Anna Lombroso per il Simplicissimus

L’indagine Demos-la Repubblica, giunta alla 14a edizione, è all’insegna della demoralizzazione, della disaffezione nei confronti di un Stato impoverito di forza, di istituzioni vulnerabili e deboli , di una politica remota e inaffidabile. La sfiducia colpisce tutti: i partiti cui sembrano non credere più nemmeno iscritti e militanti (i credenti raggiungono la percentuale irrisoria del 4%), le organizzazioni sociali, le banche, verso cui manifesta “stima” un avventuroso 15% dei cittadini; 7 punti meno di un anno fa, le istituzioni economiche europee e internazionali, le rappresentanze delle categorie socioeconomiche. Ma anche la Magistratura e l’Europa, che registra un crollo di autorevolezza e credibilità, cui fa da controcanto la perdita di “presa” del federalismo.

Non esistono più “stelle polari” dunque: anche l’alta carica che gode la fiducia del 65% della popolazione arretra in misura sensibile rispetto al 2010: quasi 6 punti, la Chiesa, appare in sensibile calo e perde forza anche la fiducia nei confronti delle forze armate e della forze dell’ordine.
E c’è poco da stupirsi. Il vice direttore generale della Polizia di Stato Cirillo, ascoltato dalla Commissione Giustizia del Senato ha rivelato la fragilità del sistema della sicurezza e l’aleatorietà della magnifiche sorti e progressive delle azioni di contrasto alla criminalità e della lotta all’evasione, che sempre di più dovrà limitarsi, se le forze in campo sono quelle, alla vigilanza sugli scontrini del bar.

I dati relativi all’organico della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza sono inquietanti per il numero e per l’età media del personale in servizio, con ripercussioni sul rendimento, sull’operatività e sull’efficienza fisica. La carenza organica aggiornata al dicembre 2011, ammonta a circa 26.916 unità. Mancano all’appello cioè 11.685 poliziotti, 8227 finanzieri, 7027 carabinieri rispetto al contingente che dovrebbe essere assicurato per legge a custodia dell’ordine pubblico, a garanzia della legalità nella lotta alla criminalità e ai reati economici.

E l’organico è anziano: l’età media dei poliziotti è di 42 anni, quella dei carabinieri e dei finanzieri è di 44 anni. Non occorre essere pasoliniani di ritorno per capire che si tratta di un personale ammalato di una disaffezione superiore alla media nazionale, sfiduciato, sottopagato e che diventa sempre più spesso l’anello finale di una catena di inazioni e inadeguatezza su cui si scarica la pressione del malessere sociale. E mentre sempre di più la criminalità e le mafie sono competenti, specializzato e attrezzate con sistemi e tecnologie innovative, l’evasione e i delitti fiscali sempre più sofisticati, l’esercito che dovrebbe combatterli è invece inadeguato, poco preparato, insoddisfatto nelle remunerazioni e nelle carriere, condannato all’abnegazione in sostituzione della professionalità.

Tanti anni di disprezzo della legalità, di irrisione delle regole ha impoverito e umiliato il sistema democratico e chi dovrebbe esserne garante.
Proprio in questi giorni circola in rete una petizione: paghiamo i parlamentari come gli operai. Deve dipendere da quella specie di remissività poco creativa e dimissionaria della sinistra che non facciamo una petizione invece per dire che dovremmo pagare gli operai come onorevoli, e i professori, e i poliziotti, e gli infermieri. Per la certezza che venga così rispettato l’interesse generale, che torni vivo il senso dello stato, che l’equità non sia una polverina magica per far digerire una iniqua necessità, che i diritti come i doveri siano di tutti