“Il lavoro precario è educativo e formativo” Ieri il sublime Straquadanio ha aggiunto quest’altro grano di saggezza al suo lungo rosario di scempiaggini messe a punto durante una  vita mai sfiorata da un solo giorno di lavoro. Naturalmente le reazioni non si sono fatte attendere configurando un corale “vaffa”, così come accade nelle centinaia di altri casi in cui la corte dei miracoli attorno a Berlusconi rivela una sensibilità così bassa e un pensiero così grossolano da suscitare rabbia, ilarità e spesso  un misto di entrambe le cose unito a un sentimento di impotenza contro l’impunità politica e la stupidità.

La cosa che però mi angoscia non sono le idiozie di Giorgio Clelio o di chiunque altro della tribù di Silvio, ma il fatto che da molti anni mentecatti e pagliacci focalizzano l’attenzione su di loro, mentre esprimono in maniera sgangherata un pensiero di “desocializzazione” portato avanti invece senza particolari allarmi dal mai stream del pensiero politico con un linguaggio più sofisticato.

A volte è un’espressione che colpisce e suscita indignazione, mentre il retroterra da cui nasce rimane sconosciuto, come scivolasse sul vetro. Ricordo bene il casino che scoppiò quando Padoa Schioppa parlò dei bamboccioni. Eppure non era altro che l’icastico riassunto di posizioni iperliberiste  assolutamente chiare soltanto a leggere cosa scriveva. Quando divenne ministro dell’Economia nella breve parentesi del centro sinistra a me parve di sognare, Padoa Schioppa era uno che sul Corriere della Sera di cui era editorialista aveva scritto nel 2003 (il 26 agosto per chi volesse controllare):

Nell’Europa continentale, un programma completo di riforme strutturali deve oggi spaziare nei campi delle pensioni, della sanità, del mercato del lavoro, della scuola e in altri ancora. Ma dev’essere guidato da un unico principio: attenuare quel diaframma di protezioni che nel Ventesimo secolo hanno progressivamente allontanato l’individuo dal contatto diretto con la durezza del vivere, con i rovesci della fortuna, con la sanzione o il premio ai suoi difetto o qualità.

Mi chiedo come sia stato possibile che un partito di centro sinistra abbia voluto metterlo nella posizione più centrale  di governo e che la sinistra cosiddetta radicale lo abbia accettato salvo a poi mettersi  in guerriglia. Oh certo l’Europa, la commissione Delors, ma non era difficile accertare che Padoa Schioppa era europeista e fan dell’euro, solo in una visione in cui era la moneta a fare la politica e non viceversa. Senza dire che in poche righe è stato in realtà delineato quel programma di destra a cui si cerca di dare attuazione negli ultimi anni.

Ora le cose che dice Straquadanio sono rozze, ma la sostanza non è poi così diversa da quell’editoriale di Padoa Schioppa.  Nemmeno nella radice psicologica: Giorgio Clelio parla di lavoro e cioè di una cosa che non ha mai praticato, mentre Padoa Schioppa parla di durezza della vita e di qualità: ma dove sarebbe arrivato se il padre non fosse stato amminstratore delegato di Generali? Avrebbe avuto le stesse chances? L’eterna oligarchia italiana, così chiusa che vi è persino sconosciuto il matrimonio morganatico.

Sarebbe interessante capire quanti partiti di opposizione più o meno sostanziale sarebbero disposti a rinnegare il darwinismo di Padoa Schioppa e le parole sulla durezza della vita. Io credo che entrerebbero in un grande imbarazzo. Perché è evidente che la sinistra è tutta da costruire e non la si costruirà contro i clown e i corrotti, ma contro la finzione della sinistra.