Se la Fiat producesse facce di bronzo, Marchionne sarebbe il manager fatto per lei. Purtroppo produce auto e così maglioncino mannaro proprio non ci si raccapezza: ha avuto la faccia tosta di attaccare, in un’intervista all’Herald Tribune, la  Wolkswagen per la sua politica d’attacco sui prezzi dicendo che si tratta di un bagno di sangue. Piccolo particolare che l’osannato manager delle bugie e dei macelli si è dimenticato di ricordare: l’azienda tedesca ha chiuso il primo semestre del 2012 con il record di vendite e di ricavi.

Più che di dimenticanza si tratta di rimozione perché VW non solo ha bagnato il naso a Marchionne in Europa, Asia e Sudamerica, ma anche in Usa è cresciuta assai più della Chrysler. E questo con salari doppi in Germania rispetto a Fiat in Italia e dovunque nel mondo superiori a quelli praticati dall’azienda ex torinese. Ma sarebbe inutile accanirsi contro questo ometto se la sua mediocrità non rappresentasse quella della classe dirigente italiana, se il suo sparare sfacciate menzogne non ne fosse il metodo preferito, se la sua sottrazione di diritti  al posto di prodotto e innovazione non ne rappresentasse l’angusto orizzonte e se l’agonia della Fiat non riepilogasse così bene quella del Paese.

Come altri, che del resto lo onorano di eterna amicizia, non è un produttore, ma uno svenditore.  Lui pensa a Fiat, ma altri si occupano dei beni pubblici o  della sovranità del Paese o dei diritti del lavoro, mentre altri ancora sono impegnati a far carne di porco delle idee e delle speranze politiche o a far la festa alla democrazia. Svendono ciò che non è di loro proprietà, ma della società italiana. In due parole solo ladri in cachemire.