Probabilmente qualcuno non ha creduto alle proprie orecchie quando, circa due anni fa, sentì Berlusconi promettere di curare il cancro. E’ stato forse il livello più basso raggiunto dalla politica e sarebbe difficile immaginarne uno più ridicolo a metà strada tra la clownerie e l’immagine votiva o uno più inquietante, così rasente i culti nord coreani. Ma in fondo Berlusconi era una sorta di “caro leader” tanto che per un certo periodo è stata anche accarezzata una sorta di successione familiare.

E tuttavia quell’affermazione sconcertante e grottesca nascondeva una hybris che fa in qualche modo parte del tramonto angoscioso del neoliberismo: quello che arriva a manomettere lo stesso livello biologico. Fa parte della stessa ideologia, della stessa mentalità di fondo anche quando si esprime in termini apparentemente colti, in contesti meno coatti dei comizi del Cavaliere e al di fuori di assurde promesse salvifiche. Sfrondato dalle circostanze, dalla miseria del contesto e del personaggio, quella cura del cancro vive nella stessa regione mentale per cui una riforma delle pensioni diventa per la Fornero una “riforma del ciclo di vita”. Si tratta pur sempre della voracità con cui l’ideologia liberista dichiara di voler prendere possesso delle esistenze nella loro globalità, non solo funzionale, ma biologica. In nessun modo infatti si potrebbe giustificare in termini sociali la costrizione al lavoro, al lavoro vero, fino ai 70 anni: lo si deve fare stravolgendo per decreto la stessa biologia e facendo finta che l’aumento della vita media sia sovrapponibile tout court ad un eguale aumento della vita lavorativa.

Arrivando ai limiti superiori, le differenze individuali acquistano maggiore rilievo e con esse anche la libertà di scelta o le necessità : ma la prima viene negata visto che un’uscita progressiva dal lavoro contrasta con l’ottimizzazione del profitto, mentre la seconda viene nascosta dietro calcoli speciosi e privi di sostanza che nulla hanno a che vedere con la realtà fisica, ma molto con i conti e le possibilità di accumulazione. Entrambe, libertà e necessità diventano una variabile finanziaria e la biologia un territorio di conquista.

Di certo non credo che la Fornero abbia la piena consapevolezza di tutto questo, la sua “riforma del ciclo di vita” è probabilmente un modo professorale per nascondere la profonda iniquità e insensatezza che si esprime nei provvedimenti del governo, uno stratagemma retorico. Ma la sua scelta, non è casuale, attinge alle verità e alle intenzioni nascoste in una visione della vita, dei diritti, della libertà e dei bisogni, tutta all’interno del mondo del profitto, al quale persino il dna si dovrebbe adattare. E anche alla svelta.

Così sarà molto improbabile che entro il 2013 si riesca a curare definitivamente il cancro. E’ assai più probabile invece che si diffondano le metastasi maligne che stanno uccidendo il pensiero sociale e la stessa democrazia.