Lo ammetto, ho un grave difetto caratteriale perché per quanto mi sforzi, per quanto tenti di adeguarmi, non riesco a considerare  rispettabile l’ottusità. E a guardare le facce del vertice europeo di ieri che ha sancito un grande accordo per la recessione, ho visto molta indecorosa insensatezza. Invece dell’Europa dei popoli ci ritroviamo con quella delle mezze figure, con Frau Merkel che probabilmente ha confricato con Kohl, come si mormora, ma non ne ha nemmeno un decimo della statura, con il suo maggiordomo francese che finge di essere tra i grandi, ma è lì solo con un contratto a progetto,  con il devoto cameriere Monti pronto a servire l’ultimo veleno per l’Italia, il Cameron, ribelle per caso, ma anche lui aggrappato con tutta la vecchia City all’euro.

In effetti ieri a Bruxelles c’ è stato un doppio funerale: quello dell’economia continentale costretta a fare ciò che la Merkel a torto marcio, ritiene l’interesse della Germania: ossia tenere l’euro alto tramite i pareggi obbligatori di bilancio. Qualcosa che si è già rivelata disastrosa con la Grecia e che la stragrande maggioranza degli economisti considera letale per la crescita, dunque proprio per l’equilibrio dei bilanci che si vorrebbe ottenere. Ma è anche stato recitato il de profundis dell’Europa politica: costituzioni e vite saranno manomesse da persone che non hanno alcun mandato continentale, che nessuno ha eletto per fare ciò che stanno facendo. E in cambio poi di nulla visto che non si faranno gli eurobond, né la Bce diventerà banca  di ultima istanza, né saranno ammesse responsabilità finanziarie delle banche: la cessione di sovranità avviene solo nei confronti dell’ euro e del suo azionista di riferimento che è la Merkel.

Siamo di fronte a una specie di minotauro o di unicorno, in  un territorio grigio tra l’Europa delle nazioni e il governo continentale, però non a metà strada, non in un cammino di evoluzione, ma  in una dimensione diversa e astrusa che è la negazione di entrambe le cose.

Naturalmente in tutta Europa la cessione di sovranità alla moneta unica significherà una distruzione di diritti e di tutele, significherà anche depressione dell’economia e disoccupazione o sotto occupazione e questo segnala non soltanto una sorta di infatuazione mortale per il neoliberismo, ma anche la fine di quella economia sociale di mercato teorizzata durante la repubblica di Weimar, che in qualche modo attraverso Adenauer, Schumann e De Gasperi era entrata come filosofia di base della costruzione continentale. Quella che aveva i popoli e non le nazioni come suo obiettivo.

Ed è strano che a distruggerla siano proprio gli epigoni di quella cultura: la Merkel che come allieva a tutto campo di Kohl, ha dimenticato di quando il suo capo stabilì che i marchi della Germania Est avevano lo stesso valore di quelli della Germania Ovest e lo stesso grigissimo Monti che pure non senza qualche vacuità bocconiana, diceva di appartenere a quella ispirazione. Si, è quella cultura che si è spiaggiata a Bruxelles per l’incapacità e la modestia dei suoi epigoni. L’euro e la mediocrità sono i nostri sovrani.