Si moltiplicano in questi giorni le mappe di un Pdl in piena fase centrifuga: le elezioni hanno messo in luce tutte le contrapposizioni, le divisioni, gli odi che attraversano questi uomini e queste donne che parlano d’amore e coltivano invece dentro nel loro intimo un rancore sordo e profondo.

Insomma se dovesse venir meno Berlusconi e il suo foraggio liquido e mediatico, la destra diventerebbe una Sarajevo attraversata da bande di ex, di ex socialisti, di ex liberali, di ex colonnelli, di ex responsabili, di ex favorite. E se solo l’opposizione sapesse trovare modo di parlare davvero al Paese e di creare un’alternativa credibile, diventerebbero tutti insieme un ex incubo.

Ma non c’è da rallegrarsi troppo, anzi le profonde divisioni personali e di potere che attraversano questo corpo solcato dalla stessa propria nullità e vergogna, dimostrano che questa compagine è tenuta insieme non da considerazioni e aspirazioni politiche, ma da una rete di interessi che li fa votare all’unisono ogni qual volta ne vada della loro poltrona, delle loro posizioni di rendita, dei loro feudi.

Se forse non c’è un Pdl e anzi se non c’è mai stato, è proprio la sua inesistenza a mettere in pericolo le istituzioni, creando di fatto una specie di stato feudale governato da un autocrate, che si sovrappone a quello reale. Il problema però non è quello delle macerie che investiranno questa corte dei miracoli, ma le macerie di un Paese privato da costoro di dignità e di realtà proprio allo scopo di poter presentare personaggi e politiche impresentabili. Le macerie di salari e pensioni di pura sopravvivenza. Le macerie di una convivenza civile soffocata dall’egoismo e dalla guerra tra poveri che è una delle armi più potenti del potere. Le macerie di un’elaborazione politica totalmente assente ad ampio spettro e confortata dall’abulia di una notevole parte di italiani.

Peccato davvero che anche tra chi si oppone a tutto questo ci sia chi considera la pubblica infelicità evidente come un aspetto della modernità. La striscia velenosa che erediteremo a lungo dal berlusconismo.