predicare_bene_razzolare_maleAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non ho notizie precise in merito, ma nell’iconografia delle battaglie non si vede mai morire in campo un trombettiere. C’è da sospettare che una volta dato il segnale dell’attacco, girassero il cavallo e tornassero nelle retrovie, in mezzo alle salmerie, a farsela con le vivandiere, a combinare qualche affaruccio con le intendenze, mentre sul campo le prime file e poi via via i soldati cadevano sotto i colpi del nemico. E pare proprio siano così i trombettieri del governo: perepepepè e poi via dentro alle loro stanze, che a sacrifici più o meno estremi dobbiamo pensarci noi. È evidentemente così anche nella guerra alla corruzione: perepepè, squilli di trombe per farci sapere che scende in campo l’invincibile armata dell’Autorità poi tutti sono tornati nelle retrovie, lasciandola “disarmata” di strumenti, leggi, esercito.

Più che retrovie montagne che una volta partorito il sorcetto, ridiventano impenetrabili e inviolate da critiche e ragioni, che, si sa, le montagne si devono aprire, anzi sventrare per aprire opportune gallerie, far passare redditizi tunnel, scavare profittevoli buchi possibilmente in regime di deroga da leggi, controlli, vigilanza. Perepepè, il segnale era suonato anche per una nuova legge sugli appalti, che, sarò meschina, a ridosso degli scandali Mose, Expo, Tav, mi pare più urgente della riforma del senato, soprattutto in vista di un organismo di part time nominati secondo criteri arbitrari, provenienti dalla sentina del malaffare, insomma poco credibili nelle funzioni di acceleratori e razionalizzatori di provvedimenti che dovrebbero prendersi cura della nostra quotidianità martoriata da burocrazie discrezionali e opache.

Andando a rovistare nelle notizie che fanno eco ai perepepè si scopre che è affidata al viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini la riscrittura del nuovo codice degli appalti, azzerando quello attuale e ripartendo con serena prudenza e ragionevole lentezza da un testo di 200 articoli, contro gli attuali 600, ispirati a trasparenza e chiarezza. Una prima bozza, ma con calma, eh, non c’è mica fretta, dovrebbe essere pronto per la fine del mese, che poi ci sono le vacanze e intanto i cantieri lavorano, perché è questa la vera emergenza, l’esigenza primaria e indifferibile: che lo spettacolo continui, che i lavori proseguano, che non si faccia brutta figura con lo sparuto gruppetto di aderenti all’esposizione dei taralli e della salama da sugo, che non vengano meno i sodalizi stretti con potenti cordate imprenditoriali. Perché sia chiaro per tutti, il nuovo codice se azzera quello vecchio, lascia intatto il già fatto, il già cominciato, il già tossico, il già appestato, Expo, Mose, Tav e perché no? il megatunnel fiorentino del quale il trombettiere capo invoca la ripresa dei lavori anche quelli avviati in regime di deroga, tanto che proprio per quell’opera venne prevista dal pluri indagato ex ministro Matteoli la festosa sospensione della Valutazione di Impatto Ambientale.

Possono stare tranquilli quelli che irragionevolmente temevano una moratoria e una revisione drastica del programma Grandi Opere, insieme alla cancellazione della legge Obiettivo e delle altre leggi speciali di berlusconiana memoria. Il nuovo codice si declinerà in due decreti, quello di puro e semplice recepimento della direttiva Europea in materia di appalti e gare, un secondo finalizzato a ridurre il numero delle stazioni appaltanti, snellire gli oneri documentali, a favorire le condizioni di accesso al mercato per le piccole e medie imprese, anche grazie alla revisione del sistema delle certificazioni delle imprese. E per scongiurare l’infausta pressione di gruppi d’opinione ispirati alla sciagurata ideologia del Nimby e dei vari comitati del NO il nuovo ordinamento prevederà forme innovative (twit? Selfie?) di partecipazione delle popolazioni dei territori interessati nel processo decisionale.

Insomma per una volta non si deve nemmeno scomodare il gattopardo, che nulla cambia perché nulla cambi, se in tema di grandi opere, la corruzione è di sistema ed è stata favorita proprio dalle semplificazioni normative e procedurali: un processo di modifiche legislative e smantellamento di verifiche e controlli, avviatosi negli anni novanta con la TAV, proseguito con le leggi “speciali” – quali Mose e Expo-, e realizzato a pieno regime nel 2001 con la Legge Obiettivo per le Infrastrutture Strategiche. È così che sono state legittimate quelle cordate, rese istituzionali proprio da condizioni e regimi di emergenza pretestuosa, cui affidare in toto i grandi lavori, in sostituzione dei preesistenti enti appaltanti e gestori, avviati con la rimpianta legge Merloni nel post-Tangentopoli, che aveva perlomeno chiarite e attribuite responsabilità e competenze di enti territoriali e di istituzioni centrali.

C’è da star certi che il nuovo codice lascerà intatta l’inviolabilità dei regimi eccezionali, delle condizioni speciali, delle emergenze che hanno concentrato tutto nelle mani di quei Contraenti Generali, di quelle alleanze che vedono sempre gli stessi nomi, gli stessi inquisiti, gli stessi indagati intoccabili e protetti da un sistema di monopolio, di interessi speculativi, finanziari e imprenditoriali, banche, aziende, controllori sleali, politica infedele, amministratori rapaci, magistrati in liquidazione. Eh si loro suonano le loro trombe e ci trombano.. non sarà ora di suonare le nostre campane?