Si chiama l’Italia Futura e, messi come siamo, può accendere speranze. Ma forse dovrebbe chiamarsi  l’Italia Di Sempre e sarebbe  più vero. Però di verità non ne possiamo pretendere, una consistente parte del Paese ci ha già spontaneamente rinunciato e dunque le “tentazioni” politiche di Montezemolo, imperniate sulla sua fondazione, possono assumere la lusinga del futuro senza alcun impegno concreto.

Imprenditore contro imprenditore, chiodo scaccia chiodo. E se di Berlusconi si diceva che non avrebbe rubato perché era già ricco di suo, di Montezemolo si potrà dire che non cerca poltrone essendo già proprietario della Frau. Dal vanaglorioso Silvio, allo sportman cresciuto alla corte dell’avvocato Agnelli e che ora rimprovera al tycoon di Arcore mancanza di stile.

Peccato che in tutto questo possibile alternarsi aziendalistico, manchi la politica. E che il protégé di casa Fiat, divenuta nel frattempo americana, lamenti la mancanza della rivoluzione liberale, promessa da circa due decenni e ormai muffita e contestata dal voto in tutta Europa, dalla Germania, alla Francia, alla Gran Bretagna dove l’idillio con Cameron si è già trasformato in inquieto divorzio.

E’ la vendita di un illusione scaduta, come avviene nei peggiori supermercati, un’operazione scritta e consigliata nel manuale del gattopardo.  Qualcosa che ancora una volta si fonda sull’immagine, sulla palude degli interessi e non su terreni più stabili e dignitosi, sull’idea di un reale cambiamento.

Certo nella situazione di assoluto degrado in cui siamo non è difficile indignarsi e proporre correttivi, tamponare la corruzione e la confusione. Se non fosse che esse hanno creato la politica che subiamo e non viceversa: Berlusconi e la sua banda hanno soltanto levato i legacci ai molti vizi italiani, li hanno coccolati, sdoganati e resi disponibili al voto.

Ma non chiediamo troppo al mio concittadino Luca Cordero come lui non chiede troppo alle idee. Montezemolo è essenzialmente un uomo di rappresentanza: cognome storico,  charme, stile , parlantina e  bella presenza, tutte doti che ne hanno fatto il pupillo di Agnelli e il prezzemolo in infiniti consigli di amministrazione. Se la Minetti pretende il ministero degli Esteri, perché lui non dovrebbe aspirare al premierato?