20140317_renzi00101Giunto con il cappotto stralargo alla Totò e per giunta abbottonato male, quasi a sottolineare la subalternità, il calandrino Renzi dopo aver indossato in patria l’elmo di Scipio, si è calato le braghe di fronte alla Merkel: niente sforamenti rispetto a quell’assurdo del 3% di deficit che è uno degli comandamenti europei formulati sotto Lsd e la cui temporanea possibile remissione era il motivo del pellegrinaggio ( ma forse il premier ignora che dal 2016 non si potrà sforare più di un massimo dello 0,5%). Però in compenso via libera al grande massacro del lavoro che tanto piace alla cancelliera. La quale è rimasta “impressionata”, come lo è tutte le volte che gli arriva a omaggiarla un nuovo premier italiano. E di certo Angela Merkel non potrebbe non considerare impressionante  e forse incomprensibile la facilità con cui i nostri presidenti del consiglio si piegano alla volontà di Berlino, anche contro gli evidenti interessi del loro paese.

Renzi di fronte a tanta benevolenza pelosa, ha risposto con le stesse esatte parole di Monti: “Siamo convinti che l’Italia deve fare le riforme non perché ce lo chiede l’Europa, ma perché sono giuste per noi”. Una astuta sottolineatura del fatto che nulla sia cambiato e che nulla si vuole cambiare. In poco più di 24 ore le sparate fumose del fronte sud con Hollande sono state riposte nell’archivio BPI, Balle per l’Italia, pronte ad essere riutilizzate alla prossima occasione.  Rimane il niente in cambio delle famose “riforme” che poi significano in concreto l’impoverimento del Paese e il suo progressivo passaggio da concorrente della Germania a serbatoio di manodopera a basso costo, a Ucraina della porta accanto.

Il titolo di Masaniello 3000 che compendiava un post di Anna Lombroso ha trovato la sua attuazione anche oltre le aspettative, anche nella patetica scena del regalo alla Merkel della maglia viola di Mario Gomez, come se davvero si fosse alla festa parrocchiale. Anche qui con una venatura sottomissoria, forse sfuggita, forse intenzionale perché è evidente che il cognome Gomez ricorda molto da vicino l’emigrazione dal sul del continente verso la Germania. E poi alla Merkel cosa frega di avere la maglia del calciatore tedesco della Fiorentina, quando ha già la giacchetta del premier con tutto il contenuto per quanto scarso?

Certo è stata dura per i media trovare il modo di nascondere sotto la solita glassa l’evidenza, tentando persino di creare ad arte una sorta di antagonismo Merkel – Renzi e riuscendo nel ridicolo di far passare un articolo critico da un quotidiano ultraconservatore come la Die Welt, per “la stampa tedesca”. O scambiando la sciatteria renziana del cappottone da guappo come giovanile understatement o cianciando del fatto che Renzi incassa il sì della Merkel, mentre è con tutta chiarezza  quest’ultima a mettere in cassaforte il sissignore del sindaco. Però hanno ragione: quando un pesce abbocca sempre nello stesso posto, con la stessa esca e col medesimo pescatore non c’è nemmeno soddisfazione a raccontare la realtà.