La Fornero si rammarica per la ribellione del sindacato all’assassinio dell’articolo 18. Non piange per fortuna forse perché mediaticamente la prima volta può colpire, la seconda si rischia l’invettiva grillesca. Però in queste cose italiane, non manca mai il necessario stupidario, in questo caso sublimemente rappresentato dalla Marcegaglia, la quale non ha perso occasione di allietarci con le frasi fatte: “affrontare la questione senza ideologia”.

Se non fosse la presidente di Confindustria la si potrebbe prendere per una stupidina che dice le stesse cose dei politici da quattro soldi  o dei giornalisti stipendiati appositamente per dire queste fesserie. E spesso stipendiati direttamente o per li rami da Confindustria. Perché la dignità del lavoro e i diritti ad essa connessi fanno sempre parte di un’ideologia sia che vengano affermati che negati. La testolina della Marcegaglia è immersa come la ciliegina del mon cherie nell’ideologia liberista e ciononostante dovrebbe riuscire ad accorgersene ancorché essa corrisponda come un guanto ai suoi interessi e alla sua personale avidità, visibile nei tratti oltre che nelle decine di vicende giudiziarie del suo gruppo. Semmai è vero che lei affronta la questione senza idee, ma ben ferma nella sua ideologia.

E aggiunge che i diritti “non possono essere un tabù”, dimenticando che anche la redditività aziendale potrebbe non esserlo. Oppure i suoi diritti hanno la precedenza per un qualche imperscrutabile ordine delle cose?

Ma in questa italia dei mediocri nati e cresciuti nell’humus berlusconiano non si può sfuggire all’idea demenziale che esista una realtà sociale ed economica neutra, che si trova in un al di là dai pensieri, dalle aspirazioni, dalla dialettica in campo, dagli interessi e dalle condizioni. Ma chissà la Marcegaglia è così brillante che magari è pure capace di crederci, in fondo lei quell’ al di là lo frequenta e lo sperimenta: si trova in Svizzera.