A Napolita’, ma che stai a dì?

monti-bersani-napolitano-214130Forse non è strano che un presidente della Repubblica si spogli del suo ruolo istituzionale per fare campagna elettorale, sia pure per interposto Obama: non è strano almeno per un inquilino del Quirinale che non verrà ricordato per le parole dette, ma per quelle che vuol far sparire per sempre. E forse non si tratta solo degli alati parlottii con Mancino, ma anche di altro se è vero che all’inizio della vicenda Mps  pareva molto preoccupato e adesso invece dopo la decisione di criptare gli interrogatori di Mussari, sembra più sollevato. Certo non può più essere in rotta di collisione con il premier visto che Monti della vicenda Montepaschi sa tutto per osmosi bancaria e grazie all’azione di governo per coprire i debiti, è anche evidente che conosceva all’euro lo stato dei buchi.

Bisogna dunque sacrificare un gallo ad Esculapio, dove il gallo è la correttezza istituzionale residuale ed Esculapio il medico chiamato a salassare il Paese. Ma siamo lontanissimi da qualsiasi atmosfera socratica perché qui non si violano soltanto le leggi scritte, ma persino la ragione e gli uomini. Platone sarebbe scandalizzato nell’apprendere che l’endorsement di Napolitano nei confronti di Monti viene sostenuto grazie ai ” progressi compiuti dall’Italia”, una cosa “oggettiva” che nelle intenzioni di uno stizzito comunicato del Quirinale dovrebbe allontanare dal presidente ogni accusa di scorrettezza. Ma di che parla presidente? Del Pil  diminuito del 2,7% o dell’aumento della disoccupazione arrivato ai livelli mai raggiunti da quando ci sono le serie storiche dell’Istat? Del 33,9% dei giovani senza lavoro, dei 200 mila esodati, delle pensioni da fame? Dei fondi Inps utilizzati come bancomat e anche per coprire i buchi delle pensioni dei dirigenti? Oppure dell’articolo 18 e dei magnifici destini che la sua abolizione apre al lavoro? Dell’agenda digitale che è divenuta una barzelletta, della Tav, degli F35, della svendita dell’industria italiana di cui lei si è fatto sommesso mediatore presso Obama? Oppure dei trattati europei che pesano come macigni su ogni possibilità di crescita? Ma no, forse lei parlava del massacro della scuola pubblica, svaligiata dal suo Monti per fare il primo della classe.

Si, in cosa si dovrebbero leggere i progressi dell’Italia? Dalla questione degli spread sui titoli a 10 anni venduti nel mercato secondario? Ma via, non ci provi nemmeno, lasci alla testa di legno del suo premier essere spernacchiato dagli studenti delle scuole medie che già hanno mangiato la foglia. Non ha capito che gli spread  sono un gioco tra Bce e banchieri e che vengono modulati a seconda delle necessità politiche?  Per carità di patria: la scorrettezza istituzionale dovrebbe essere moltiplicata per l’insensatezza delle ragioni per le quali viene praticata. Non sono a discolpa, ma anzi aggravano lo strappo.

Faccia una cosa, signor presidente faccia cancellare anche queste pubbliche registrazioni perché è sempre più chiaro che il silenzio è il suo segno.

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6 responses to “A Napolita’, ma che stai a dì?

  • Janos Boka

    A Cordià si voi commentà nun è cche leggi solo er titolo, eh! Apparaculo!

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  • Anonimo

    Ennesima riprova del luridume doppiogiochista dei miglioristi. Napolitano avrà di diritto un posto nella Storia – accanto a Vidkun Quisling.

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  • A Napolita’, ma che stai a dì? | ALTrA NotiziA

    […] Fonte   Questo articolo è stato pubblicato in Attualità e contrassegnato come Campagna Elettorale, Esculapio, Mps, Napolità, Pensioni, Ruolo, Scuola pubblica, Senza Vergogna, Uomo per tutte le stagioni da L'AltrA NotiziA . Aggiungi il permalink ai segnalibri. […]

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  • cordialdo

    Non solo mi piace per ciò che hai scritto ma anche per come lo hai scritto!

    Inimitabile il tuo “A Napolità, ma che stai a dì?”.

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  • eva

    Bisogna aver a lungo studiato da miglioristi per
    fare capo del governo un esperto di affari, presentandolo come salvatore dei cittadini italiani,
    farlo credere ai cittadini, tramite il PD,
    metter l’imprimatur ad una strategica impuntatura di fronte a una crisetta come tante altre, risolvibile come quelle precedenti,
    togliere validità alle firme referendarie e sentenziare: -Subito al voto -,
    fingersi stupito della salita in politica dell’esperto di affari e finanza,
    prenotare un viaggio da Obama nel tempo più opportuno,
    fare in modo che Obama elogiasse chi doveva elogiare,
    leggere stizzito le critiche,
    leggere i giornali e – avendo egli detto nulla di esplicito – convincersi di essere ed essere stato un presidente galantuomo.

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