"Lo skyline è cambiato con la bad bank"
“Lo skyline è cambiato con la bad bank”

Nei giorni scorsi Ignazio Visco, governatore della Banca d’Italia, ha usato tutto il peso della persuasione che deriva dal potere più che dagli argomenti per far credere via etere e stampa che la rivalutazione stratosferica delle quote di Bankitalia in mano agli istituti di credito privati fosse a costo zero, quando invece è del tutto evidente che essa peserà interamente sugli italiani nel quadro di una sostanziale privatizzazione e messa sul mercato della ex banca centrale il cui compito dovrebbe essere quello di controllare chi ormai la controlla.

Nel post dedicato a questa ineffabile turlupinatura ( vedi qui ) ho chiamato effetto regime la capacità di confondere l’ovvio e di negare l’evidenza, ma la questione delle quote pur essendo un ennesimo aiuto a un sistema bancario che è sempre più coinvolto nella speculazione finanziaria piuttosto che nel sostegno dell’economia reale, è solo il primo capitolo di un piano assai più esteso volto ad  accollare le perdite degli istituti di credito allo Stato e dunque agli italiani. Anche qui il piano è evidente, perfino enunciato dallo stesso Visco, ma pare che fare due più due sia difficile: si tratta della creazione di una o forse più bad bank, ovvero società di scopo per uscire dall’anglofonia con la quale pensano di prenderci per i fondelli, in cui dovrebbero confluire tutte le perdite e i crediti inesigibili e dovuti a speculazioni sbagliate, a crediti conferiti agli amici del circuito palazzinar – politico, a progetti assurdi, ma con santi in paradiso e via andare sul sentiero di quella “lieve corruzione” del cosiddetto sistema Italia. Lo stato poi garantirà questi crediti qualora essi non vengano onorati, vale dire nel 99,9 periodico dei casi o le perdite speculative.

Così gli amministratori bancari potranno continuare a godere dei loro  bonus milionari e gli azionisti dei loro ricchi dividendi, tanto saranno i cittadini a farsi carico delle sofferenze creditizie che è un po’ come nazionalizzare non le banche in crisi, ma solo le perdite per lasciare intatti profitti privati. Tutto questo anche a costo di ballare una sola stagione perché ormai i bilanci delle banche reggono sui titoli di stato e proprio questi verranno usati per garantire i crediti inesigibili. A questo punto basta niente per far saltare tutto il sistema.

E non c’è dubbio che la stabilità traballante e iniqua che è divenuta la stella polare della nostra politica e dei suoi aedi dei media, viene invocata non solo per ubbidire all’Europa, ma anche per fare questo tipo di operazioni e salvare dal disastro non il Paese bensì lor signori, la vera bad band che ci affligge in questi bad times.