OLYMPUS DIGITAL CAMERAAnna Lombroso per il Simplicissimus

Dopo il primo brevissimo spaesamento in salsa coreana, già stamattina il “battiam battiam le mani”, dedicato dai piccoli innocenti balilla, che di pionieri dell’Unità è vietato parlare,  al federale di Firenze, ha assunto i toni di una tenera e candida dimostrazione di affetto per un leader, che rivendica come nel suo incarico di podestà fosse solito  visitare almeno tre scuole alla settimana. E in virtù di questa encomiabile abitudine mette la scuola, soprattutto quella privata, al primo posto nella sua radiosa visione di sviluppo del paese.

E d’altra parte il culto della personalità nella ricorrenza di dittature anche ridicole della nostra autobiografia, ci aveva avvezzati a canzoncine, inni marziali, blues feat Apicella, romanze: “Forza, alziamoci,/ il futuro è aperto, entriamoci./ E le tue mani unite alle mie,/ energie per sentirci più grandi/ grandi”. Poi “Silvio forever sarà,/ Silvio realtà,/ Silvio per sempre!/ Silvio fiducia ci dà,/ Silvio per noi/ passato e presente!… “Nobile e giusto,/ Tu ci piaci per questo,/ Sei il pensiero che ci guiderà!/ Il sogno riparte da qua,/ diventa realtà,/ perché Silvio…/ Silvio forever sarà!”. Perché  inorridire dunque di un rap per lo scaltro leader che ha collocato nel suo Pantheon Walt Disney, Fonzie e i guerrieri ninja, in modo da assuefare i cittadini fin da piccoli a pensare in piccolo, secondo quel processo di infantilizzazione del paese che legittima una pedagogia autoritaria e repressiva dei nostri insani capricci.

Eh si la forza dell’abitudine è potente. ieri una garrula quando proterva ministra ha risposto così a un’interrogazione del M5s  “Barracciu? Non chiederemo dimissioni per avviso garanzia”. Il ministro delle Riforme   ha sottolineato che “rispettare i principi fondamentali della Costituzione che comprendono la presunzione di innocenza, per noi è fondamentale”.

Si sa che la compagine governativa e il suo presidente è tenacemente “osservante” dei capisaldi che regolano e tutelano lo Stato di diritto. In applicazione dei quali hanno ritenuto inopportuno candidare la Barracciu, per il medesimo motivo, mentre pare sia irrinunciabile mettere a profitto per il bene comune la  sua accertata competenza e le sue capacità.

E d’altra parte se la Costituzione è una coperta corta, che si vuole accorciare sempre di più e che si può tirare da tutte le parti, a una ragionevole rinuncia ai suoi valori e a una realistica tolleranza nei confronti dei futuri giudicati e già condannati, il Pd ci ha abituato da un bel po’, se in nome dell’interesse generale si può trattare con chi ha commesso reati infami contro lo Stato e la collettività, lo stesso che viene ricevuto in Quirinale, tra due corazzieri che purtroppo non hanno l’incarico di tradurlo in gattabuia come meriterebbe.

Forse si tratta semplicemente del successo della teoria degli choc, periodici e continui piccoli traumi rendono assuefatta la collettività a subirne altri anche più energici e al tempo stesso la rendono incerta, permeabile a forme autoritarie di chi si accredita a decidere e scegliere, chiusa in un accidioso isolamento.

Dopo i Fioriti, i Lusi, le varie rimborsopoli locali e nazionali, dopo che la Corte dei Conti, non Savonarola, denuncia il contributo della corruzione nella falla dei Conti dello Stato cui l’imperialismo finanziario europeo attribuisce la  crisi e grazie alla quale legittima la cancellazione delle nostre democrazie, il silenzio sul tema del Presidente del Consiglio così come l’indagine su una vispa,  scriteriata e rampante non ci scompongono. Anzi nel caso specifico per alcuni può anche caratterizzarsi come manifestazione di un lodevole spirito di iniziativa e di un dinamismo nelle corde del suo premier aspirante futurista, che in fondo i quattrini contestati la Barracciu li ha spesi in benzina per muoversi di qua e di là per l’isola.

Può proprio darsi che il male del secolo sia la forza dell’abitudine che si colloca ben bene nella generale demoralizzazione, come caduta precipitosa di principi etici e come malinconica, tossica, disillusa e disperata dipendenza dal peggio e da brutto.

Sicché non ci colpisce una tangenziale che taglia in due San Gimignano, i condomini che attraversano San Marco, i parcheggi a Asiago, non ci disturbano la coprolalia della Di Girolamo quanto il suo obnubilato delirio di onnipotenza e troviamo normale che si dimetta non per quello, ma per intrighi di partito, magari ci nauseano i commenti sul lato B di una ministra e non le elucubrazioni un’altra che per competenza e incarico si propone la soluzione finale della scuola. Che in fondo è solo la prosecuzione del già iniziato.

Eh si una volta ce ne siamo già lamentati, una volta riempivamo le piazze, una volta, forse, si poteva non segnare il loro nome con la crocetta, ci sono stati tempi nei quali ci saremmo ribellati, ma ormai siamo malati incurabili. Pessime amministrazioni, governo criminosi passano ma lasciano la devastazione morale, la catastrofe estetica, la rinuncia civile: hanno persuaso della desiderabilità della sistematica svendita di legalità in cambio di consenso, in una relazione di scambio e di rapina, di commercio di abusi permessi e di soprusi concessi e subiti, nella auto destituzione della coscienza personale cui si può rinunciare per assicurarsi una giudiziosa sopravvivenza, una brutta imitazione della vita. La bellezza della quale si parla in questi giorni senza saperne più granché, non fa le rivoluzioni, delle quali si sa ancora meno. “Ma viene il momento in cui le rivoluzioni hanno bisogno di lei”