E’ davvero impressionante l’assenza di cultura e “voglia” politica in questo Paese, come se il berlusconsismo lo avesse prosciugato lasciando nel suo ritirarsi solo fanghiglia, conchiglie vuote e resti di alghe che il sole della crisi farà presto imputridire. Tra ieri e oggi, dopo l’apparizione di Monti Mario nel salotto di quel temibile cronista d’assalto di Fazio, è tutto un fiorire di considerazioni, non su ciò che ha detto e non detto il premier, né su ciò che ha già fatto, ma sull’abito, sugli sguardi, sulle mani, sullo stile, sulla cravatta e su quant’altro può compiacere una fenomenologia dell’apparire.

La Litizzetto, il genio politico ed economico che un anno e mezzo fa redarguì Tremonti dal dare anche qualche spicciolo alla Grecia, è rimasta estasiata dal fatto che il prof non le abbia guardato il culo. E’ un criterio che non compare spesso nei testi di Smith, Marx, Keynes o Sraffa, ma per una che ha 13 case e 1.800.000 euro di reddito parlandoci di valter e di iolanda, immagino che sia facile andare in brodo di giuggiole quando si accorge che il sobrio premier non le ha toccato nemmeno uno spicciolo. Disgraziatamente non solo gli uomini, ma anche le donne pisciano fuori dal vaso.

Riccardo Bocca dal canto suo non ha resistito a fare una brillante radiografia fenomenica del personaggio. Magari in sottofondo si sente che vorrebbe dire altro, ma come la mettiamo con Sorgenia del cav. ing. Carlo De Benedetti editore del foglio su cui scrive? La mettiamo che ci si arrangia con la fisiognomica, la sartoria e le roman psicologique. Questo per non parlare delle decine di amici incantati dalla pacatezza così in contrasto con i sussurri e le grida di prima e del fatto – siamo arrivati a questo – che da uno che conosce l’inglese e il francese non ci si può aspettare che del bene. Anche se nello specifico momento sarebbe assai meglio che conoscesse il tedesco.

Insomma l’estetica e il bon ton sembrano tutta la politica rimasta e annunciano tempi molto tristi.  Del resto che cosa ci si può aspettare quando un porro disgraziatamente ancora non finito in cucina o dal dermatologo – dipende dalla disambiguazione – dice papale papale che la politica non c’entra nulla con la manovra, con i pensionati, con i lavoratori, con la società? L’occhio da squalo furbetto e servile attrarrebbe dei ceffoni da rimbombare come i piatti in una banda di paese, ma prevale la depressione di constatare come individui così insulsi e volgari persino nel pensare rischino di fare opinione.

Eppure sul fatto che il premier abbia riconosciuto coram populo proprio davanti al tappetino crinologico di Fazio che la discontinuità con Berlusconi esiste solo su qualche punto specifico, ma non nel complesso, ci fa pensare che Monti non si vesta da Caraceni, che gli italiani abbiano forti problemi di udito e che si riferisca lui stesso ad un contegno alto borghese che non appartiene a Silvio, più abituato a trattare con stallieri. Ed è sempre tempo di vacche magre, anche se in un senso diverso. Ma d’altronde dove lo mettiamo lo stile?