La xenofobia è cialtrona e la cialtroneria viene in soccorso alla xenofobia. Come sempre nei disastri umani, i vizi si legano inestricabilmente, si fomentano, vengono buoni l’uno altro: è’ l’effetto valanga, il disequilibrio che alimenta se stesso.

Così l’impreparazione di Maroni, la povertà intellettuale di un governo che non sa come fare fronte ai barconi di immigrati, che non ha preparato nulla in vista di una ” invasione” che era nelle cose dopo le rivolte in nordafrica e che del resto egli stesso paventava al solo scopo di rimpiangere Gheddafi e di giustificare i baciamani, non è che un riflesso della xenofobia di fondo dell’attuale classe dirigente.

E’ il risultato della noncuranza  nei confronti di altri uomini, considerati, ben che vada, come pedine di un interesse astratto e peloso finché rimangono oltre il mare. Ma quando battono alla porta chi se ne importa se rischiano e se soffrono, se vengono messi in lager dai nomi burocratici. Anzi meglio perché così ne vengono di meno. In questo modo l’incapacità organizzativa dà una mano volonterosa mano a questo cieco disegno, crea l’ennesima emergenza e aumenta il favore elettorale proprio di chi ha combinato il disastro.

Cieco perché nasconde una cialtroneria e una bugia di fondo: la nostra demografia, il nostro essere il paese più vecchio e più immobile dovrebbe considerare, conti alla mano, l’arrivo dei migranti, non come un assalto, ma come un soccorso. Si, vengono in soccorso di un Paese devastato da un egoismo sterile anche dal punto di vista della natalità, da asili nido e strutture che permettano alle madri di lavorare che non ci sono, dai bassi salari, dalla precarietà, dall’incertezza del futuro. Dal meraviglioso liberismo che fa salire le borse ad ogni guerra e a ogni licenziamento, ma concede un panino per applaudire. In soccorso di un Paese che ha troppi anziani, troppa evasione, troppo lavoro nero  per poter pagare le pensioni, senza una massiccia immissione di giovani.

Ma noi non sappiamo affatto governare l’immigrazione, nemmeno ci proviamo perché la ragione costa troppa fatica e siamo come lucertole metà al sole e metà all’ombra della storia.

La gente con due g, non ha la minima voglia di andare oltre la pancia, né alcuna volontà di capire, né l’occasione di farlo, visto il sistema mediatico che ci ritroviamo. Parla di casa nostra con quella voluttuosa idiozia assertiva che rende gli autoctoni, una colonia di ciò che furono. Si gli autoctoni sanno ormai solo avere paura, paura di uomini e donne giovani, spesso intraprendenti che rischiano di fare piazza pulita delle pigrizie e le furbizie su cui  qualcuno pensa ancora di campare, anche perché stimolato ogni giorno dai furbi di governo. Che anche loro vogliono campare, bene e a lungo.

Così è impossibile sapere se Maroni sia più xenofobo o incapace, quanta parte della disorganizzazione sia voluta o connaturata al personaggio e all’intero governo. Del resto importa poco scoprirlo: tutto è fatto per un consenso che alla fine è solo un senso.