A volte la storia è bizzarra, oppure è molto razionale e sbeffeggia  la pochezza della politica e dell’economia. Proprio nello stesso giorno accade che negli Usa dell’iperliberismo Obama lanci un piano federale da 450 miliardi di dollari contro la disoccupazione, mentre in Europa culla del capitalismo del welfare si disgreghi la solidarietà  monetaria, ci si accapigli sui debiti sovrani e si scelgano strade che portano alla recessione economica e civile in cambio di una miserabile aritmetica di bilancio. Un’inversione di continenti.

E capita che il Fondo monetario internazionale, da sempre accanitamente dalla parte della macelleria sociale condotta in nome dei conti in pareggio e della salvaguardia dei più ricchi, apprezzi la manovra statunitense. Certo ufficialmente la manovra proposta da Obama non comporta un aumento del deficit nell’immediato, ma si tratta di un cambiamento di tendenza netto che mette l’accento sul lavoro e lo sviluppo piuttosto che sul pareggio di bilancio.

Da noi no, la Germania e la signora Merkel in particolare non vogliono più comprare i bpt dei Paesi a rischio e hanno sollecitato le dimissioni del loro uomo nel board della Bce. Da un certo punto di vista è naturale: con questi acquisti l’economia tedesca viene direttamente investita dal debito altrui e la cancelliera ormai in minoranza e con i sondaggi ai minimi termini non può permetterselo. Da un altro punto di vista è stupefacente come non si veda che una crisi profonda in Europa finirà inevitabilmente per trascinare nella recessione anche la Germania, una recessione con i conti a posto. Ma per dirla alla Tremonti i conti non si mangiano o meglio li mangiano solo i ricchi.

Il fatto è che la signora Merkel, da ragazza dell’Est, ambiguamente conflittuale,  ha talmente introiettato il modello liberista sotto il quale è caduto il muro che non sa più liberarsene nemmeno nella fase in cui le sue ricette si rivelano pessime anche all’interno della logica capitalistica. Le ci vorrebbe un po’ di quella Welstalgie  che si riferisce a un occidente in competizione con il comunismo e quindi più disponibile ai diritti e alla presenza dello stato.

E chissà cosa ci vorrebbe a Silvio e al ceto politico nel suo complesso per toglierci da queste peste con ricette diverse che non siano quelle pietose e inique dell’ultima manovra. Forse solo e semplicemente non esserci.