Il cardinale Bagnasco, deus ex machina della Cei, da giorni predica un’impegno dell’Europa nella questione dei migranti. Che il continente aiuti l’Italia e l’Africa, invoca con piglio manageriale.

Chissà come mai non abbiamo sentito tanta trepidazione quanto il tiranno di Tripoli torturava i migranti ai suoi confini, anzi dalla Cei non abbiamo sentito proprio nulla. E chissà come mai gli innumerevoli alberghi della Chiesa, considerati edifici di culto ai fini fiscali, non hanno aperto le porte per l’accoglienza allo tsunami umano che il governo ha enfatizzato, gonfiato, drammatizzato per trarne vantaggio, salvo scoprire di non essere in grado di porre rimedio a un’onda un po’ più alta delle altre.

Ancora una volta la predica è pelosa e viene in soccorso al governo incapace, “contestualizza” il fallimento di una classe dirigente corrotta e inetta. Tanto è vero che invita gli altri Paesi a rivedere la politica dei respingimenti, dimenticando che la nostra è stata attuata servendoci dei dittatori del nord Africa, dei buoni rapporti, dei baciamani, degli affari personali e dell’assoluta indifferenza nei confronti di migliaia di africani. E paradossalmente dicendo agli altri di non fare quello che vorremmo fare noi se avessimo un minimo di organizzazione e ciò che egli stesso suggerisce: “bisogna distinguere e individuare il vero bisogno, le vere situazioni, che richiedono, con giustizia e con amore, delle risposte adeguate”. Giustizia, amore e ipocrisia, la grande assente dalle prediche di Bagnasco.

Un colpo al cerchio e un colpo alla botte. Ma fino a un mese e mezzo fa il problema dei migranti non era affatto una questione europea, andava bene che fosse una politica tutta italiana, con tutte le sue ombre, le sue opacità i suoi campi di prigionia che non turbavano minimamente i vescovi italiani. Ora invece Bagnasco scopre che l’Europa è in debito con l’Africa e dunque occorre che tutto il continente sia dia da fare. Come se l’Italia che ha promesso aiuti e non li ha mai dati, non fosse il Paese più in debito. E come se una parte di quegli aiuti mai dati  non siano serviti anche ad alimentare le casse della Chiesa vorace di sconti fiscali, di prebende, di aiuti alle sue scuole, di otto per mille. Tutte cose che pesano sulle disastrate finanze pubbliche e inducono a un risparmio feroce su ogni cosa e in prima fila sull’umanità.

Viene da ridere. Alla fine si tratta di qualche migliaio di migranti, finora diecimila, la metà di quanti ne siano arrivati dalla Bosnia a suo tempo senza che se ne sia saputo praticamente nulla. Certo sono un problema drammatico per Lampedusa, ma di certo non per il Paese, tanto più che la stragrande maggioranza non ha la minima intenzione di fermarsi da noi. Ma Bagnasco si concede il lusso di credere alla narrazione governativa se questo serve a salvare qualche embrione e soprattutto molti favori.

Però prendiamolo in parola,  facciamone una questione europea. Purché diventi una questione europea anche il concordato. Dopotutto sarebbe in bell’aiuto dell’Europa all’Italia. E chissà, magari , indirettamente anche all’ Africa.