Sarà un agosto pieno di tavoli e di tavolate, la politica degli apparati e del potere cerca una via ‘uscita dalla palude in cui si è cacciata. Pd e Udc a pensare insieme a sindacati e Confindustria a un ipotetico nuovo patto, Calderoli con un campus finora solo minacciato per uscire dalla crisi, c’è anche un dibattito lungo un mese su Micromega, si spera con un’aria più tersa.  E in cucina si faranno i conti col dopo Berlusconi, con un possibile governo tecnico o con le ambizioni di Maroni a sostituire di Silvio che certo venderà cara la pelle dopo quello che gli è costata in chirurgia estetica.

Il tutto è molto legato anche alla vicenda Tremonti che nella difesa della propria casa delle libertà ha commesso errori clamorosi, confermando una mediocrità di fondo evidente, mai ufficialmente riconosciuta da qualcuno. Dunque questa sessione straordinaria della politica anche in tempo d’estate avrà come sfondo la guerra per bande nella quale ormai consiste la politica di governo.

Eppure con tutta questa attività è evidente che la politica non  è mai stata assente come oggi: le alleanze più o meno vaste, i patti più o meno di sangue, dove il sangue però è sempre quello degli altri, non hanno per meta un cambiamento o, come si dice,  una discontinuità, ma al contrario tendono tutti, a impedire che i dadi si muovano troppo.

E’ ancora un’operazione di emergenza, questa volta  per cacciare il padrone prima che sia troppo tardi, ma che non si occupa dei metodi padronali e di ciò che essi hanno causato, anzi tende a non far precipitare la situazione fino al punto in cui gli iniqui equilibri del berlusconismo vengano messi in crisi. E non è un caso che i più entusiasti alla tavolata siano proprio i complici principali dell’avventura di Silvio, quelli di sempre e quelli acquisiti più recentemente come Cisl e Uil.

Su quei i tavoli non appariranno veri progetti per un Italia diversa, ma solo le briciole e le carni spolpate di una speranza.