Le bugie hanno le gambe corte e le ubbie il salvadanaio vuoto. Quando si perde il giusto orgoglio e il senso di dignità, quando la fierezza diventa vuota presunzione e quando tutto questo viene usato come una menzogna, le conseguenze si fanno sentire.

Così mentre si diffonde un culto ambiguo e deformato dell’italianità a tavola e lo si usa come reliquia di cultura, come linea del piave contro lo straniero, si perdono invece le battaglie. Se i cialtroni leghisti dichiarano la guerra ai kebab e i babbei di ogni tipo fanno coro, la realtà è che non facciamo altro che perdere occasioni e farci soffiare sotto il naso le possibilità reali di sfruttare una delle nostre eccellenze. Chi si loda s’imbroda, l’insincerità non paga.

E’ di questi giorni la notizia che in Asia viene venduto un extravergine di oliva imbottigliato in Cina che si chiama Olivoilà, olio venduto in un mercato gigantesco con la promessa di conferire un tocco di italianità. Non c’è nulla di illegale, non si spaccia per olio italiano un prodotto fatto chissà dove, si sfrutta solo uno l’idea di uno stile e di un sapore legato alla nostra cucina.

Quello che gli uomini imbarbariti e senza stile che si sono impadroniti del potere, non hanno saputo fare, assieme ad un imprenditoria intrisa di pigrizia e di mediocrità. Non so come sia Olivoilà e non escludo che possa essere anche meglio di certe miscele vendute da noi come extravergine e che lo sono come la celeberrima Noemi. Del resto è anche vero che chi ha avuto la fortuna di assaggiare la cucina cinese originale, sa che non ha nulla a che fare con quelle delle varie anatre pechinesi sparse per l’Italia.

Infatti non è questo ciò che conta, vale a dire la qualità intrinseca dell’ Olivoilà: è invece il fatto che dietro l’uso strumentale e miserabile delle tradizioni che viene continuamente agitato come una questione di appartenenza, c’è poi  l’incapacità di far fruttare le tradizioni vere e non quelle agitate ad uso elettorale puramente interno.

Altri fanno ciò che avremmo dovuto fare noi se fossimo svegli invece che troppo furbi. Impegnati nella nostra kulturkampf  da bottegai all’angolo, il mondo sfrutta in qualche modo ciò che abbiamo di meglio. Quella certa idea dell’Italia che ormai non riconosciamo più.