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L’ecologia che piace alla gente che piace

fg Anna Lombroso per il Simplicissimus

“Da grande sogno di diventare scienziata e di continuare ad occuparmi di tematiche ambientali …. Vorrei farlo all’estero e non perché ritengo che l’Italia nono sia adatta ma perché penso che un ‘esperienza fuori faccia parte di quel bagaglio culturale che ogni scienziato dovrebbe avere”.

So già che parlando della Greta de noantri, Federica Gasbarro l’italiana invitata a  partecipare allo Youth Summit ddell’Onu, riceverò gli strali dei benpensanti ecologici, che fanno il paio con gli umanitaristi che basta mettere Lucano sul profilo per dimostrare civismo,  raccogliendo bottiglie di plastica una tantum all’Ultima Spiaggia di Capalbio prima di andare al brunch servito dall’unico straniero integrabile, il cameriere in guanti bianchi.

Ma mi ha colpito quella sua dichiarazione resa alla stampa prima della partenza, in un posto riservato su un volo completamente carbon neutral.  come ci informa un settimanale femminile che l’alterna come eroina a Carola e Meghan Markle, sposa già divorziata e ovviamente ribelle di un cadetto della casa reale inglese, quando spiega quello che vorrà fare “da grande”.

Perchè 24 anni, non i 16 della Greta della quale è una pallida imitazione anche pensando ai vettori scelti, aereo contro la barca a vela da regata IMOCA   battente i colori dello Yacht Club de Monaco,  è una dimostrazione che qualcosa nel nostro Occidente in declino se vengono spostati i nostri orologi per consentire che i giovani restino il più possibile bambini, tanto che una ventiquattrenne quindi un po’ in ritardo nel percorso verso la laurea, guarda a sè e viene accreditata come un enfant prodige cui riporre speranze con il solluchero che proviamo quando il nipotino recita la poesia di Natale sullo sgabello,   bebè  cui riservare indulgenza incondizionata come ai diciassettenni che menano  l’autista del bus, o pargoli sapienti a 40 anni suonati come Renzi o Macron,  eterne promesse  che è meglio non vengano mantenute.

I propositi della ragazza che si è già meritata il titolo di influencer, che spetta parimenti alla Ferragni e alla Madonna, parola del papa, e pure l’esercitazione pratica che si è portata a New York – un acquario popolato di microalghe –  proprio come quelle ricerche delle medie, che venogno confezionate la sera prima della consegna da tutta la famiglia,  confermano i sospetti che ho sempre nutrito sulla qualità dei messaggi e quindi dell’ideologia che ispira e agita questo movimento che, lo dice lei,    ha scelto di scioperare (in forma situazionista?)  invece di dialogare, salvo andare a farsi omaggiare nei paesi più inquinanti del modo e  vezzeggiate dai più inveterati e solenni zozzoni.

Beati i tempi infatti, nei quali i ragazzini stavano davanti al piccolo chimico sognando da grandi di mettere a punto la pozione che cura tutti i mali, di andare nella giungla come  Schweitzer o sul microscopio come Pasteur, macché l’attivista italiana vuole, una volta laureata in biologia, “occuparsi di tecnologie volte alla creazione di nuovi biocarburanti, bioplastiche”   alla scoperta quindi “di nuove soluzioni”.   Ci sta tutta con l’ideologia dei ventriloqui che parlano per bocca di Greta facendoci immaginare che tutte le sfide siano possibile per l’uomo: governare gli oceani e i fulmini o vivere su Marte,    grazie a nuovi prometei,  mentre che invece  cambiamento climatico si possa contrastare solo  “non assistendo immobili al tracollo provocato dall’incuria dell’uomo”, è lei che parla,  e anche che “potrà avvenire solo e soltanto attraverso l’educazione ambientale e civica“,  cambiando le nostre abitudini di vita, comprando a caro prezzo come atto simbolico ed esemplare mele organiche e bacate, riciclando la carta e il vetro, in modo da contribuire individualmente esonerando così imprese inquinanti e energivore e governi insipienti.  Nella convinzione apotropaica che sia decisivo  contribuire alla declinazione “morale” del capitalismo  capace anche in questo caso di trasformare perfino la responsabilità sociale ed ecologica in fonte di profitto,  in valore aggiunto propagandistico e in strumento di mercato dispiegato per risolvere i problemi che il mercato ha creato.

Infatti dietro alle cheerleader ecologiste ci sono i burattinai che vogliono persuaderci che i danni prodotti dal mercato si sanino con strumenti di mercato, trattati commerciali tra privati e Stati e privati, licenze e concessioni illegittime, così che i grandi inquinatori possano continuare ad emettere Co2 comprando le opportunità di far rotolare il mondo nel precipizio, e non a caso le chiamano diritti, dai paesi meno industrializzati o sempre meno produttivi attraverso la quotazione monetaria  stabilita da un protocollo disatteso e mai sottoscritto dai più forti contaminatori e dando forma a un meccanismo speculativo.

Ecco, se avessimo avuto la possibilità (la intraprendente studentessa si è auto candidata riempiendo un modulo capitatelo sotto gli occhi per caso)  di indicare alle Nazioni Unite i profili di ragazzi  che lottano per l’ambiente, maglio sarebbe stato se avessimo dato la scelto quelli di Sardegna dove insiste il 61 % di servitù militare, i tre poligoni più grandi d’Europa e dove le indagini ambientali condotte nel PISQ dell’Aeronautica Militare hanno dichiarato contaminati almeno 800 ettari di territorio. O i giovani No- Muos, i  No-Tav, i No- Tap, che dovrebbero essere, proprio loro, i veri influencer che possono combattere i veleni.


Il papa che se ne va

Papa-Benedetto-XVI-e1360627864352Mariaserena Peterlin per il Simplicissimus

Il papa si è dimesso e passerà alla storia. Il gesto ha un impatto deflagrante e sgomenta, eppure mi raggiunge come un segno pacato. Dunque ci si può staccare dal potere, anche quello petrino così spesso discusso, che detiene, per i credenti, le chiavi del regno dei cieli e ha effetti sia spirituali sia temporali. Il potere dunque non conta più dell’uomo che può e deve naturalmente tornare alla sua cenere.

Il segno avvisa anche che il potere non è, non può essere lo scopo della vita e che l’uomo non sempre basta a se stesso.

Come ha scritto Anna Lombroso esiste un’utopia della giovinezza che ammalia tanti piccoli esseri; e insieme a quella forse esiste anche un’utopia della sopravvivenza che attrae chi esorcizza, ingannando innanzitutto se stesso, le logiche della biologia.

Il papa se ne va e sembra indicare, con una mano ora fragile e che vuole tornare alle sue scritture vergate con la stilografica, che invece la vita è anche biologia e potremmo sottrarci alla moda dell’accanimento giovanilistico, antibiologico e antinaturale. Prima di cedere al tacito, ma vorrei dire tragico, infinito andar del tempo, prima di permettere che un inevitabile e naturale aggravamento della salute fisica infici la libertà di scegliere per sé Benedetto si ferma e, ancora una volta liberamente sceglie, dichiara e descrive pubblicamente come abbia agito in piena coscienza.

Ho pensato a mio padre: non sono riuscita a non pensarci. Non capivo quando lui, vecchio e non più autonomo nel compiere quello che la rigida, orribile burocrazia delle Asl chiama gli atti della vita quotidiana, mi diceva “vorrei morire, che Dio mi chiamasse, la mia vita l’ho vissuta, cosa ci faccio qui?”. E noi a dirgli ma come, sei in casa tua, ti vogliamo bene, devi vivere per mamma. E tante belle parole che non spostavano di un millimetro né lui dalla sua sedia a rotelle né la sua consapevole ed inerme vecchiaia.
Si può avere un animo diverso, si può vivere la vecchiaia in modo accettabile, ma quando le medicine sono il ritmo della tua vita, quando la chimica determina i tuoi stati d’animo, quando l’accanimento affettuoso dei familiari ti trattiene oltre la sopportabilità, allora è difficile accettare di comportarsi come se il peso fosse equamente distribuito su tutti.

La differenza tra un anziano sconosciuto, amato nel privato della sua casa e tuttavia isolato dai suoi mali, e un vecchio papa che sente consapevolmente diminuire il suo vigore di giorno in giorno, ma che è chiamato alle responsabilità del magistero petrino, non è infinita ma è molto grande e consiste anche nel dover fare i conti con un apparato certamente non mite e che, anche per chi non voglia giudicare, è immaginabile intriso di complesse e ardue dinamiche di competizioni e divisioni.

Recentemente il papa ha pronunciato parole significative durante una visita agli anziani  “il bisogno di aiuto è una condizione dell’anziano”.  La Chiesa può essere retta da un timoniere affaticato e non più vigoroso e che ha bisogno di aiuto per se stesso?

Benedetto se ne va e torna ai suoi studi e ai suoi scritti, lascia segnali e messaggi che possiamo interpretare in tanti modi, ma anche in semplicità ed accettando le sue parole.

Le dimissioni del papa non sono più una notizia, sono un avvenimento dopo il quale io penso che nulla, almeno per chi si sente credente, dovrebbe essere più come prima.


Biologia politica

Probabilmente qualcuno non ha creduto alle proprie orecchie quando, circa due anni fa, sentì Berlusconi promettere di curare il cancro. E’ stato forse il livello più basso raggiunto dalla politica e sarebbe difficile immaginarne uno più ridicolo a metà strada tra la clownerie e l’immagine votiva o uno più inquietante, così rasente i culti nord coreani. Ma in fondo Berlusconi era una sorta di “caro leader” tanto che per un certo periodo è stata anche accarezzata una sorta di successione familiare.

E tuttavia quell’affermazione sconcertante e grottesca nascondeva una hybris che fa in qualche modo parte del tramonto angoscioso del neoliberismo: quello che arriva a manomettere lo stesso livello biologico. Fa parte della stessa ideologia, della stessa mentalità di fondo anche quando si esprime in termini apparentemente colti, in contesti meno coatti dei comizi del Cavaliere e al di fuori di assurde promesse salvifiche. Sfrondato dalle circostanze, dalla miseria del contesto e del personaggio, quella cura del cancro vive nella stessa regione mentale per cui una riforma delle pensioni diventa per la Fornero una “riforma del ciclo di vita”. Si tratta pur sempre della voracità con cui l’ideologia liberista dichiara di voler prendere possesso delle esistenze nella loro globalità, non solo funzionale, ma biologica. In nessun modo infatti si potrebbe giustificare in termini sociali la costrizione al lavoro, al lavoro vero, fino ai 70 anni: lo si deve fare stravolgendo per decreto la stessa biologia e facendo finta che l’aumento della vita media sia sovrapponibile tout court ad un eguale aumento della vita lavorativa.

Arrivando ai limiti superiori, le differenze individuali acquistano maggiore rilievo e con esse anche la libertà di scelta o le necessità : ma la prima viene negata visto che un’uscita progressiva dal lavoro contrasta con l’ottimizzazione del profitto, mentre la seconda viene nascosta dietro calcoli speciosi e privi di sostanza che nulla hanno a che vedere con la realtà fisica, ma molto con i conti e le possibilità di accumulazione. Entrambe, libertà e necessità diventano una variabile finanziaria e la biologia un territorio di conquista.

Di certo non credo che la Fornero abbia la piena consapevolezza di tutto questo, la sua “riforma del ciclo di vita” è probabilmente un modo professorale per nascondere la profonda iniquità e insensatezza che si esprime nei provvedimenti del governo, uno stratagemma retorico. Ma la sua scelta, non è casuale, attinge alle verità e alle intenzioni nascoste in una visione della vita, dei diritti, della libertà e dei bisogni, tutta all’interno del mondo del profitto, al quale persino il dna si dovrebbe adattare. E anche alla svelta.

Così sarà molto improbabile che entro il 2013 si riesca a curare definitivamente il cancro. E’ assai più probabile invece che si diffondano le metastasi maligne che stanno uccidendo il pensiero sociale e la stessa democrazia.

 


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