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A Firenze tira una brutta Air

aeroporto-firenze_risultatoAnna Lombroso per il Simplicissimus

Ogni tanto arriva una buona notizia, un sussulto di dignità, una reazione in nome dell’interesse generale. Ancora più sorprendente e incoraggiante se l’epifania si manifesta dall’interno   contro  quella cricca sempre più ambiziosa e più avida che potremmo chiamare giglio magico, zerbinotti vanitosi à la manière di Pieraccioni, acque chete che sotto i boccoli da madonnine infilzate celano caparbie indoli alla sopraffazione  e che dietro quei bei modini nascondono ferrei arrivismi e smanie senza scrupoli di affermazione personale.

Un paio di giorni fa, e non possiamo che esserne compiaciuti, è stata messa in minoranza e quindi implacabilmente decaduta come una regina spodestata che abbia perso i favori del popolo, la sindaca di Sesto Fiorentino, sfiduciata dalla maggioranza del Consiglio comunale, riunito in seduta straordinaria proprio per discutere la mozione di sfiducia firmata, tra gli altri, da otto consiglieri del suo partito, il Pd.  Eletta nel maggio 2014, Sara Biagiotti, ex portavoce della campagna per le primarie 2012 con Maria Elena Boschi e Simona Bonafè, in un anno di amministrazione ha lavorato alacremente per realizzare le manie di grandezza del suo piccolo imperatore. Una in particolare, sua anche se “ereditata” e non rottamata: quel “potenziamento” dell’aeroporto di Firenze,  uscito dalla mente visionaria di un ex assessore  alle Infrastrutture della Regione Toscana che nel 2011, una  decina di giorni dopo aver lasciato l’incarico entra nel cda di un fondo pronto a investire   negli aeroporti (Firenze, ma anche Siena) e la famigerata autostrada Livorno-Civitavecchia, grazie ad un inquietante sodalizio stretto dalla componente  dalemiana del Pd e dall’allora Pdl nella figura di Altero Matteoli, allora ministro.

Sono passati gli anni, ma quel patto regge ancora,  compresi gli attori privati o diversamente privati che siano, con la famiglia Benetton che vuole essere a un tempo dinastia di dogi a Venezia, e stirpe medicea a Firenze, una giravolta di politici convertiti in manager, enti statali, Ministero e Enac, ridotti in stato di entusiastica sudditanza, tutti concordi sulla bontà di un progetto che prevede non solo l’“ampliamento” della pista (promossa a 2400 metri contro i primitivi 2000) con tutte le relative attrezzature, ma il rifacimento completo della piana a contatto con Firenze, che comprende il  sistema di raccolta delle acque alte e basse – con la deviazione e ricostruzione di un ampio tratto del Fosso Reale – le aree di compensazione delle superfici impermeabilizzate, il nuovo collegamento (se mai si farà) tra il centro di Sesto Fiorentino e l’Osmannoro.  E figuriamoci se questo parterre poteva accettare riserve e obiezioni dei cittadini: le “carte” sono state trasmesse al Ministero dell’ambiente per essere sottoposte alla procedura di Via, senza che la Regione sia stata coinvolta e Enac e ente promotore hanno più volte fatto sapere di non tollerare ingerenze di gufi e disfattisti, che pare si stiano svegliando dal letargo perfino nella città del reuccio, rifiutando il molesto Dibattito Pubblico, quella consultazione a porte aperte resa obbligatoria   in osservanze delle fastidiose regole sulla partecipazione dei cittadini, che, si sa, ostacolano con lacci e  laccioli  progresso, crescita e benessere.

Benessere dei soliti sospetti,   quell’Air Corporacion (si chiama così,  proprio come se l’avesse citata Renzi all’Onu)  America, proprietaria anche dell’aeroporto di Pisa, molto dinamica nella produzione di inserti pubbliredazionali, propaganda, inserzioni, ma invece avara per quanto riguarda studi di fattibilità, analisi sull’effettiva utilità pubblica dell’opera, valutazione dei flussi di traffico, pressione sull’ambiente.

Astensione preoccupante della Regione –  non tutti sono come la Marson, valorosa assessora che ha ribadito pubblicamente la sua diversità del Pd –  Via sottobanco, un Ministro commercialista che più estemporaneo di così non si può immaginare: tutto congiura perché si ripeta l’oltraggio perpetrato con la Via dell’alta velocità  nel sottoattraversamento appenninico: le segnalazioni dei tecnici in merito alla pericolosa pressione che la  realizzazione delle gallerie ferroviarie avrebbe esercitato sull’acquifero, sono state messe agli atti in attesa di “ulteriori verifiche”. Quell‘opera è stata approvata, gli interventi avviati, i fiumi, torrenti e sorgenti  sono disseccati tanto che perfino la Regione che aveva approvato il progetto di concerto con il Ministro Matteoli, ha dovuto costituirsi parte civile nel procedimento per disastro ambientale.

E adesso si sta proiettando sugli schermi fiorentini i remake dello stesso film, che è poi lo stesso di tutte le grandi opere, profittevoli che si facciano o no, a volte meglio no, e che copia tutte le sceneggiature contemporanee che descrivono il rapporto tra poteri, regimi e cittadinanza. Se le “prescrizioni realizzative”   redatte dal Comune di Firenze sono benevolmente  accolte da  Air Corporacion, se i  proponenti hanno fatto capire di essere già in possesso dei pareri favorevoli  della Regione e degli altri enti interessati, tanto che i lavori potrebbero cominciare a agosto, le critiche e le obiezioni di studiosi, esperti, organizzazioni ambientaliste e di consumatori sono state retrocesse a mugugni di “mai contenti”, a manifestazioni oltranziste di luddisti, a spocchiose contestazioni di  incompetenti. Tanto che solerte come sempre la Repubblica ha ospitato un contraddittorio, reso impari dalla protervia del fan  più scatenato e meno disinteressato dell’opera, quel Marco Carrai, finora noto per aver avuto come amichevole affittuario nella sua casa a Firenze l’allora podestà d’Italia, Renzi, e oggi scalpitante candidato alla poltrona di amministratore della società che gestirà il nuovo aeroporto insieme agli altri, Toscana Aeroporti, della quale fanno parte  Corpo­ra­ciòn Ame­rica Ita­lia, So.Gim , Fon­da­zione Ente Cassa di Rispar­mio di Firenze , e in quote minoritarie, Regione Toscana,   Pro­vin­cia di Pisa Fon­da­zione Pisa,  Camera di Com­mer­cio di Firenze , Comune di Pisa   e Camera di Com­mer­cio di Pisa. Aiutato nella sua opera di persuasione da tecnici “indipendenti” pronti a giurare che l’infrastruttura ben lungi dal comportare rilevanti impatti ambientali, favorirà lo scorrimento delle acque e che non c’è da preoccuparsi se  airbus   sorvoleranno Santa Maria Novella e perfino il Devid di Maichelangelo.

Adesso non resta che sperare che il risveglio in casa Pd, la rimozione forzata della Biagiotti, che non ha mostrato la stessa tenace tracotanza di altri sindaci, interpreti l’opposizione al progetto, prima di tutte quella di alcuni Dipartimenti dell’Università di Firenze che in 300 pagine hanno   rilevato   come si tratti di  un Master Plan, senza i necessari livelli di approfondimento,  denunciato  la difformità rispetto ai criteri imposti dalla pianificazione regionale a cominciare dalla lunghezza della pista e dal suo impatto sulla rete idraulica e della viabilità,   evidenziato gli effetti cumulativi dell’inquinamento prodotti dall’esercizio contemporaneo dell’aeroporto e del termovalorizzatore di Case Passerini,  oltre che i rischi per sicurezza anche in riferimento alla vicinanza con il Polo Universitario di sesto.

Auguriamoci che i gufi l’abbiano vinta sui “porci con le ali”.

 

 

 

 


Anti corruzione, l’esercito disarmato

predicare_bene_razzolare_maleAnna Lombroso per il Simplicissimus

Non ho notizie precise in merito, ma nell’iconografia delle battaglie non si vede mai morire in campo un trombettiere. C’è da sospettare che una volta dato il segnale dell’attacco, girassero il cavallo e tornassero nelle retrovie, in mezzo alle salmerie, a farsela con le vivandiere, a combinare qualche affaruccio con le intendenze, mentre sul campo le prime file e poi via via i soldati cadevano sotto i colpi del nemico. E pare proprio siano così i trombettieri del governo: perepepepè e poi via dentro alle loro stanze, che a sacrifici più o meno estremi dobbiamo pensarci noi. È evidentemente così anche nella guerra alla corruzione: perepepè, squilli di trombe per farci sapere che scende in campo l’invincibile armata dell’Autorità poi tutti sono tornati nelle retrovie, lasciandola “disarmata” di strumenti, leggi, esercito.

Più che retrovie montagne che una volta partorito il sorcetto, ridiventano impenetrabili e inviolate da critiche e ragioni, che, si sa, le montagne si devono aprire, anzi sventrare per aprire opportune gallerie, far passare redditizi tunnel, scavare profittevoli buchi possibilmente in regime di deroga da leggi, controlli, vigilanza. Perepepè, il segnale era suonato anche per una nuova legge sugli appalti, che, sarò meschina, a ridosso degli scandali Mose, Expo, Tav, mi pare più urgente della riforma del senato, soprattutto in vista di un organismo di part time nominati secondo criteri arbitrari, provenienti dalla sentina del malaffare, insomma poco credibili nelle funzioni di acceleratori e razionalizzatori di provvedimenti che dovrebbero prendersi cura della nostra quotidianità martoriata da burocrazie discrezionali e opache.

Andando a rovistare nelle notizie che fanno eco ai perepepè si scopre che è affidata al viceministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Riccardo Nencini la riscrittura del nuovo codice degli appalti, azzerando quello attuale e ripartendo con serena prudenza e ragionevole lentezza da un testo di 200 articoli, contro gli attuali 600, ispirati a trasparenza e chiarezza. Una prima bozza, ma con calma, eh, non c’è mica fretta, dovrebbe essere pronto per la fine del mese, che poi ci sono le vacanze e intanto i cantieri lavorano, perché è questa la vera emergenza, l’esigenza primaria e indifferibile: che lo spettacolo continui, che i lavori proseguano, che non si faccia brutta figura con lo sparuto gruppetto di aderenti all’esposizione dei taralli e della salama da sugo, che non vengano meno i sodalizi stretti con potenti cordate imprenditoriali. Perché sia chiaro per tutti, il nuovo codice se azzera quello vecchio, lascia intatto il già fatto, il già cominciato, il già tossico, il già appestato, Expo, Mose, Tav e perché no? il megatunnel fiorentino del quale il trombettiere capo invoca la ripresa dei lavori anche quelli avviati in regime di deroga, tanto che proprio per quell’opera venne prevista dal pluri indagato ex ministro Matteoli la festosa sospensione della Valutazione di Impatto Ambientale.

Possono stare tranquilli quelli che irragionevolmente temevano una moratoria e una revisione drastica del programma Grandi Opere, insieme alla cancellazione della legge Obiettivo e delle altre leggi speciali di berlusconiana memoria. Il nuovo codice si declinerà in due decreti, quello di puro e semplice recepimento della direttiva Europea in materia di appalti e gare, un secondo finalizzato a ridurre il numero delle stazioni appaltanti, snellire gli oneri documentali, a favorire le condizioni di accesso al mercato per le piccole e medie imprese, anche grazie alla revisione del sistema delle certificazioni delle imprese. E per scongiurare l’infausta pressione di gruppi d’opinione ispirati alla sciagurata ideologia del Nimby e dei vari comitati del NO il nuovo ordinamento prevederà forme innovative (twit? Selfie?) di partecipazione delle popolazioni dei territori interessati nel processo decisionale.

Insomma per una volta non si deve nemmeno scomodare il gattopardo, che nulla cambia perché nulla cambi, se in tema di grandi opere, la corruzione è di sistema ed è stata favorita proprio dalle semplificazioni normative e procedurali: un processo di modifiche legislative e smantellamento di verifiche e controlli, avviatosi negli anni novanta con la TAV, proseguito con le leggi “speciali” – quali Mose e Expo-, e realizzato a pieno regime nel 2001 con la Legge Obiettivo per le Infrastrutture Strategiche. È così che sono state legittimate quelle cordate, rese istituzionali proprio da condizioni e regimi di emergenza pretestuosa, cui affidare in toto i grandi lavori, in sostituzione dei preesistenti enti appaltanti e gestori, avviati con la rimpianta legge Merloni nel post-Tangentopoli, che aveva perlomeno chiarite e attribuite responsabilità e competenze di enti territoriali e di istituzioni centrali.

C’è da star certi che il nuovo codice lascerà intatta l’inviolabilità dei regimi eccezionali, delle condizioni speciali, delle emergenze che hanno concentrato tutto nelle mani di quei Contraenti Generali, di quelle alleanze che vedono sempre gli stessi nomi, gli stessi inquisiti, gli stessi indagati intoccabili e protetti da un sistema di monopolio, di interessi speculativi, finanziari e imprenditoriali, banche, aziende, controllori sleali, politica infedele, amministratori rapaci, magistrati in liquidazione. Eh si loro suonano le loro trombe e ci trombano.. non sarà ora di suonare le nostre campane?


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