Viviamo in tempi deprimenti, ma basta un niente per farci gonfiare il petto. Così all’annuncio che anche la Germania dava il via libera a Draghi alla Bce, si è subito levato una sorta di peana: c’è qualcosa che in Italia raccoglie ancora attenzione e stima.

Ora non c’è dubbio che Draghi sia un ottimo candidato con tutte le carte in regola e che la Banca d’Italia riscuota ancora una certa stima, nonostante Fazio. Non c’è nemmeno dubbio che Berlusconi e Tremonti si siano spesi per togliersi dai piedi un personaggio che avrebbe potuto prendere le redini del governo in un momento di emergenza.

E tuttavia sarebbe bene avere la lucidità di comprendere che  la scelta si è orientata su Draghi proprio per l’ormai sancita marginalità dell’Italia e per la debolezza e ricattabilità del suo governo: in un momento molto turbolento per l’euro e nella prospettiva di una nuova Maastricht, sia la Germania, di gran lunga l’azionista di maggioranza della moneta unica (su ogni euro circolante, 50 cent sono tedeschi) e in seconda istanza la Francia, abbiano ritenuto conveniente non impegnarsi in una gestione in prima persona della Bce, lasciandola a un personaggio di spicco, ma utile soprattutto a fare da paravento nei confronti della sofferente Europa mediterranea e insulare.

Non è probabilmente un caso che il via libera della Merkel sia arrivato dopo le recentissime turbolenze in Grecia dove si è anche ipotizzata un uscita del Paese dalla moneta comune. La presidenza di Draghi, uomo che proviene da un Paese anch’esso sull’orlo del baratro,  è infatti funzionale a nascondere la realtà: che la vera sovranità non sta più nei singoli governi ma nella Bce e nel sistema bancario che possono imporre qualsiasi sacrificio a intere nazioni. E stravolgerne gli equilibri, la politica, gli equilibri, le vite concrete di molti milioni di persone.

Del resto la stessa Germania è ridotta a valvassore del sistema finanziario che attraverso quelle centrali di ricatto e sequestro  che sono le agenzie di rating, è il vero dominus di ogni cosa.

Quindi più che gonfiare il petto dovremmo battercelo per aver permesso che il Paese sia divenuto preda dell’illegalità e si sia lasciato andare ai suoi bassi istinti. Tanto da essere ingaggiati come picciotti per esigere il pizzo.