miss Apple per il Simplicissimus

Il mio è un approccio molto singolare alla politica che considero un’arte, ci vuole talento, ci vuole la passione, ci vuole anche l’estro per esser un buon politico quindi ciò che sto per scrivere è una personalissima considerazione su ciò che sento esser la nostra sinistra i questo particolare momento storico.

Sento tanti politici di sinistra parlare: sinistra si, sinistra no…ma in ognuno di loro qualcosa di stonato risalta sempre; Forse è la passione, forse per alcuni è il voler esser ancora comunisti ma con cautela, quasi con pudore come se volessero celare una vergogna.

E poi arriva lui, un ragazzo- no, non parlerò di Matteo Renzi- ma di Maurizio Landini, che ragazzo pare, che nemmeno è un politico, lui è un sindacalista.
È uno che, con orgoglio, ha rivendicato davanti ad una irritante santachirurgica il suo compenso mensile: circa 2300 euro al mese
la zecca chirurgica in quell’occasione, chiamó i sindacalisti membri di casta e voleva fossero svelati i conti segreti dei libri contabili della FIOM: apriti cielo, Landini l’ha fulminata, ma svelò tutto con semplicità, con il cuore intriso di dolore per le accuse che arrivavano da chi non conosce il dolore se non per uso indiscriminato di bisturi.

Ecco, quella sera, tempo fa, forse era un salotto a La7, mi pareva di sentire uno di sinistra, ci chiediamo tutti se la sinistra esiste ancora, vero?
Forse lui ha ragione nel dire che bisogna stare in mezzo alla gente per rientrare nei ranghi: vero, la Lega lo fece, anni fa, rubó un milione di elettori a Rifondazione (si, vero, ora la base leghista è lievemente irritata col sior Bossi e i quadri potrebbero, dio voglia, cambiare).

Io mi auguro che l’onestà di Landini contagi un po’ di artisti, un po’ di politici della sfasciata sinistra, ma pare sia difficile. Landini è un puro, è puro come i bambini, e mi auguro che lui rimanga così, com’è.
Ce ne sono molti come lui, sono gli operai che settimane fa stavano sul ponte della libertà a sventolare contro gli austriaci di turno: sventolavano le bandiere rosse, quel rosso di una sinistra che oramai è assente e latitante

C’è questo continuo snobbismo, questo voler esser buoni, voler esser fighi.
trovo insopportabile Veltroni, comincio ad esser perplessa da Bersani, non so dove siano finiti i veri vecchi di sinistra. Cambia il mondo, cambia la politica: esser comunisti è anacronistico, andava bene ai tempi delle prime locomotive, ma siamo davvero così tanto lontani dai tempi delle locomotive? Essere operaio ora è sempre essere un operaio, avere la forza nella manualità e l’onestà nel lavoro.

Ma nell’era del phone, del pod, del pad la situazione mi pare immutata: poco interesse per la classe operaia, divario degli stipendi da denuncia, precariato, povertà. Ora, non invoco rivoluzioni, non ne sono capace e detesto la violenza, ma invoco un ritorno alla realtà, al sentire le persone.
Forse Berlusconi ha vinto per quello: ha parlato alle persone sbagliate in modo giusto. Ma ora si sta tradendo da sé, se il rimasuglio di sinistra non agisce ora, non scende dai pulpiti ora, significa che non son artisti veri.
Prendano esempio da Maurizio Landini, i nostri rappresentanti di sinistra, compreso Vendola, che fa il compagno irritato se si tratta di un necrologio ad un americano.

Onestà, semplicità e umiltà: anche qualche errore grammaticale, ma non è quello che rovina l’artista. L’errore lo rende vero, non finto, lo rende uno di noi. Io ho voglia di ritrovare i compagni, quelli che una volta si perdevano in mille discussioni e che avevano rispetto per un’arte chiamata politica.
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