Stamattina ho davanti agli occhi due foto, foto di donne. Una ritrae sorridenti la Marcegaglia e la Camusso dopo aver firmato, anzi diciamo così, decretato l’estromissione dei lavoratori dalle decisioni che li riguardano direttamente e aver ridotto il diritto di sciopero. L’altra ritrae altre donne incazzate, le lavoratrici della Mavib di Inzago, licenziate dall’azienda perché “così possono stare a casa a curare i bambini” e difese soltanto a parole sia dai sindacati che dai colleghi uomini.
Mi chiedo dove sia la diversità tanto ipotizzata e acclamata delle donne che avrebbero un modo altro di accostarsi alle decisioni e alle scelte. Forse le tipologie di discorso, le movenze dialettiche saranno diverse, ma la sostanza è la stessa: ai piani altri il potere rimane senza sesso. In quelli bassi dove il medioevo prossimo venturo preme alle porte di una società destrutturata e impaurita, il ritorno indietro si concreta in un’antica e mefitica divisione di ruoli.
E alla fine le donne, quelle che non vivono in qualche area di privilegio, finiscono per subire sia il maschilismo di una società arretrata, sia gli accordi di altre donne. Il potere non ha sesso e riporre eccessive speranze di cambiamento da quote rosa, non si sa bene come formulate o chissà quali rivoluzioni perché in un posto di vertice c’è una donna, ha davvero poco senso.
Il comando, il dominio proprio mentre risponde a un egoismo di fondo è però impersonale, rappresenta la logica di rapporto di una società: quanto più essa è di fatto autoritaria nella sostanza tanto più sarà lontana da caratteristiche personali e di genere. So che è un discorso molto controcorrente, anzi decisamente controcorrente, qualcosa che mette a frazione il senonoraquandismo, ma temo che pensare di cambiare le cose attraverso il genere è una pura illusione.
Per carità questo non toglie nulla alla battaglia contro il maschilismo e a quella per avere uguale trattamento, sia di salario, che di istruzione, che di accesso. Ma a ben vedere questa è una battaglia che riguarda tutti, uomini e donne, in una società così immobile come quella italiana dove il ricambio di classi dirigenti, la mobilità sociale è così scarsa. Dove chi non dispone degli appigli giusti è donna per definizione quali che siano i suoi attributi: meno possibilità, meno soldi, meno opportunità, meno diritti.
Solo con più democrazia, scardinando il senso del potere nelle sua varie forme e dimensioni tutte persone potranno davvero valere per ciò sono. Altrimenti avremo solo segni del comando con vestiti diversi.


RSS - Articoli


Naturalmente ci sono anche ragionamenti da anonimi o anonime. Nemmeno il coraggio del nome.
Ciò che è perverso è il meccanismo mediante il quale vengono attuate scelte di uomini e donne. C’è un modo verticistico nel riempire tasselli importanti per la costruzione del puzzle. Se Bisignani ha aperto una falla nel sistema, il problema è non quale donna scegliere al posto di un uomo e viceversa. Il problema di fondo è ripulire e oleare i meccanismi di una democrazia che si sono inceppati. Mi spiego meglio. In Calabria il grande Albertazzi è stato ingaggiato dal governatore calabrese per preparare un evento culturale, che di cultura ha solo cifre con molti zeri. Al maestro è stato imposto il nome di una massonessa che da Firenze si è fiondata in calabria non certo per il suo spessore culturale ma per appartenenza a logge vestite di grembiule e cappuccio… In questo continuo marasma è chiaro che chiunque arrivi diventa il portavoce di chi lo nomina e di conseguenza non mi pare che di questo passo si possa uscire fuori dal marasma.
Una cosa comunque è certa donne al potere non saranno mai come Berlusconi e non trasformeranno le loro dimore in Harem di uomini nudi ben dotati ,che fanno a gara per soddisfare le esigenze sessuali di chi li adesca. Il motivo è semplice. Per quanto una donna si cucia le stellette sul petto per vestirsi d’autorità, c’è una parte di se stessa per come viene cresciuta che non è possibile trasformare…. Una donna è tale se il lato della sua femminilità rimane tale. Ragion per cui cambiando le regole e offrendo una valida prerogativa a donne che vogliono emergere per bravura e intelligenza,non avremo mai situazioni da bordello come quelle che stiamo vivendo
Ah! E’ colpa di Camusso, Marcegaglia e Carfagna la situazione delle donne in Italia….bè lasciamole a casa e vedrai che la situazione della donna italiana in tre mesetti sarà avanti alla condizione delle donne svedesi….
Ma certo… però chi ha voluto licenziare le donne in quell’azienda, magari con il ricatto nei confronti degli uomini di mandare a casa anche loro? E non è forse la linea di Confindustria, guidata da una donna, che ha permesso questo? E il ministro delle pari opportunità, magari anche quelle del licenziamento non è una donna? Ripeto Nadia, il potere e l’interesse non hanno sesso.
Peccato che questa battaglia di TUTTI è stata abbandonata dagli operai maschi della Mavi che si sono tirati indietro dalla partecipazione allo sciopero proclamata dalle donne, senza capire che oggi le donne, domani chissà un un altra categoria di lavoratori selezionati in base all’età o all’altezza. Più che il focus su due donne di potere (che poi sono sempre quelle due riproposte: Marcegaglia e Camusso, perché non ce ne sono proprio altre in Italia) avrei fatto un pezzo sugli operai crumiri maschi…tanto per far comprendere bene alle donne che in Italia i loro diritti sono molto più sacrificabili dei diritti di altri…e se non ci si batte per garantirseli nessun altro lo farà con noi. E questo la dice lunga sul tipo di rapporto che esiste tra uomini e donne nel nostro Paese….
ottimo Alberto !!