La decenza o forse la lucidità non è di questi giorni. Ed è probabilmente  per questo che ho visto titoli festosi su un presunto piano Marshall in favore della Grecia e sulla conseguente euforia delle borse. In realtà si tratta di qualcosa di molto diverso: da una parte un quasi default come dicono le agenzie di rating, dall’altro un salvataggio delle banche francesi e tedesche , più altre sparse in Europa, esposte per miliardi nei confronti di una Grecia che di certo non aveva alcuna possibilità di onorare i prestiti senza nuove immissioni di denaro, una ricontrattazione sia dei tempi di restituzione che del livello di interessi e di un sia pur parzialissimo sconto.

Ciò che è avvenuto nelle segrete stanze dove l’Italia ormai non è più ammessa, non è la nascita di una nuova solidarietà europea e men che meno una forma di tutela del popolo greco: è semplicemente evitare che Atene fallisca, trascinando nella disfatta l’Euro, ma anche e soprattutto la filosofia del Fondo monetario internazionale secondo cui interi popoli devono poter essere rapinati di benessere e futuro per pagare il loro obolo alle banche e alla finanza internazionale le quali  pretendono sacrifici veri e dolorosi in cambio del denaro fasullo che hanno creato.

In un precedente post ho parlato degli islandesi che si rifiutano di pagare collettivamente gli errori e i pasticci delle loro banche private (qui). Ed è chiaro che se questo esempio sul quale  non a caso vige una stretta censura, fosse seguito da altri, quel pugno di privati che alla fine tira i fili dell’economia mondiale, ne subirebbe un tracollo. E assieme  a questo milione di burattinai, anche la loro narrazione del capitalismo.

La cosa non è facile perché i sacrifici che vengono richiesti in nome di un monetarismo rigoroso quando si tratta delle persone e delle società nel loro insieme, ma irresponsabile quando si tratta di privati, creano sempre una caduta del ciclo economico e dunque difficoltà sempre maggiori per chi si trova in questo circolo maledetto. Le ricette del neo liberismo non consentono di risolvere i problemi che esso stesso ha creato.

Dunque vediamo nei particolari questo presunto piano Marshall.

Un nuovo prestito a tassi più contenuti (3,5%) di 109 miliardi di euro da parte dell’Unione con restituzione da 15 a 30 anni, soldi che in gran parte sono stati concessi per ripagare il precedente prestito di 110 miliardi o almeno le sue prossime scadenze. Inoltre banche, fondi assicurativi e fondi di pensione sono chiamati su base volontaria a partecipare a questo tentativo di salvataggio  per 37 miliardi con operazioni di debt-swap (complicato, ma nella sostanza uno sconto sul debito)  e di rollover ( allungamento delle scadenze) e per 12 miliardi  con operazioni di buy-back (riacquisto di titoli propri).

Ora basta andare a vedere come sono esposti i paesi europei o meglio le loro banche:  la Francia per 65 miliardi di cui 8,3 miliardi in derivati, la Germania per 40 miliardi di cui 6 in derivati. E’ praticamente l’entità del prestito. Per quanto riguarda i derivati ossia i titoli spazzatura, si è tenuto conto anche degli altri Paesi, anche oltre l’area euro e infatti aggiungendo ai 14, 3 miliardi franco tedeschi, il “garbage” italiano (1,7 miliardi) , quello Britannico (5 miliardi) e parte di quello Usa (34 miliardi di cui un terzo saranno trattati a parte) e quelli minori altri Paesi si giunge alla cifra 49 miliardi.

E’ molto chiaro perché le borse abbiano gradito la notizia: molti soldi pubblici per salvare gran parte di quelli privati. E tutto sommato a buon prezzo visto che l’alternativa sarebbe perdere tutto.

In sostanza il piano Marshall serve a non far fallire la Grecia per evitare la cancellazione del debito e i guai per le banche dei soccorritori: poco importa se per pagare tutto questo i greci dovranno subire una enormità di sacrifici e anche un ulteriore aumento della disuguaglianza sociale per una o due generazioni. E poco importa anche che il debito greco si sia formato non soltanto grazie alle menzogne del suo ex governo di destra, ma proprio all’azione tutta privata delle banche ossia di soggetti privati.

E’ curioso osservare come i parametri del piano di salvataggio siano molto simili a quelli proposto all’Islanda e non accettati dai cittadini il che fa pensare a una sorta di regia. Ma comunque sia l’importante è che la Grecia non dichiari default anche sotto la spinta della sua opinione pubblica: persino a costo di fare la respirazione bocca a bocca, perché a quel punto costituirebbe un precedente al di fuori dell’America Latina capace di scassare la logica perversa del debito pubblico come parametro economico assoluto, che è tale ovviamente solo per la finanza. E riavviare la speranza in un’economia diversa che serve alla vita delle persone e non le calpesta.