Siamo scesi di due gradini, adesso siamo settimi al mondo come produzione industriale e Confindustria si straccia le vesti. Qualcosa che temo dovrà fare sempre di più in futuro, man mano che saremo fatalmente superati, se tutto continua in questa totale assenza di fatti e di politiche.

Però la cosa singolare è che oggi, alla fine di un trentennio cruciale nel quale siamo rimasti immobili, lasciando che l’acqua stagnasse e s’inquinasse, ci ritroviamo con un dato considerato allarmante, ma che all’inizio del ciclo aveva entusiasmato: ricordate la settima potenza mondiale che diventò la vela del craxismo rampante?

Il cambiamento del mondo attorno a noi e il segno del nostro declinare è testimoniato dalla diversa valenza della stesso posto in classifica: negli anni ’80 era il raggiungimento di una meta, ora è la sensazione del terreno che frana sotto i piedi. Allora era la sicurezza che le generazioni future avrebbero avuto di più, oggi è la certezza che avranno di meno.

E’ come se dal raggiungimento di quel “posto al sole” si sia giocato in difesa, prima sventrando i conti dello Stato, poi resistendo al rinnovamento di una vecchia economia e dei suoi rapporti di forza, poi credendo nelle illusioni di un venditore che prometteva miracoli. Ma il catenaccio attuato contro i cambiamenti ha finito per impoverirci nelle tasche e dentro, ha via via tagliato i diritti, ha straordinariamente aumentato le distanze sociali, ha concentrato la ricchezza, ha pensato di trovare il suo asso nella manica nell’umiliazione del sindacato e delle azioni collettive, nei bassi salari e infine nella precarizzazione. E’ stato l’inganno di classi dirigenti impaurite da una società dinamica e più libera.

Ma non è servito, anzi è stato un veleno che ha fatto sedere tutto l’apparato produttivo del Paese che ha enfatizzato i vizi e gli egoismi da Paese ricco, quando ancora non lo eravamo, che ha sfasciato la scuola e la società civile: ci siamo trovati nel mondo globalizzato con una zattera e un Caronte avido e senz’ altra bussola che i propri interessi.

Così oggi siamo settimi, ma come è diverso lo stesso gradino quando si sale e invece quando si scende.