Demagogia della responsabilità

Sono due giorni che la rete ronza freneticamente, che i pareri sul governo Monti e sul personaggio si accavallano in modo talmente bipartisan da esprimere semplicemente la terribile confusione in cui vive il Paese. Leggendo gli interventi sui siti del Pdl si scopre che Monti è espressione della finanza e delle banche e dunque il diavolo da esorcizzare per andare subito alle elezioni. Verrebbe da pensare che Silvio sia Bakunin e che solo a sua insaputa abbia fondato un regime mediatico nel quale le ragioni della finanza neo liberista hanno trovato grande spazio. Di certo tutto questo è avvenuto ad insaputa dei suoi elettori.

Dall’altra parte, in quella sinistra moderata che non vede l’ora di stappare oggi pomeriggio lo spumantino per le dimissioni di Silvio, cosa che del resto farò anche io, sembra che la cultura rigidamente liberista di Monti sia cosa di secondo piano. E se appena uno nomina Trilateral e Bilderberg, organizzazioni di cui il premier in pectore  è parte attiva, si voglia fare della demagogia se non addirittura del complottismo. Quando invece si tratta solo di definire la cultura e l’ambiente a cui appartiene l’uomo che ci è stato di fatto imposto dalla Bce, da Merkozy e dall’Fmi. Non a caso proprio ieri Roma di è popolata di trilateralisti con in testa Van Rompuy con il suo verbo sacrificale.

Guai poi a far notare che Monti è anche consigliere della Goldmann Sachs, la banca che più banca non si può, tra l’altro al centro di un grande scontro in Usa tra democratici e repubblicani. Guai a dire che il programma di un governo Monti è già scritto nei 39 punti fatti pervenire dalla Bce, redatti da Draghi e Trichet, ma probabilmente dallo stesso Monti a un cui governo  si stava già pensando da mesi. E non si tratta di un documento tecnico in cui si definiscono le grandezze finanziarie in gioco, ma di una vera ricetta politica in cui ci si dice cosa si deve fare.

Così, mentre ancora Berlusconi non si è dimesso, si vedono all’opera tutti veleni che ha iniettato in vent’anni nel Paese e assistiamo così alla deflagrazione della demagogia. Quella pidiellina che sputtana super Mario come se la situazione in cui ci troviamo non sia colpa di Berlusconi e della sua banda dei miracoli oltre che dei mitomani berlusconiani, quella elettoralistica da ultima spiaggia di Bossi e  quella di Di Pietro, peraltro in via di rientro. Ma  assistiamo anche alla demagogia della responsabilità che chiude gli occhi di fronte a tutto e dà praticamente carta bianca al salvatore, purché ci eviti momentaneamente il disastro.

Dietro ogni demagogia c’è sempre il verme che mangia il frutto: la cattiva coscienza degli adoratori di Silvio, la nullità sbraitante della Lega, l’astuzia dipietresca, o, nel caso di quella responsabile ed emergenziale, la mancanza di coesione e capacità di pensare in modo alternativo. In due parole un’abdicazione della politica, ormai evidente, quella stessa che ha mantenuto Silvio sul trono, che ha impedito di vedere la nuova crisi finanziaria che si affacciava già un anno fa, il ripiegamento sulle tattiche di piccolo cabotaggio.

Così non abbiamo avuto nemmeno l’onore delle armi, riconosciuto alla Spagna, di poter risolvere la situazione con nuove elezioni. Di poter contrattare. Ed è da questa irresponsabilità lungamente coltivata dal Paese intero che ora deriva la retorica della responsabilità di accettare qualunque cosa per tamponare l’emergenza. Non la salvezza perché quella la si trova solo modificando nel profondo il  Paese e il suo modello sociale, come del resto già ieri faceva notare il Financial Time. Ma siamo così responsabili da aver trovato l’ennesimo alibi.

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One response to “Demagogia della responsabilità

  • Simpirlissimus

    Si mangia, l’onore delle armi? E’ nutriente?

    Mi raccomando, dimenticare sempre l’influenza della mafia sull’economia, altrimenti il discorso si fa complicatissimus…

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