Ci sono state le olimpiadi del mondo antico, quelle dell’era moderna e adesso quelle del mondo marcio. Londra è una severa maestra, la palude che ti fa venir voglia di non guardare nemmeno per sbaglio le imprese degli atleti o le cerimonie ipocrite che le avvolgono in carta regalo. Davvero chissenefrega, tanto più se si deve pagare un obolo a Murdoch, cosa che ancor più delle gare in sé tradisce il presunto spirito olimpico.

Ma già lo immaginavo 4 anni fa che il marcio sarebbe esondato oltre i limiti, quando in chiusura delle cerimonie di Pechino, comparì il town mayor di Londra a ricevere il testimone: veder passare quel garzone di macellaio di Boris Johnson dava visivamente il segno del tramonto dell’occidente, in balia ormai di questi sceriffi comprati dalla finanza e sostenuti dai media.

E infatti adesso viene alla luce l’impalcatura demente dell’impresa. Le Olimpiadi londinesi sarebbero dovute costare all’inizio 2 miliardi di sterline, in parte di soldi pubblici, in parte di privati. Secondo i dati ufficiali invece è costata 9,3 miliardi agli inglesi con appena 700 milioni di raccolta privata. Ma si parla di dati ufficiali che non tengono conto delle spese indirette: così il conto di ciò che è costato all’erario inglese ospitare la manifestazione sale a 12 miliardi secondo le documentazioni presentate in Parlamento e a 24  miliardi tenendo conto di esborsi non a bilancio come l’acquisto di terreni, spese legali, mancati tagli. Cifre che ci si guarda bene dal fare visto che se tutto va bene il ritorno sarà di 11 miliardi.

Però se il privato è stato assolutamente marginale quanto al dare, ha fatto la parte del leone quanto all’avere. La sicurezza, come del resto sono la quasi totalità dei servizi, è stata affidata a multinazionali private che hanno ottenuto non meno di 3,3 miliardi riuscendo però a lavorare così male da richiedere un massiccio intervento da parte dell’esercito britannico: la sicurezza infatti è diminuita invece di aumentare. Per di più le aziende che sponsorizzano la manifestazione, le solite Coca Cola e Mc Donald, ma anche Rio Tinto, Brtitish Petroleoum, Dow Chemical (alla faccia delle olimpiadi ecologiche) hanno ottenuto una esenzione fiscale dal 30 marzo all’8 novembre di quest’anno. L’importante è lucrare.

Già esenzione fiscale, ma tutto il merchandising è stato prodotto in Cina con ritmi di lavoro e livello di insicurezza tali da suscitare denunce e proteste  che sono state prontamente represse nel Guandong. Del resto nella stessa Londra non sono mancati casi di sfruttamento intensivo di lavoro nero e sottopagato. Ma si sa che non si può far mancare il massimo profitto possibile ai privati che fanno soldi grazie agli investimenti pubblici  senza metterci nemmeno una lira, anzi una sterlina.

Quanto alle strutture realizzate, a parte una zona verde, alla fine dei giochi non serviranno assolutamente a nulla, ma in compenso si è distrutto il tessuto urbano londinese, spostando definitivamente in periferia ospedali, scuole, centri culturali, biblioteche e anche abitazioni private, sostituendo tutto  con più lucrose attività commerciali e ludiche a pagamento: ma sì,  diamo un bel colpo ai servizi, al welfare sfruttando la fiamma olimpica e soprattutto spendiamo un mare di soldi pubblici per ottenere questo scopo.

Dulcis in fundo, la sponsorizzazione delle Paraolimpiadi, è stata concessa alla Atos, una società privata francese che effettua per conto del ministero del Lavoro inglese, le valutazioni sulle invalidità.  Non stupirà sapere che la Atos è da tempo nell’occhio del ciclone di proteste furibonde e campagne di stampa per aver cancellato decina migliaia di sussidi per pura e semplice incompetenza. Alcuni disabili sono nel frattempo morti  in attesa  di una sentenza che ristabilisca la verità.

Tutto questo è il perfetto epilogo del modello blairiano: soldi pubblici per investimenti di cui gode poi un privato avido quanto inefficiente e incapace, sottrazione di servizi pubblici che avviene grazie ai fondi pubblici, aumento esponenziale dei divari nella società. Quella governata dai garzoni di macellaio a 5 cerchi.