Per la seconda volta nessun membro del governo si presenterà a commemorare la strage di Bologna. Ciò che questi personaggi temono sono le contestazioni, i fischi, l’affrontare finalmente quella ggente  del cui consenso di vantano continuamente, pur avendolo ottenuto con l’inganno e perso con la quel po’ di vero che trapela.

Non hanno né abitudine, né voglia di affrontare la piazza, questi vlasti avidi e ambiziosi eletti nel chiuso di camere e camarille, prodotti di un disfacimento che premia le fedeltà di varia natura purché si accompagni a mancanza di idee, competenze e serietà, come necessaria garanzia della loro dedizione. Non si vergogna la sottosegretaria Anna Maria Berninici, bolognese, di dire che siccome non si commemora, ma si fa politica, lei non ci va. Come se questa commemorazione non fosse anche politica. Discorsi infantili, proprio avvilenti di chi ha paura di guardare dentro la realtà e la propria miserabile realtà.

Così certo è un fatto grave che non ci sia un rappresentante del governo a commemorare la strage della stazione. Ma forse sarebbe un fatto ancora più grave che ci fosse un rappresentante di questo governo. Meglio soli che mal accompagnati.

Ma il tragico ricordo, le tristi vicende processuali e i fischi del presente li ho riassunti qui