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Sanità, le idee “magiche” con cui ci prendono in giro

“Il governo assicura che la ripresa ci sarà, ma intanto…”. Stamattina mi sono svegliato e ho ritrovato l’invasione delle menti attraverso le parole e le modalità linguistiche dell’asserzione. Per fortuna che era il telegiornale de La7, quello che dovrebbe essere più critico. Tutti i dati dicono che nel 2013 il pil diminuirà ancora e peraltro dal governo vengono conti ingarbugliati in una confusione assoluta: lo stesso Monti alla conferenza stampa sullo sviluppo e il contenimento dei costi della politica, alla domanda “quanto si risparmierà?” non sa rispondere e s’imbarazza, per non parlare di Patroni Griffi, il terremotato di lusso, dice di non aver fatto alcun calcolo, per non parlare delle evanescenti narrazioni di Passera.

Ma il film Luce ci dice che l’immancabile ripresa finale è assicurata. Non è troppo difficile farlo credere, anche se vi fosse la lucidità di comprendere il marasma nel quale si cerca di far fronte agli impegni presi in Europa con assurda leggerezza, salvando al contempo la sostanza dei privilegi e l’incognita dei verbi al futuro: basta aver introiettato l’idea che dopo una crisi c’è sempre la ripresa, che il normale ciclo economico è un po’ come la meteorologia, magari incerta sui tempi e sull’intensità precisa dei fenomeni, però sicuro che dopo la pioggia ci sarà il sole.  E negli ultimi trent’anni non ci si è risparmiati nell’installare nelle menti quelle idee chiave che sono il segreto della capacità di persuasione. Il mercato, la concorrenza, l’efficienza del privato contrapposta all’inadeguatezza dello stato. Teoremi nati da tesi politiche, formalizzati in teorie economiche e, in mancanza di riscontri nella realtà, ritornati nel campo politico come luoghi comuni e verità sulle-quali-non-si discute, naturalmente in appoggio a interessi concreti.

In realtà, come direbbe un antropologo, assistiamo semplicemente all’effetto di formule magiche che agiscono al di sotto della comprensione e del razionale. Abracadabra la vita è scabra… con effetti che sfiorano al tempo stesso l’infame e il ridicolo. La banca mondiale -tanto per fare un esempio – negli ’90 ricattò molti Paesi del terzo mondo minacciando di non dare finanziamenti se non avessero dato in pasto alle multinazionali la distribuzione idrica. Il concetto era ovviamente che il privato era più efficiente. Però dopo che intere popolazioni sono state spolpate e talvolta assetate dagli squali dell’acqua, la stessa banca mondiale, nel 2005, ammise che, se non altro in quel campo, i sistemi di distribuzione pubblica e private erano assolutamente equivalenti come efficienza. Solo che quelli privati costavano il doppio alla popolazioni: piccolo e trascurabile particolare.

Ma, per esempio, anche nel campo della sanità la direzione ufficiosa è quella di puntare sul privato perché permette meno sprechi ed è più efficace. Naturalmente bisognerebbe dimostrarlo, ma ci si guarda bene dal farlo, perché ogni tentativo in questo senso si rivelerebbe disastroso, visto che è esattamente il contrario. Del resto è facile fare i paragoni visto che c’è un esempio di sanità totalmente privata negli Usa e altri di sanità pubblica, sia pure diversi nei loro meccanismi – in Europa e in Canada.

1) La sanità pubblica costa di più. Abituati ad un Paese dove questo settore è aggredito dalle ruberie, dalle ingerenze politiche e dagli affari sottobanco di ogni tipo non facciamo fatica a crederlo. Però, nonostante gli sprechi, non è assolutamente vero:gli inciuci tra assicurazioni private, strutture sanitarie, industria farmaceutica e medici hanno fatto levitare i costi in maniera stupefacente: così negli Usa per la sanità si spende il 17% del Pil , contro il 7, 5 dell’Italia (dato 2011), il 9,7 della Germania, il 10 del Canada, l’ 8,6 di Gran Bretagna e Francia. Insomma ogni cittadino in Usa spende per il sistema sanitario 7960 dollari l’anno, contro i 4.808 del Canada, i 4.218 della Germania e i 3.978 della Francia. Con la differenza che negli Stati Uniti una grande fetta di cittadini non può usufruire di assistenza.

2) La sanità privata è più efficiente. Intanto 43 milioni di americani non possono permettersi l’assicurazione sanitaria, mentre altri 90 milioni possono usufruire di contratti ambigui di società assicurative minori che tentano di respingere ogni richiesta di rimborso grazie a clausole capestro: basti pensare che ogni anno ci sono oltre due milioni di contestazioni (2.148.000 nel 2011) quasi tutte risoltesi con la negazione del pagamento.

3) La sanità privata è migliore. In realtà accanto a strutture di eccellenza destinate solo ai ricchi dal momento che anche gli assicurati con tetti medi di massimale non possono accedervi, spesso l’assistenza è carente e ne fanno fede le oltre 600.000 cause annue per malasanità alcune delle quali class action: ciò significa che l’1% del totale dei ricoveri si risolve con qualcosa che non va e assai più spesso in un dramma dovuto a errori, trascuratezza o carenze strutturali. Può sembrare poco, ma il numero è dieci volte più alto che nella media europea.

Ora qualcuno dirà che si, certamente ci sarebbe qualcosa da rivedere, ma si tratta di cose sulle quali si può intervenire, insomma non si tratta di qualcosa che appartiene strutturalmente alla sanità “di mercato” se così si può dire. E invece è esattamente così: il sistema delle assicurazioni private non è più in grado di reggere con questi costi,  all’aumento della vita media e alle modificazioni del concetto di salute che si sono prodotti. In pratica è certo che il 90% degli assicurati avrà bisogno di intense cure per un certo numero di anni. Dunque o si aumentano decisamente i premi escludendo una fetta immensa di popolazione dall’assistenza, o non vengono più assicurate le persone situazioni che possano indicare un rischio in questo senso, con il medesimo risultato oppure, come di fatto accade, si cercano scappatoie legali sempre più stringenti per evitare i risarcimenti. E’ in questo quadro che si collocano gli allarmi delle istituzioni finanziarie per l’aumento della vita media:  lo spettro di un intervento pubblico che sottragga tante galline dalle uova d’oro crea timori e persino indignazione tra i fedeli del culto. Si potrebbe affermare l’idea che la salute e la cura siano – che orrore – un diritto primario e che per garantirlo occorra un intervento della fiscalità generale che oltretutto rischierebbe di diminuire i lautissimi guadagni di molti.

Tuttavia sappiamo  che il privato è più efficiente. Lo dice anche la televisione e lo assicura il governo.

Breve bibliografia  http://www.washingtonpost.com/blogs/ezra-klein/post/why-an-mri-costs-1080-in-america-and-280-in-france/2011/08/25/gIQAVHztoR_blog.html?tid=pm_pop

http://www.ifhp.com/

http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/business/high-cost-of-medical-procedures-in-the-us/

Costi comparati di analisi e interventi http://www.washingtonpost.com/wp-srv/special/business/high-cost-of-medical-procedures-in-the-us/

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