
Un piccolo paese di 11 mila abitanti e appena 48 iscritti al Pd. Le primarie per scegliere il candidato sindaco del Pd non solo sarebbero previste, ma parrebbe quasi ridicolo farle. Invece a causa delle tensioni interne sono state organizzate e il partito è riuscito a perderle.
Non si capisce più se sia un fatto politico o un racconto di Gogol (che non è Google, a destra c’è un po’ di confusione su questo) tanto più che il Paese è Rottofreno, vicino Piacenza, regno di Bersani. Non solo, ma addirittura a favore del candidato ufficiale era sceso in campo anche l’alleato Idv. Invece niente: l’assessore piacentino Daniel Negri ha preso solo il 41%, mentre la rivale Simona Bellan è arrivata al 59. Su 665 voti totali.
Ora si ha un bel dire che la vincitrice è anch’essa iscritta al Pd, ma di fatto è espressione di PolisLab, una specie di laboratorio del civismo politico talvolta trasversale e non esente da civetterie stracittadine con la destra. Tuttavia in questo caso è stata aiutata dall’apporto di Sel e di altre formazioni della sinistra radicale.
Naturalmente dopo le polemiche di rito in salsa napoletana, è interessante uscire dal racconto umoristico e chiedersi se da questo micro esperimento dove i fattori in campo sono meno complessi che nelle grandi città, non si possano trarre alcune evidenze, non confutabili con le chiacchiere politichesi.
La prima è che i vertici del partito sembrano lontani dalla base elettorale anche in una realtà così piccola che si riesce a fare il porta a porta anche non volendo. E questo dovrebbe destare maggiore allarme che per la Puglia, Milano e Napoli. La seconda è che la comunicazione del Pd non riesce a sfondare: a Rottofreno il partito ha fatto stampare migliaia di volantini e di brochure a sostegno del suo candidato, la macchina organizzativa ha funzionato e tuttavia non è servita a vincere. Forse perché non c’era nulla di appassionante da dire, nulla che attirasse l’attenzione, nulla che non fosse rituale invece che serio.
Nemmeno si può dire che sia stato il web a decidere la partita: i siti del Pd e anche del PolisLab sono vivaci come il cimitero di Zurigo ad agosto. Sì, la vincitrice è presente su Facebook, ma con solo 66 amici che sono davvero il minimo sindacale per un social network.
Partito ed elettorato di riferimento sembrano invece due entità separate da un burrone, due corpi estranei con sogni, esigenze e parole diverse, senza che nessuno si dia la pena di ricomporre la frattura. Nemmeno si può dire che il candidato di partito sconfitto fosse rappresentante troppo ligio alla segreteria: è infatti francheschiniano, simpatizza per la Serracchiani e ha opportune liason col mondo cattolico.
Ma forse è proprio questo il guaio: troppi riferimenti esterni, troppe cautele, poca politica vera di quella che non parla con lingua biforcuta e molto corridoio. Così il Pd non è stato né in grado di essere abbastanza bocciofila, né sufficientemente liquido. Solo squagliato.


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Si infatti le ho prese dal tuo sito
Ciao,
sono uno dei due contendenti alle primarie. Ho letto il tuo articolo, avendo vissuto la situazione in prima persona devo dire che in queste primarie hanno contato molto di più che la proposta politica, molti strascichi interni (contrapposizione tra giunta uscente di centrosinistra e partiti del centrosinistra) che durano da molti anni…dinamiche strettamente paesane. Inizialmente vedendo alcune informazioni su di me (franceschini, ecc, ) mi sono stupito, poi immagino tu le abbia prese dal mio sito…un saluto, daniel
certo che più disgregati di così, gli italiani non potevano finire; paiono cavie impazzite che corrono di qua e di là alla cieca, privi del senso di orientamento edi volontà
Il linguaggio dei partiti è arabo per l’elettorato. La passione per le idee come il caro estinto, e tutto viene fatto per puro calcolo politico. Potrei parlare di quello che sta avvenendo a Crotone con i candidati a sindaco.La destra ha schierato la senatrice Dorina Bianchi eletta al senato con i voti del centro sinistra. Il centro sinistra ha ripresentato il sindaco uscente non sostenendo le primarie ma con un sondaggio che lo poneva al quarto posto come primo cittadino più amato dagli italiani. Le liste che lo sostengono sono quelle del SEl finito in mano ad un ex presidente di provincia simile a Gheddafi per popolarità e democraticità. Inoltre ciliegina sulla torta, un esponente politico, vero deus ex machina della situazione, condannato in via definitiva per concussione. Ha presentato come candidata alla poltrona a sindaco una signora della tv locale, simile a Cito di antenna tv di Taranto. Se questi sono i presupposti dove i partiti sanno schierare solo mummie del Similaun è inutile poi accusare la gente di non saper votare. Crotone è terra di n’drangheta con una massoneria la cui incidenza sul territorio è molto elevata. Sono questi i cambiamenti? La solita aria fritta. Se le cose stanno così nemmeno tra cent’anni cambierà qualcosa. I favoritismi, gli intrallazzi, il clientelismo continueranno a essere il programma elettorale di qualsiasi partito. Non gridiamo pertanto al lupo al lupo quando appare sulla montagna. Alcuni meccanismi sono molto più temibili del lupo stesso.Intanto ancora una volta molta gente non viene messa nelle condizioni di votare. Non serve dire andiamo a sinistra per combattere Berlusconi. C’è bisogno di molto,molto di più. Stare tra la gente e battersi come un leone, per i loro fondamentali diritti.E invece…..