chucheria_o_snack_el_golpe_art_julio_borges_2jun2013Anna Lombroso per il Simplicissimus

Per una volta vale la pena di prendere per buono uno dei “valori” dell’Europa, quel principio di responsabilità, tanto esaltato quanto tradito e oltraggiato.

La crisi che ha colpito il mondo e in particolare l’area occidentale gregaria degli Stati Uniti non è un “fenomeno naturale”, una momentanea esasperazione del sistema capitalistico, nemmeno un incidente di percorso inevitabile, né tantomeno il prezzo da pagare, necessario e funzionale, a dare nuova forma alle magnifiche sorti e progressive dello sviluppo.

Invece una manifestazione strutturale, innescata da distorsioni profonde del sistema economico che per superare la stagnazione ha favorito la creazione di denaro dal nulla o sulla base di illusorie “promesse”, sia tramite il credito, che grazie alla gigantesca diffusione di titoli del tutto separati dall’economia reale.

Ma il verificarsi del fenomeno, proprio perché non è stato incontrollato, ineluttabile, “fatale”, ha dei responsabili ben riconoscibili.

Sul piano economico le grande entità: Banche centrali, fondi intergovernativi, conglomerati e enti che operano nel sistema finanziario a vario titolo e poi gli istituti di credito “universali” e regionali, gli investitori istituzionali, le compagnie di assicurazione, i gestori di fondi speculativi e le società specializzate nel mercato di titoli. Accanto ad esse, i traders, gli studi legali incaricati di disegnare le cornici giuridiche per la manomissione dell’economia e la sua trasformazione in turbo-finanza a fini speculativi, gli economisti cui è stata affidata prima la missione di magnificare la magica svolta intrapresa, quella del gioco d’azzardo immateriale, poi dell’inesorabilità necessaria dell’austerità. E le fondazioni, i think tanks, gli opachi istituti di ricerca e “confronto” tra pochi che si consultano a danno dei molti. Sul piano politico hanno contribuito alla crisi i Parlamenti che ne hanno elaborato le basi giuridiche,i governi dell’Occidente, i vertici decisionali dell’Ue, capi di stato, partiti politici, parlamentari, mallevadori consapevoli dei crimini commessi a danno della sovranità di Stati e popoli, quelli che hanno votato l’integrazione aberrante in Costituzione del pareggio di bilancio o l’approvazione del fiscal compact.

Se la Grecia è stata il trailer, noi siamo il film campione, il test su cui si verifica la “bontà” della ricetta golpista  di quella cupola mondiale, della quale insieme alla criminalità formale e legittimata dei vari poteri, fa parte anche quella tradizionale e informale, ormai annidata ovunque grazie a sodalizi opachi o trasparenti, e infiltrata laddove il sistema produttivo o creditizio ha creato vuoti e spazi favorevoli e redditizi, dando sbocchi “legali” all’illegalità.

Ne sono testimonianza le cosiddette riforme istituzionali che il becero guappo di Palazzo Chigi impone senza l’aiuto degli odiati professoroni, ma manovrato e doppiato come un pupazzo dai ventriloqui interni ed esterni, intento a mettere in pratica politiche e adottare misure che rendono i costi sociali e i sacrifici inderogabili le armi per annientare resistenza e contestazione, facendo digerire la rinuncia alla democrazia come un piatto amaro ma necessario.

Siamo il terreno di coltura del golpe e il cialtrone jr. ci spande tutto il concime mefitico del dinamismo indispensabile, del disprezzo per il pensiero e la conoscenza, dell’esaltazione della improvvisazione come giovanile qualità, della rimozione di storia e memoria impersonata da soloni dileggiabili, da ridicolizzare in quanto residui della politica, attività sostituita da un aziendalismo d’accatto, nel quale le camere si devono convertire in Authority nominate e azionate a comando.

Se, come fanno capire nel loro appello proprio alcuni di quei soloni, colpo di Stato sta a significare che una parte che non ne ha diritto e legittimità si arroga poteri fondamentali attinenti alla sovranità costituzionale della nazione, allora non ci sono dubbi. Con un entusiastico spirito di servizio i governi che si sono susseguiti, Berlusconi, Monti, Letta, Renzi hanno eseguito i comandi dei Patti europei, quelli sulla competitività tramite la progressiva eliminazione degli accordi sindacali nazionali, la estensione della flessibilità, la vigilanza sulla “sostenibilità” dei sistemi previdenziali, la riduzione del Welfare, la corsa alle privatizzazioni, la cieca adesione al Mes.

Se avevano bisogno di una laboratorio sperimentale per la potenza di quel disegno di espropriazione celere e categorica delle prerogative dei cittadini e delle loro rappresentanze, beh, l’hanno trovato, sappiamo chi sono i Dottor Mabuse e chi è l’inserviente addetto alle faccende sporche, che ha il ghigno insulso e tracotante di Matteo Renzi.