napolitano-letta-renzi-285144_tnSi vede che qualcosa nell’aria di Cascais evoca ostilità alle regole e ai riti della democrazia. E poi con Villa Italia, location di esilio del Re di Maggio, è stato irresistibile per il figlio putativo Napolitano, dire “Elezioni? Ma che sciocchezza”. Ma sì, parlare di elezioni a Re Giorgio è come parlare di cultura a Goebbels (vedi nota*): chi tira fuori la pistola e chi il pistolotto della stabilità per essere fedeli ai diktat.

Ma anche l’aria di Roma non scherza e ieri è stata davvero una giornale campale. Dopo otto mesi di letargo Letta si è svegliato e ha presentato Impegno Italia. C’è da toccarsi perché da quando Italia è diventato un suffisso inflazionato e rozzamente retorico tutto è andato di male in peggio: da Forza Italia a Salva Italia, a Trenitalia e via dicendo.  Però non c’è da aver paura: il programma presentato da Letta per far sapere a Renzi che lui esiste e per di più vale, sembra scritto da un pronipote di Andersen, una collezione di farò, vedrò, combinerò, tutto dentro la dottrina dell’austerità, dentro le ricette che hanno provocato la crisi e teso per di più a dar da bere che siamo usciti dal tunnel. Niente di sostanzialmente diverso dai compitini del sindaco di Firenze, un modo per dire attenti a cacciarmi proprio adesso che le cose vanno meglio, per stanare Renzi dall’ antro di Twitter rifugio ideale del rottamatore da 140 battute.

Letta insomma ci fa sapere che lui ha un programma e Renzi non ce l’ha, prefigurando lo scontro di oggi tra carta canta e lingua lunga, guerrieri Pd. In mezzo ci sono i cittadini ovvero le vittime di questo duello insensato per accaparrarsi Palazzo Chigi: insensato perché i soli programmi sono quelli dettati da Bruxelles, via Berlino e consistono nelle svendite delle ultime ultime aziende di stato, nelle privatizzazioni per far cassa, nei tagli con l’accetta, insomma nei particolari del massacro per farsi belli con la Merkel. Ma si sa che la Cancelliera preferisce Renzi perché in vista delle elezioni europee, fuoriuscire dall’immobilismo dell’anno Letta, sparare il nuovo senza conservanti, ma molto conservatore, tirare fuori l’ultimo gattopardo dalla gabbia può limitare le perdite dell’asse dell’austerità, ovvero l’unica cosa che le interessi. Per la verità Angela avrebbe preferito le elezioni, ma qui si è dovuta arrendere all’accanita resistenza delle tribù politiche locali.

Italia in pegno insomma in qualunque caso, sia che prevalga la Repubblica di VeDrò, sia come è assai probabile, che l’uomo del fare, del dire, del navigare venga spinto a forza sulla poltrona da amici e nemici: i primi per le ricche prebende, i secondi con la sicurezza di bruciarlo. Entrambi da qui a maggio beneficeranno dello sforzo che i potentati finanziari stanno mettendo in atto nei Paesi in crisi per far comparire qualche segno più nei bassifondi della statistiche contabili. Roba che non serve a nulla, che è solo l’odore proveniente dalla cucina, il fumo dell’arrosto che mangeranno solo i cuochi dell’iniquità. Una titanica lotta per chi deve portare la comanda.

Un unico favore verrebbe da chiedere al personale di sala e ai tristi gourmet della solita sbobba politichese: piantatela.

 

*In realtà la frase è erroneamente attribuita ora a Goering, ora a Goebbels, ma  è una citazione da un’opera del nazi commediografo Hans Johst, fatta da Baldur von Schirach, capo della hitlerjugend. Personaggio scialbo e poco conosciuto, dunque non citabile, entrato nei favori del Fuehrer  per aver sposato la figlia del fotografo presso il quale lavorava Eva Braun.