diseredati – e farne delle macchine da assassinio. Magari senza gli estremi di cui leggiamo oggi, ma è questione di gradi e non di sostanza. Specialmente quando l’ideologia, piu’ o meno nascosta dietro le quinte, pilota guerre, invasioni ed assassinii (con o senza droni), al servizio del piu’ bieco capitale sanguinolente. Del resto, accumulando paradossi sopra a paradossi, Zio Sam bombarda i filo-califfi in Iraq, mentre li arma in Siria. E’ un bordello materiale, mentale, criminale, assurdo e incredibile, se non fosse vero.
    http://www.yourdailyshakespeare.com

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  • Anonimo

    Di Battista si è accorto che l’Isil è un’accozzaglia di fanatici organizzata, nutrita, armata e stipendiata dagli Usa e dai loro lustrascarpe? Eppure pochi giorni fa lo ha ammesso perfino madama Clinton.
    E si può dire la stessa cosa per i talebani, vent’anni fa.
    Il “terrorismo” dei disperati vagheggiato dal Di Battista non c’entra nulla con le bande dotate di mitragliatrici e missili Stinger.
    Pare invece che nel nostro parlamento si voglia giustificare preventivamente la prossima aggressione a stelle e strisce, sottolineando la pericolosità dei fanatici religiosi che prima sono stati fatti crescere e che ora vengono agitati come spettro per poter intervenire manu militari proprio a ridosso di Damasco.
    Strano che la nostra ministra della guerra non abbia già assicurato la nostra partecipazione, naturalmente “umanitaria”. Non vorremo mica rinunciare a raccogliere le briciole delle rapine altrui, come da nostra secolare tradizione?

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    • annaorsa

      Devo aver sbagliato qualcosa nell’inviare questo commento. Non sono Anonima.
      Anna Orsa

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    • Massimo

      Ma quando mai la Clinton ha detto una cosa del genere ? Fonti please..e in originale,non secondo la versione di qualche pazzoide semianalfabeta grillino tipo quello che scrive ‘sto blog da due lire..

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      • annaorsa

        http://www.osservatorioglobale.it/hillary-clinton-lisil-roba-nostra-ci-sfuggita-mano/
        Con l’eccezione dei notiziari di regime, sono dichiarazioni che si trovano ovunque. Quanto al “blog da due lire”, sono sicura che hai cose più importanti da fare che non infiltrarti qui dentro a vomitare insulti.

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      • Ettore

        Magari oggi ci fossero ancora le lire! Se poi esporre un argomento in modo problematico, per tentare di suscitare un confronto, una analisi non monocorde, significa essere un “pazzoide semianalfabeta grillino” tout court, allora vuol dire che ha sempre ragione De Gregori nel cantare “e non c’è niente da capire” ….. Intanto i presunti savi di mente, ben acculturati, ci fanno dono di una spirale terroristica che dura e si espande di anno in anno. Beh, allora, io son lieto di essere un “pazzoide”.

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  • carlomoriggi

    ..oggigiorno non si arriva più a fare politica, a sedere in posti di “comando”, posizioni di rilievo istituzionale, senza saper “leggere” le cose dal punto di vista più conveniente, rispetto ai problemi che oggettivamente queste sollevano.
    Questa sorta di “mercantilismo dialettico”, luce artificiale… a tutti gli “effetti”, è solitamente volta a illuminare uno spaccato “inesistente” e a iniettare nel circuito mediatico sovrapposizioni di un medesimo significato con evidenti elementi di disturbo programmatici; e non c’è più neanche la maestria culturale del politico di una volta a camuffarne l’aspetto
    semantico.
    Semplicemente:
    Pare che anche l’onestà intellettuale se ne sia andata a farsi fottere!

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