Quanto è grande l’Ucraina? Bè fino a cinque anni fa, con i suoi 603 mila chilometri quadrati, era il secondo Paese più grande di Europa, dopo la Russia ovviamente che con si suoi 4 milioni di kmq rappresenta la metà di un continente che si ostina a considerare questo grande Paese come una presenza estranea e come un campo di rapina, ad onta del fatto che tutte le invasioni tentate siano finite malissimo. Ma con la perdita della Crimea e delle repubbliche separatiste conta oggi 450 mila chilometri quadrati ed è dunque più piccola della Francia, della Spagna e della Svezia. Questa notazione geografica già di per restituisce un po’ di quella realtà ormai del tutto assente dalle cronache dell’ Hellzapoppin  globale. Lo stesso discorso si potrebbe fare per quanto riguarda gli abitanti: al momento della cosiddetta indipendenza l’Ucraina contava 52 milioni di abitanti e oggi siamo sui 28 milioni, secondo i dati ufficiali che tuttavia non si accordano le stime internazionali che parlano di una popolazione ormai attorno ai 18 milioni. E per giunta con il tasso di natalità più basso del mondo. Si tratta di un record assoluto di contrazione demografica in tutto l’evo moderno.

Già questi semplici dati ci dicono che quella dell’Ucraina, scelta per fare la guerra alla Russia come fornitrice di carne da cannono, non è certo una storia di successo. E ricorda da vicino quella famosa frase di Kissinger “essere nemici degli Stati Uniti può essere pericoloso, ma esserne amici può essere fatale”. Ma in due parole queste evidenze ci dicono che di fatto l’Ucraina è ormai un Paese fantasma, Se si estrapolano i finanziamenti internazionali per la guerra, il prodotto interno lordo corretto per l’inflazione, si situa al 130 posto nel mondo e si è dimezzato rispetto a quello che aveva quando faceva parte delle Repubbliche socialiste sovietiche. Il che costituisce un ironico ribaltamento della visione del mondo che viene propagandata. Ma questo fino a ieri: la sistematica demolizione dei porti in mano al regime di Kiev, in primis quello di Odessa, non soltanto sta bloccando l’arrivo delle armi Nato nel Paese, ma ha praticamente quasi azzerato l’export di grano, oli vegetali, minerali di ferro che costituivano una parte non secondaria dell’economia del Paese: la perdita netta è di circa un miliardo al mese per non parlare dell’ import civile che sta creando carenze in ogni settore. A questa situazione di degrado si accompagna la drastica diminuzione di aiuti che sono ormai un quinto rispetto al 1925.

L’Ucraina di fatto non esiste più è solo un territorio sotto il protettorato della Nato, ma privo di qualsiasi, che viene tenuto assieme non da un senso di appartenenza a una cultura e una nazione, ma semplicemente dal non essere Russia. Un noto analista , Dimitry Orlov, ricorda, a questo proposito, che non solo il territorio ucraino è una sorta di conglomerato di varie e diversissime regioni, dove l’etnia e la lingua russa sono di gran lunga prevalenti, ma che è stata caricata a molla fornendole una specie di identità negativa e fasulla che consiste nel “non essere Russia”. Ma non essere qualcosa non è un’identità, è solo un’ambra. E infatti alla fine della fiera l’Ucraina è un Paese ombra, un nome su una cartina geografica e questo spiega perché Mosca non ha alcuna intenzione di perdere troppi uomini per accelerare la conquista: il frutto marcio finirà per cadere da solo dal ramo, mentre in ogni caso ha capito che il proprio destino è ad Est e non a Ovest, dove Paesi in forte declino non perdono occasione per mostrarsi nemici. Sta riorientando il proprio asse economico verso le aree di maggior crescita  e creando un nuovo mondo, una nuova logica di sviluppo e di certo non sarà qualche drone a cambiare le carte in tavola: quelli sono i sogni bagnati degli illusi, degli immoralisti, dei prezzolati e dei cretini.