Papa non Papa, Papa non Papa… ogni giorno Bossi sfoglia la margherita perché non può dire di no a Berlusconi e nemmeno può dire di sì al proprio elettorato. Così cambia versione ogni 24 ore nella speranza che questa alternanza oraria dia la sensazione del partito  di lotta e di governo, mentre dà solo l’impressione del partito di testa.

Perché non è solo questo. Non c’è solo il dramma fra lo scegliere un minimo di dignità e coerenza e votare per l’arresto di Papa o  l’essere fedeli al patto di denaro stipulato col premier, sono molte altre cose: è anche dire difenderemo i pensionati, ma approvare la manovra di Tremonti. E’ mettere in piedi la farsa dei ministeri al Nord proprio mentre esplode la rabbia contro i costi della politica. E’ difendere a spada tratta le province, mentre tutto il Paese ne invoca l’abolizione.

Ormai non si tratta più della furbizia di fare la voce grossa e avere il voto molle, è proprio il segno di una confusione terminale, lo sbandamento fra le richieste dell’elettorato e gli interessi dei gruppi dirigenti che si sono incollati alle poltrone. La solita storia che ormai ha uno sgradevole sapore per tutti anche se viene irrorata di salsa padana. E” scavare il fondo del barile di iniziative e tic e sceneggiate sempre mestamente uguali mentre tutto cambia.

Altro che sfogliare le margherite per cercare di sfuggire al momento della verità: tutto questo serve solo a concimarle, le margherite di Bossi.